mercoledì 4 febbraio 2026
Milano vicina all'Europa
Milano vicina all’Europa
L’Italia non è certo protagonista
Il rapporto 'L’Europa dei grandi eventi associativi e corporate 2025', realizzato dal centro studi di Fondazione Fiera Milano e Aseri-Alta scuola di economia e relazioni internazionali dell’Università Cattolica, certifica che, dopo la pandemia Covid 19, Milano è terza tra le principali città congressuali europee e prima per nel segmento economics, management e science. Sembra la conferma della fotografia fatta da Lucio Dalla in ‘Milano’: ‘Milano vicino all'Europa, Milano che banche, che cambi…’. Ma di quale Europa stiamo parlando? Dopo la seconda Guerra Mondiale il multilateralismo, garantito dagli americani con l’apertura dei mercati, ha permesso ai paesi europei e all’Europa settant’anni di prosperità. Finanza, ricerca, impresa europee: queste oggi non sono le caratteristiche peculiari di un mercato protagonista della globalizzazione bensì la posta in palio nella partita a scacchi tra gli imperi di USA e Cina, con la Russia che non accetta di essere il vassallo di quest’ultima. Lo scorso 20 gennaio 2026, al World Economic Forum a Davos, il Primo Ministro canadese Mark Carney ha dato una chiara indicazione esortando le potenze minori a unirsi contro la legge del più forte ‘Se non siamo al tavolo, siamo nel menu’. Un altro uomo che ha assunto cariche politiche dopo quelle economico-finanziarie, Mario Draghi, ha contestualizzato storicamente il processo internazionale in corso e si è rivolto ancora all’Europa, ai suoi Stati e all'attuale leadership.
Mario Draghi ha parlato lo scorso fine settimana all’Università di Lovanio, nelle Fiandre, in Belgio, ricevendo la laurea honoris causa. Draghi ha sottolineato che «un’Europa incapace di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori». Questo perché ‘gli USA cercano il dominio e la frammentazione dell’UE’ ‘impongono dazi all’Europa, minacciano i nostri interessi territoriali e chiariscono, per la prima volta, di considerare la frammentazione politica europea funzionale ai propri interessi’ mentre ‘la Cina sostiene il suo modello di crescita esportando i suoi costi sugli altri’. In questo quadro internazionale l’Europa ha davanti a sé ‘un futuro in cui rischia di diventare, al tempo stesso, subordinata, divisa e deindustrializzata’. A fronte di questo futuro distopico Draghi ha ricordato che ‘ L’integrazione europea si costruisce in modo diverso: non sulla forza, ma sulla volontà comune. Non sulla sottomissione, ma sul beneficio condiviso’. ‘Il futuro dell’Europa si costruisce agendo insieme’ come è stato per la moneta unica che è diventata una protagonista internazionale, così è per la transizione ecologica e per la politica dello spazio digitale e di quello universale. Così in questi giorni ‘Si consideri la Groenlandia . La decisione di resistere anziché accomodare ha richiesto all’Europa di compiere una vera valutazione strategica: mappare le nostre leve, individuare i nostri strumenti e riflettere sulle conseguenze dell’escalation. La volontà di agire ha imposto chiarezza sulla capacità di agire.’. Un protagonismo europeo che, dopo vent’anni, ha visto l’approvazione, provvisoria in attesa di conferma costituzionale, dell'accordo di libero scambio tra l'Unione Europea e il Mercosur: Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay, una mercato di 750 milioni di persone. Con tutte le contraddizioni qualitative e quantitative della filiera agroalimentare, che occorre armonizzare, conferma la capacità e l’efficacia internazionale del protagonismo unitario europeo. Altrettanto tempestivo e di enorme peso politico l’accordo UE-India firmato, anch’esso dopo venti anni, martedì 27 gennaio a New Delhi: una free trade zone che interesserà 2 miliardi di persone. Un accordo strategico per entrambi, anche questo con molte contraddizioni da armonizzare per ciò che riguarda la sostenibilità ambientale e le tutele del lavoro in relazione alla competitività equivalente.
Una globalizzazione senza governance politica è inesistente, è un vuoto che gli interessi imperiali definiscono con un nuovo ordine. Se l’Europa e la rete multilaterale internazionale vogliono essere al tavolo per definire un nuovo ordine mondiale condiviso, non come portata ma come commensali, occorre che si definisca come soggetto politico. Per Mario Draghi l’unica via per UE è un federalismo pragmatico. Gli Stati europei che lo vogliono possono condividere un'ulteriore integrazione, come ha indicato ancora Romano Prodi. I Volenterosi sono l’esempio. Una politica industriale comune, una politica della difesa comune, un comune protagonismo multilaterale.
Su una scala diversa Milano vive una condizione simile a quella dell’Europa: senza una definizione politico-istituzionale definita il suo protagonismo si rivela come supporto inerte nel Risiko finanziario internazionale, bolle speculative comprese. Per essere protagonista nella rete internazionale delle metropoli non è più rinviabile il compimento della Città Metropolitana con i poteri adeguati ed una rappresentanza istituzionale e di governo democraticamente eletta. Milano vicina all’Europa.
Fiorello Cortiana
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