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mercoledì 18 febbraio 2026

Milano-Cortina 2026 Spigolature e Riflessi

Mentre le azioni di guerra nel mondo non vedono alcuna tregua olimpica è significativo vedere come lo squilibrio internazionale si riflette dentro il mondo degli atleti olimpici che, con tenacia e tanti sacrifici, si sono preparati quattro anni per gareggiare a Milano-Cortina 2026. Sono loro che fanno le Olimpiadi. Il CIO-Comitato Olimpico Internazionale ha precisato che ‘non fa politica’. Ma è la politica che non gli consente una ipocrita zona franca. Accadde a Città del Messico nel 1968 quando, durante la premiazione, gli atleti afroamericani Tommie Smith, oro e John Carlos, bronzo, alzarono un pugno chiuso guantato di nero mentre suonava l’inno statunitense, abbassando la testa in segno di protesta. – Più prosaicamente, alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026, ha iniziato il direttore di RAI Sport Paolo Petrecca che, con protervia presenzialista, ha sostituito i telecronisti. Non ha identificato i pluri medagliati olimpici e mondiali delle nazionali di pallavolo: Anna Danesi, la capitana, che passa la fiamma olimpica al capitano Simone Giannelli, con le compagne e i compagni di squadra Paola Egonu, l’unica riconosciuta e citata, Carlotta Cambi, Luca Porro e Simone Anzani. Anna Danesi ha risposto con spirito olimpico: “Non mi interessa che non mi abbia riconosciuta, io ho portato la torcia, la figuraccia è stata sua.”. L’Esigerai ha proclamato un’astensione della firma dei giornalisti RAI e al termine di ogni edizione dalla durata di almeno 5 minuti è stato letto, e pubblicato sui siti, un comunicato sindacale in cui si spiegano le ragioni della protesta. –Il sito ufficiale del Comitato propone magliette che celebrano le passate edizioni dei Giochi. Anche quelli delle Olimpiadi naziste di Berlino. Ma ha squalificato lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych dopo che il suo casco, decorato con immagini di atlete e atleti uccisi dall’invasione russa dell’Ucraina, è stato giudicato contrario alle regole di neutralità politica. Il 27enne, in conferenza stampa, ha dichiarato “Non ho infranto alcuna regola, dovrei essere in gara e non qui” “È il prezzo della nostra dignità”. In serata, terminata la discesa, la staffetta ucraina dello slittino si è messa in ginocchio e con i caschi bianchi al cielo. In conferenza stampa, è stato chiesto allo sciatore Hunter Hess come fosse rappresentare gli Stati Uniti alle Olimpiadi, dopo i raid dell’ICE in Minnesota. Hess ha affermato che rappresentare gli Stati Uniti alle Olimpiadi invernali del 2026 ha suscitato “emozioni contrastanti” e che è stato “un po’ difficile”. “Ovviamente stanno succedendo molte cose di cui non sono un grande fan, e credo che molte persone non lo siano”, “Penso che per me sia più importante rappresentare i miei amici e la mia famiglia a casa, le persone che li hanno rappresentati prima di me, tutte le cose che credo siano positive negli Stati Uniti… Solo perché indosso la bandiera non significa che rappresenti tutto ciò che sta accadendo negli Stati Uniti”. Il presidente Trump ha definito Hess “un vero perdente”, Hess ha risposto a Trump: “La bellezza dell’America è la libertà di parlare delle cose che non vanno”. Un giornalista ha chiesto alla due volte medaglia d’oro Chloe Kim e ad altri tre snowboarder americani se volessero rispondere a Trump e come si sentano a rappresentare il Team USA nell’attuale clima politico. Tutti hanno risposto dicendosi orgogliosi di rappresentare gli Stati Uniti, ma tre hanno fatto riferimento alle tensioni in patria causate dai raid dell’ICE e da altre crisi politiche. Kimi, venticinquenne figlia di emigrati dalla Corea del Sud, ha detto che la domanda “tocca molto da vicino casa” e ha aggiunto “In momenti come questi, penso che sia davvero importante per noi unirci e sostenerci a vicenda per tutto quello che sta succedendo” “Sono davvero orgogliosa di rappresentare gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno dato a me e alla mia famiglia tantissime opportunità, ma credo anche che ci sia permesso esprimere le nostre opinioni su ciò che sta accadendo. Credo che dovremmo essere guidati da amore e compassione e mi piacerebbe vederne di più.”. Chris Lillis, freestyler, oro a Pechino nel 2022, ha risposto “Non vorrei mai rappresentare nessun altro paese ai Giochi.” ma ha “il cuore spezzato” “Molte volte gli atleti sono riluttanti a parlare di opinioni politiche, ma mi sento distrutto da ciò che accade negli Usa. Se state parlando dell’ICE, penso che, come Paese, dovremmo concentrarci sul rispetto dei diritti di tutti e assicurarci di trattare i nostri cittadini bene come chiunque altro, con amore e rispetto. Spero che quando la gente guarda gli atleti gareggiare alle Olimpiadi, capisca che questa è l’America che stiamo cercando di rappresentare”. Sono29 gli atleti dello stato del Midwest che partecipano alle gare olimpiche di Milano-Cortina. Molti di loro hanno espresso solidarietà con chi protesta contro i soprusi degli agenti federali. Il mondo ha sentito i fischi di JD Vance alle Olimpiadi, tutti, tranne che per gli spettatori negli Stati Uniti. Milano l’ha fatto notare due volte: prima a San Siro, poi all’Hockey Arena, dove ai fischi si sono aggiunti i “buu” durante la partita tra la nazionale femminile statunitense e quella finlandese. Un tifoso americano ha esposto un cartellone dalle tribune delle gare di pattinaggio, con i colori della bandiera statunitense: ‘Chiediamo scusa al mondo per il nostro comportamento risolveremo’. La politica c’entra, eccome, così come gli affari, Sofia Goggia, l’ultima tedofora di Cortina ha notato che «In Coppa del Mondo c’è molto più pathos, qui i biglietti costano molto di più, quindi c’è quasi un disincentivo a venire», se poi ci aggiungiamo i costi ambientali…-Il protagonismo arrogante dei dirigenti non riguarda solo la RAI. L’azzurra Stefania Constantini è corsa a festeggiare il bronzo del doppio misto di curling con l’amica esclusa dalla Nazionale. Inutili le petizioni online e il ricorso al Tar, al suo posto nella squadra femminile c’è la figlia del direttore tecnico Mariani. Ci sono altresì momenti che diventano simbolici dello spirito olimpico: le argento parimerito Hector, oro olimpico nel 2022, e Stjernesund, si sono inginocchiate davanti a Federica Brignone all’arrivo del super G. “Ho capito di aver vinto proprio guardando l’inchino e sentendo le urla”, ha detto Federica Brignone, esempio appropriato di resilienza. Ci sono, infine, altre spigolature che sono significative per il messaggio di liberalità gioiosa che comunicano ad atleti e spettatori di ogni parte del mondo, di ogni cultura e religione. Se l’azzurra Dorothea Wierer, dopo l’individuale di biathlon, ha detto “Purtroppo per noi donne una volta al mese è così, bisogna soffrire e basta. Però so che i prossimi giorni starò meglio. Spero che sarà positiva per le gare successive”. Sophie Kirby, campionessa statunitense dello slittino, in occasione di San Valentino ha lanciato un “casting” sui social media per trovare un partner, dichiarando apertamente di essere single. Alla faccia dei MAGA nei giorni successivi ha postato foto che sembrano confermare il successo della selezione. Commentando” Mi ha portata in una spa e poi siamo andati in un ristorante stellato Michelin. Al terzo piatto ho mangiato la pasta più buona che abbia mai assaggiato in vita mia. Ci penserò per anni a quella pasta. Nel complesso, ho passato un San Valentino davvero divertente”. Vero meno che sia, è un messaggio molto simpatico. Sembra spiegare, oltre ad essere gadget anche venduti online, perché in tre giorni sono finite le scorte gratuite di preservativi a disposizione degli atleti al villaggio olimpico di Cortina. Mentre il Governo Italiano aggira la Costituzione per essere presente nel Board of Peace, la struttura d’affari immobiliare che Trump ha ideato in sostituzione dell’ONU, chissà se Trump, dopo aver dichiarato che Hunter Hess non rappresenta gli Stati Uniti, invitandolo a lasciare la squadra, non stia pensando a dare vita a una sua olimpiade? Ah saperlo… Fiorello Cortiana

mercoledì 11 febbraio 2026

Foibe: mai dimenticare

Mai dimenticare il delirio crudele degli integralismi.

mercoledì 4 febbraio 2026

Milano vicina all'Europa

Milano vicina all’Europa L’Italia non è certo protagonista
Il rapporto 'L’Europa dei grandi eventi associativi e corporate 2025', realizzato dal centro studi di Fondazione Fiera Milano e Aseri-Alta scuola di economia e relazioni internazionali dell’Università Cattolica, certifica che, dopo la pandemia Covid 19, Milano è terza tra le principali città congressuali europee e prima per nel segmento economics, management e science. Sembra la conferma della fotografia fatta da Lucio Dalla in ‘Milano’: ‘Milano vicino all'Europa, Milano che banche, che cambi…’. Ma di quale Europa stiamo parlando? Dopo la seconda Guerra Mondiale il multilateralismo, garantito dagli americani con l’apertura dei mercati, ha permesso ai paesi europei e all’Europa settant’anni di prosperità. Finanza, ricerca, impresa europee: queste oggi non sono le caratteristiche peculiari di un mercato protagonista della globalizzazione bensì la posta in palio nella partita a scacchi tra gli imperi di USA e Cina, con la Russia che non accetta di essere il vassallo di quest’ultima. Lo scorso 20 gennaio 2026, al World Economic Forum a Davos, il Primo Ministro canadese Mark Carney ha dato una chiara indicazione esortando le potenze minori a unirsi contro la legge del più forte ‘Se non siamo al tavolo, siamo nel menu’. Un altro uomo che ha assunto cariche politiche dopo quelle economico-finanziarie, Mario Draghi, ha contestualizzato storicamente il processo internazionale in corso e si è rivolto ancora all’Europa, ai suoi Stati e all'attuale leadership. Mario Draghi ha parlato lo scorso fine settimana all’Università di Lovanio, nelle Fiandre, in Belgio, ricevendo la laurea honoris causa. Draghi ha sottolineato che «un’Europa incapace di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori». Questo perché ‘gli USA cercano il dominio e la frammentazione dell’UE’ ‘impongono dazi all’Europa, minacciano i nostri interessi territoriali e chiariscono, per la prima volta, di considerare la frammentazione politica europea funzionale ai propri interessi’ mentre ‘la Cina sostiene il suo modello di crescita esportando i suoi costi sugli altri’. In questo quadro internazionale l’Europa ha davanti a sé ‘un futuro in cui rischia di diventare, al tempo stesso, subordinata, divisa e deindustrializzata’. A fronte di questo futuro distopico Draghi ha ricordato che ‘ L’integrazione europea si costruisce in modo diverso: non sulla forza, ma sulla volontà comune. Non sulla sottomissione, ma sul beneficio condiviso’. ‘Il futuro dell’Europa si costruisce agendo insieme’ come è stato per la moneta unica che è diventata una protagonista internazionale, così è per la transizione ecologica e per la politica dello spazio digitale e di quello universale. Così in questi giorni ‘Si consideri la Groenlandia . La decisione di resistere anziché accomodare ha richiesto all’Europa di compiere una vera valutazione strategica: mappare le nostre leve, individuare i nostri strumenti e riflettere sulle conseguenze dell’escalation. La volontà di agire ha imposto chiarezza sulla capacità di agire.’. Un protagonismo europeo che, dopo vent’anni, ha visto l’approvazione, provvisoria in attesa di conferma costituzionale, dell'accordo di libero scambio tra l'Unione Europea e il Mercosur: Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay, una mercato di 750 milioni di persone. Con tutte le contraddizioni qualitative e quantitative della filiera agroalimentare, che occorre armonizzare, conferma la capacità e l’efficacia internazionale del protagonismo unitario europeo. Altrettanto tempestivo e di enorme peso politico l’accordo UE-India firmato, anch’esso dopo venti anni, martedì 27 gennaio a New Delhi: una free trade zone che interesserà 2 miliardi di persone. Un accordo strategico per entrambi, anche questo con molte contraddizioni da armonizzare per ciò che riguarda la sostenibilità ambientale e le tutele del lavoro in relazione alla competitività equivalente. Una globalizzazione senza governance politica è inesistente, è un vuoto che gli interessi imperiali definiscono con un nuovo ordine. Se l’Europa e la rete multilaterale internazionale vogliono essere al tavolo per definire un nuovo ordine mondiale condiviso, non come portata ma come commensali, occorre che si definisca come soggetto politico. Per Mario Draghi l’unica via per UE è un federalismo pragmatico. Gli Stati europei che lo vogliono possono condividere un'ulteriore integrazione, come ha indicato ancora Romano Prodi. I Volenterosi sono l’esempio. Una politica industriale comune, una politica della difesa comune, un comune protagonismo multilaterale. Su una scala diversa Milano vive una condizione simile a quella dell’Europa: senza una definizione politico-istituzionale definita il suo protagonismo si rivela come supporto inerte nel Risiko finanziario internazionale, bolle speculative comprese. Per essere protagonista nella rete internazionale delle metropoli non è più rinviabile il compimento della Città Metropolitana con i poteri adeguati ed una rappresentanza istituzionale e di governo democraticamente eletta. Milano vicina all’Europa. Fiorello Cortiana