ciao, welcome :-)

in questo blog metto un po di tutto se cerchi qualcosa che non trovi chiedimelo

mercoledì 16 settembre 2026

Lettera aperta a Mario Calabresi

Arcipelagomilano
LETTERA APERTA A MARIO CALABRESI Rompere gli schemi della vecchia politica Caro Mario, la disponibilità che hai recentemente manifestato verso Milano è stata accolta, da parte del Partito Democratico e dei suoi vertici, con una freddezza infastidita che non può lasciare indifferenti. Hai scombinato la sceneggiatura che, a un certo punto, prevede, primarie o no, “fuori i secondi, spazio al candidato designato a prescindere”. Questo atteggiamento rappresenta il riflesso omeostatico di una nomenclatura abituata a preservare sé stessa e le proprie logiche di spartizione consociativa. Quando una figura esterna, autorevole e indipendente offre il proprio contributo, il sistema partitico si arrocca per difendere gli equilibri interni e i propri confini. Questo modo di intendere e fare politica spiega il distacco e il senso di alterità che tantissimi cittadini provano oggi verso le istituzioni e la politica pubblica. Un vuoto di fiducia strutturale che le persone finiscono per riversare sui populisti di turno, percepiti come l’unica forza di rottura contro un sistema chiuso. Milano rischia di smarrire la sua anima più profonda: quella di essere un motore di emancipazione sociale, culturale e politica per chiunque abbia volontà, merito e idee. Serve un cambio di paradigma radicale per non rassegnarsi a questa palude consociativa, integrando finalmente la pianificazione digitale ed ecologica in una visione paesaggistica e umanistica del territorio. Tenuto conto di questo scenario, la tua disponibilità deve trasformarsi in un’azione più ampia: farti promotore e costruttore degli Stati Generali per Milano Metropoli Europea. La promozione di questo percorso è utile in ogni caso, comunque finisca. Se si tradurrà in una candidatura e in un nuovo assetto di governo, con una visione pronta a guidare la città; altrimenti la proposta avrà lasciato un patrimonio culturale, civile e programmatico ineludibile per il futuro. Questo percorso deve basarsi sul confronto e l’ascolto diretto di tutti gli interlocutori del territorio: Le forze del lavoro: il mondo delle imprese e i sindacati. Le realtà sociali: l’associazionismo, i comitati di quartiere e il terzo settore, all’interno della città capitale del volontariato. Un Sito online dove i milanesi (del capoluogo e metropolitani) registrati possono porre domande, integrazioni e formulare proposte condivise. L’obiettivo è definire una visione della città dotata di una piena soggettività politica, capace di governare la metropoli intesa come sistema territoriale qualitativo. Un disegno che necessita di uno strumento operativo fondamentale: le società partecipate del Comune non possono più agire come attori autonomi slegati dalla pianificazione, ma devono essere coerenti e vincolate dall’azionista pubblico alla qualificazione di questo sistema. Questo modello si deve articolare su cinque pilastri fondamentali, in relazione alle migliori pratiche ed eccellenze già realizzate in Europa: qualità ambientale contro la crisi climatica Milano e il suo hinterland soffrono di un’emergenza cronica: il 58,88% del territorio comunale è artificializzato (la provincia supera il 32%) e le centraline ARPA registrano costanti superamenti per NO₂ e PM₁₀, a cui si somma lo stato critico di Lambro, Seveso e Olona. L’esempio più lampante di questa distorsione è la proliferazione incontrollata dei data center nel Parco Agricolo Sud Milano, che consumano suolo vergine, miliardi di kWh ed enormi volumi di acqua di falda, grazie ad oneri di urbanizzazione mai visti nei bilanci dei piccoli comuni. Le azioni: Imporre regole rigide sui data center basate su tecnologie waterless a circuito chiuso e obbligo di riuso di aree industriali dismesse. Estendere la mappatura delle aree dismesse e gli incentivi alla rigenerazione alla cintura metropolitana con fast-track autorizzativi in 60 giorni, trasformando le periferie in distretti dell’innovazione. Promuovere comunità energetiche diffuse sui tetti, a partire dagli edifici pubblici, accumulatori e un piano di regimentazione e valorizzazione del reticolo idrico (depavimentazione, tetti verdi/freddi, cortili permeabili e cisterne) per ridurre il rischio idrogeologico e mitigare le isole di calore. L’esempio europeo: Friburgo (Germania), nel quartiere Vauban, con l’edilizia a bilancio energetico positivo e l’azzeramento dell’impermeabilizzazione del suolo. Odense (Danimarca), Espoo (Finlandia) e il progetto Green Mountain (Norvegia), dove il calore di scarto dei server viene recuperato per il teleriscaldamento cittadino o l’acquacoltura sostenibile. Qualità sociale e inclusione abitativa. Bisogna invertire la rotta dell’esclusione economica, facendo in modo che abitare a Milano torni a essere una possibilità reale e accessibile, e non un lusso speculativo. Le azioni: Individuare le aree da dotare di maggiore densità edilizia integrando funzioni diverse (residenziali, commerciali, servizi) per offrire alloggi sociali e servizi di prossimità. Attuare una Compensazione Urbanistica Metropolitana dei 15 minuti, in cui gli oneri di monetizzazione restano prioritariamente nel quartiere o Comune in cui sono generati (o riallocati nelle aree limitrofe carenti). Adeguare gli oneri di urbanizzazione per le abitazioni di lusso agli standard europei e calmierare quelli per finalità sociali, inquadrando anche gli immobili delle società partecipate in questa strategia. L’esempio europeo: Vienna (Austria), dove oltre il 60% della popolazione vive in alloggi di edilizia sociale o convenzionata di altissima qualità gestiti dal fondo pubblico, sottraendo la casa alle sole logiche del mercato: qualità della partecipazione e assetto istituzionale È necessario superare l’attuale centralismo cittadino per dare vita a una Città Metropolitana compiuta, con reali poteri di pianificazione cogenti. La Corte Costituzionale (sentenza n. 240/2021) ha sollevato la questione di legittimità sull’attuale sistema (voto ponderale e sovrapposizione automatica tra Sindaco del capoluogo e Sindaco metropolitano), richiamando la necessità dell’elezione diretta per garantire uguaglianza del voto e responsabilità politica. Al contempo, i Municipi di Milano devono ottenere un proprio bilancio autonomo e prerogative deliberative certe: questo è nella disponibilità di Palazzo Marino. Le azioni: Avviare una campagna specifica che interessi il Parlamento, i 132 Consigli Comunali e i Municipi per sbloccare la legge elettorale metropolitana e il Regolamento Attuativo per i referendum previsti dallo Statuto. Dare omogeneità di interpretazione al Regolamento Edilizio Tipo in tutta la fascia metropolitana (stesse definizioni, procedure e standard) per ridurre le incertezze di professionisti e investitori. Riformare e potenziare l’organico, la formazione e la digitalizzazione degli uffici di urbanistica amministrativa della Città Metropolitana. L’esempio europeo: Parigi (Francia), dove la governance unisce la pianificazione della Métropole du Grand Paris al forte decentramento dei poteri ai singoli Arrondissements, dotati di budget partecipativi diretti per i residenti. Qualità dell’innovazione, trasparenza e rendicontazione La tecnologia e la transizione digitale non devono tradursi in cattedrali nel deserto energetiche, ma servire a una partecipazione informata dei cittadini. Le azioni: Democratizzare l’accesso ai dati pubblici attraverso un vero Urban Data Hub Metropolitano che fornisca dati aperti su mobilità, qualità dell’aria e utilizzo degli spazi. Istituire l’obbligo di comunicazione trasparente dei progetti sul territorio nelle tre fasi chiave: concertazione (raccolta istanze), procedurizzazione (chiarezza normativa) e realizzazione (illustrazione grafica e visibilità del cantiere). Introdurre per ogni progetto rilevante la valutazione Ex-Ante ed Ex-Post (analisi costi-benefici e revisione a 24 mesi), assumendo la trasparenza come la nuova forma di urbanistica liberale. L’esempio europeo: Tallinn (Estonia), che ha digitalizzato la quasi totalità dei servizi pubblici e utilizza piattaforme di identità digitale protetta per consentire ai cittadini di votare, firmare atti e co-programmare lo sviluppo urbano in totale trasparenza.Qualità dei servizi diffusi e reti di prossimità I servizi, dai trasporti all’offerta sociale e culturale, devono essere capillarmente accessibili sul territorio e non concentrati nel solo nucleo centrale, garantendo una vita di quartiere ricca e inclusiva. Le azioni: Ridisegnare, riqualificare ed efficientare i poli scolastici e universitari (anche tramite partnership con Esco), aprendoli ad usi ulteriori negli orari non didattici come hub di welfare e aggregazione. Coordinare la vigilanza urbana, la sicurezza e la gestione del traffico sotto un’unica centrale operativa Metropolitana. Utilizzare tecnologie IoT, 5G e AI per il monitoraggio predittivo dei flussi e dei luoghi statisticamente insicuri. Sviluppare piani integrati per nuove infrastrutture urbane necessarie: micro-hub logistici, accumulatori energetici. L’esempio europeo: Copenaghen (Danimarca), dove la rete dei trasporti è integrata con infrastrutture ciclabili ad alto scorrimento (Cycle Superhighways) e dove biblioteche e centri culturali fungono da hub di welfare per le comunità. La necessaria transizione ecologica non si fa per decreto ma grazie alla capacità e alla visione politica che accompagna la comunità, che lo vive, ad abitare un territorio. Questi cinque pilastri non eludono ma contribuiscono a definire una soggettività politica dell’amministrazione concretamente, oltre gli slogan elettorali e oltre il messaggio ‘non detto’ di molti della struttura comunale al nuovo sindaco ‘eravamo qui prima di lei e saremo qui dopo’. Ciò attraverso una strategia politico urbanistica di sviluppo qualitativo, attrattivo e inclusivo su scala della Città Infine un nodo irriducibile a slogan e semplificazioni: la metropoli ha un disperato bisogno di ridefinire il concetto di sicurezza, intesa come prodotto sociale e non solo come mera questione di ordine pubblico. La vera sicurezza non si ottiene con la militarizzazione le piazze o aumentando i controlli repressivi, ma si costruisce bonificando il degrado urbanistico, illuminando gli spazi, offrendo inclusione, reti di quartiere e opportunità culturali. La sicurezza è la conseguenza diretta di una comunità coesa in cui nessuno viene escluso o lasciato indietro da una politica pubblica capace di compassione sociale. Milano ha bisogno di una visione di lungo respiro che rompa gli schemi della vecchia politica. Questa è la sfida che ti attende e che tanti milanesi sono pronti a condividere e a sostenere. Fiorello Cortiana

2 commenti:

  1. Caro Fiorello, il punto non è trovare un nuovo volto per continuare lo stesso percorso. Il punto è decidere se Milano abbia bisogno di continuità o di una vera discontinuità.

    Ho letto con attenzione la tua lettera a Mario Calabresi. E c’è un paradosso: gran parte della Milano che descrivi (città Metropolitana finalmente governata come un sistema unico, Municipi con poteri reali, partecipazione dei cittadini, città dei 15 minuti, casa accessibile, sicurezza costruita insieme a qualità urbana e coesione sociale, innovazione digitale, intelligenza artificiale al servizio della città, società partecipate ricondotte a una strategia pubblica) non è un programma da inventare. È già dentro il programma di MILANO LIBERA (da gennaio scorso).

    La differenza vera, quindi, non è sulle parole. È su chi può realizzarle senza dover mediare con il sistema politico che ha governato Milano fino a oggi.

    Mario Calabresi ha appena detto pubblicamente che la sua storia e i suoi valori sono nel centrosinistra, ha ringraziato Giuliano Pisapia e Giuseppe Sala e ha spiegato che bisogna cambiare, sì, ma anche conservare ciò che a suo giudizio ha funzionato. È una posizione chiara e legittima. Ma descrive un cambiamento dentro una continuità politica, non una rottura.

    MILANO LIBERA nasce da un’altra premessa.
    Non siamo la corrente nuova di un vecchio partito. Non dobbiamo vincere primarie, negoziare candidature tra segreterie, distribuire equilibri tra coalizioni o garantire la sopravvivenza di apparati politici. Ci presentiamo come una lista civica composta da persone provenienti da esperienze diverse e anche da cittadini che non si riconoscono negli schieramenti tradizionali. Questa è la natura con cui MILANO LIBERA si presenta pubblicamente.

    E soprattutto noi siamo già partiti. C’è un candidato sindaco, c’è una squadra che si sta costruendo nei nove Municipi e in Consiglio comunale, e soprattutto c’è un programma di oltre cento pagine con priorità di mandato, strumenti, tempi e obiettivi verificabili.

    Fiorello, tu chiedi a Calabresi di costruire gli Stati Generali della Milano futura. Noi quella discussione l’abbiamo già aperta. E molte delle cose che proponi sono già dentro il nostro progetto.
    Ma c’è una differenza ancora più importante.

    Cambiare Milano non significa cambiare il nome scritto sulla porta del sindaco. Significa cambiare il rapporto tra Palazzo Marino, cittadini, interessi economici e partiti.
    Significa che la casa deve tornare a essere una possibilità reale per chi lavora qui. Che chi trasforma la città deve restituire valore alla comunità. Che sicurezza significa presenza sul territorio ma anche illuminazione, cura, servizi e presidio sociale. Che i quartieri devono contare quanto il centro. Che dati, appalti e decisioni pubbliche devono essere leggibili e controllabili. Sono priorità che il programma di MILANO LIBERA indica espressamente, insieme a casa, sicurezza urbana, trasparenza, mobilità, legalità, inclusione e Milano policentrica.

    Ed è qui che sta la possibilità concreta di rompere uno schema che sembra immutabile: costruire una forza civica abbastanza grande da non dovere il proprio futuro politico agli equilibri dei partiti.

    Non servono miracoli. Servono cittadini che smettano di pensare che tutto sia già deciso, che i candidati debbano necessariamente essere scelti nei vertici delle coalizioni e che fuori dagli apparati non possa nascere un governo credibile della città.

    MILANO LIBERA vuole sottoporre proprio questa alternativa ai milanesi: continuità, anche rinnovata, con il sistema politico esistente oppure una proposta civica autonoma costruita attorno a un programma già scritto e verificabile.

    Io sono Massimiliano Lisa, candidato sindaco di MILANO LIBERA. Il programma c’è. La squadra si sta formando. Il confronto è aperto.

    Adesso discutiamo pubblicamente di una cosa sola: quale Milano vogliamo costruire e chi deve avere il potere di decidere il suo futuro.

    RispondiElimina
  2. Concordo, occorre un confronto esplicito e aperto perché Milano abbia un fututo per tutti

    RispondiElimina