domenica 19 ottobre 2025
Vogliamo informazioni sull'azione pubblica. No fake news grazie!
Occorre esigere i diritti, altrimenti non sono garantiti. Il diritto ad essere informati sulle decisioni pubbliche che ci riguardano ad esempio. Alla faccia della L 241/90 sull'accesso agli atti amministrativi o del DL 200/2021 sugli Open Data, spesso ai cittadini le informazioni su procedimenti scottanti vengono omesse o, peggio, vengono date false informazioni. Il caso metropolitano milanese sugli stadi ne è un esempio. Come dicevamo...Oaktree Capital Management, società controllante dell'Inter che oggi ha nel portafoglio il nuovo stadio a Milano e l'edificabilità nei 29 ettari pubblici, viene interamente assorbita da Brookfield Capital Management, società di finanza immobiliare con sedi in Canada e alle Isole Cayman. Il valore nominale già frutta nel risiko finanziario. Tutto ciò grazie al voto del Consiglio Comunale cui era stato detto che l'UEFA aveva giudicato San Siro tecnicamente inidoneo. Questa la risposta ufficiale ad un Accesso agli Atti: “Si precisa che il Comune di Milano non dispone ad oggi di alcun parere da parte dell’associazione calcistica Uefa relativamente all’idoneità tecnica dello stadio G. Meazza. Cordiali saluti. Il Responsabile del Procedimento, Simona Collarini”. Così come , nel 2022, era stato detto che il referendum per la ristrutturazione di San Siro non si poteva svolgere perché per il Settore Urbanistica di Palazzo Marino vi era poca differenza di spesa tra ristrutturazione e costruzione di un nuovo impianto: 510 ristrutturazione 650 nuovo stadio. Quindi “la verifica complessiva di fattibilità tecnico-economica di quanto proposto non consegue esito positivo”. La stima dei costi era stata fatta dalle Società Inter e Milan. Invece il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DocFAP) presentato dalle due società a marzo 2025 riporta i costi effettivi: la ristrutturazione completa del Meazza prevede un costo di 371 milioni, mentre per la costruzione del nuovo stadio il costo è di 810 milioni. Intanto il referendum non si è fatto... Veniamo all'ipotesi stadio a San Donato Milanese: dall'Amministrazione Comunale assoluto silenzio sulla sentenza del TAR con la bocciatura del progetto stadio nell’Area San Francesco. Vi chiederete perché? Forse distrazione. Qui la procedura amministrativa è ancora aperta e per questo la piattaforma di informazione e partecipazione della Cittadinanza Attiva RecSando propone a tutti i cittadini che vogliono essere informati di inviare questa richiesta al Sindaco di San Donato Milanese:
Alla cortese attenzione del Sig. Sindaco Francesco Squeri e dei Membri della Giunta Comunale di San Donato Milanese ,
mi rivolgo a Voi in qualità di cittadino/a profondamente interessato/a alle vicende urbanistiche e amministrative che riguardano il territorio del Comune di San Donato Milanese, per sollecitare risposte chiare, puntuali e documentate in merito a un episodio di rilevanza giuridico-amministrativa e politica che solleva gravi perplessità in merito alla trasparenza dell’azione pubblica locale.
Con la presente, intendo formalmente richiedere spiegazioni circa l’assenza di una comunicazione ufficiale da parte dell’Amministrazione Comunale in relazione alla sentenza del TAR Lombardia pubblicata in data 24 settembre 2025, che ha annullato la delibera urbanistica del 2021 dell’allora Amministrazione Checchi, avente ad oggetto le previsioni volumetriche e di indirizzo urbanistico relative al comparto denominato “Area San Francesco”.
Tale sentenza ha di fatto azzerato le possibilità di realizzazione del progetto proposto dalla società “Sport Life City” , ivi compreso il contestato impianto sportivo che avrebbe dovuto accogliere il nuovo stadio dell’AC Milan.
Nonostante la portata pubblica e strategica di questa pronuncia giurisdizionale, si rileva con forte preoccupazione come nessun comunicato sia stato emesso dal Comune di San Donato Milanese nel periodo compreso tra il 24 e il 29 settembre 2025 , data in cui si sono tenuti in contemporanea i Consigli Comunali di San Donato Milanese e Milano.
La mancata divulgazione di una decisione tanto rilevante ha avuto , con ogni probabilità , effetti distorsivi sull’orientamento del voto del Consiglio Comunale di Milano , che , sulla base di presupposti fattualmente superati , ha approvato la delibera di dismissione del comparto di San Siro , sostenendo l’urgenza di evitare la “fuga” delle squadre milanesi dal territorio cittadino.
Già da cinque giorni , al momento del voto del 29 settembre, era Ben noto che il progetto a San Donato Milanese non potesse più proseguire , in quanto radicalmente compromesso dal vincolo del mantenimento delle aree verdi sancito nella convenzione urbanistica del 1993 sottoscritta dal Comitato Quartiere Affari.
Alla luce di quanto sopra , si chiede all’Amministrazione Comunale di San Donato Milanese di chiarire pubblicamente e ufficialmente :
1. Per quale motivo Non sia stato predisposto alcun comunicato stampa o altra forma di informazione alla cittadinanza circa l’avvenuta pronuncia del TAR Lombardia ;
2. Perché Non si sia ritenuto doveroso notificare formalmente e tempestivamente tale sentenza anche al Comune di Milano , stante la diretta rilevanza sulle scelte urbanistiche E sportive in corso di deliberazione ;
3. Se l’ Amministrazione non ritenga che tale omissione costituisca una grave violazione del principio di trasparenza amministrativa , con potenziali conseguenze politiche e giuridiche rilevanti ;
4. Se siano stati presi provvedimenti interni per valutare le responsabilità di tale mancata comunicazione.
La presente richiesta è formulata ai sensi del principio di trasparenza E del diritto di accesso civico generalizzato ex D. Lgs. 33/2013 e s.m.i., e si chiede che venga fornito riscontro scritto entro i termini di legge.
In attesa di un Vostro cortese riscontro, si ringrazia per l’attenzione e si rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.
Cordiali Saluti
Cognome e Nome
questi gli indirizzi
E-mail: comune@comune.sandonatomilanese.mi.it
PEC: protocollo@cert.comune.sandonatomilanese.mi.it
giovedì 16 ottobre 2025
La sociologica di Palazzo Marino. Voi metteteci i nomi.
Arcipelago Milano 14 Ottobre 2025
UNA NUOVA POLITICA SOCIOLOGICA URBANA
“Ognuno pensa per sé”
Abbiamo assistito all’esercizio della caparbia volontà di vendere San Siro, con i 29 ettari circostanti, ad opera del sindaco e della sua amministrazione. Abbiamo assistito perché non ci è stato permesso di esprimerci sulle alternative attraverso il referendum. Ora le società Inter e Milan, i cui proprietari effettivi non è consentito conoscere, tanto al Consiglio Comunale quanto a noi cittadini, hanno espresso come unica preoccupazione il possibile intervento della Procura.
Dato che non stiamo parlando di un infausto intervento atmosferico che interrompe la partita, si tratta forse di ‘coda di paglia’? Qui in gioco non c’è la nebbia ma la salute di decine di migliaia di cittadini, il rispetto del vincolo sul secondo anello così come quello delle norme e delle procedure vigenti. Stiamo assistendo allo sfaldamento del centrosinistra, a partire dal Campo Largo.
Così come alla facile politica dei ‘due forni’ del centrodestra che permette il passaggio della delibera per la vendita ma, vedi il Presidente del Senato La Russa, sostiene sia il nuovo stadio sia il mantenimento di San Siro, uno accanto all’altro. Il suicidio assistito del centrosinistra a pochi mesi all’avvio della campagna elettorale. Qui mi interessa proporre una considerazione che spiega, salvo apprezzabili eccezioni in entrambi gli schieramenti, cosa e chi ha dato corpo alla plastica configurazione della consociazione degli affari che ha permesso l’approvazione della delibera.
Da diversi decenni abbiamo leggi elettorali che consegnavano alle segreterie di partito l’elezione dei parlamentari. L’elezione diretta dei presidenti di regione, dei sindaci e la sospensione della Costituzione per le Città Metropolitane e le Provincie, ha indebolito l’effetto della partecipazione popolare. Questo perché sono state accompagnate dalla spoliazione di prerogative politiche delle assemblee elettive. L’esempio ultimo, legato alla delibera per la vendita dello stadio, è stato l’impedimento della votazione degli emendamenti presentati dai consiglieri.
Veniamo a questi ultimi, sostanzialmente esautorati da ogni possibilità di partecipazione e intervento nei processi deliberativi, tanto nelle commissioni che in aula consiliare. La gran parte di loro accetta la condizione di sostanziale esclusione perché essa è parte della gavetta. Sanno che devono curare e alimentare le preferenze che hanno raccolto utilizzando le prerogative di orientamento delle pur minime risorse pubbliche che possono indirizzare. Sanno che devono meritarsi la permanenza nella cordata/corrente di partito. Sanno che non possono sbagliare il tempo per capire se devono passare ad un’altra cordata: quella ritenuta vincente.
La loro ambizione/aspettativa è duplice: o ascendere ad altri livelli di responsabilità amministrativa o istituzionale o essere premiati/rimossi con una nomina nel CdA di una partecipata. Nel secondo caso si apre uno scenario nuovo: essere affidabili, capire il contesto della filiera del settore, diventare un professionista della nomina indipendentemente dalla provenienza iniziale della stessa.
Una ulteriore possibilità è di trovare un ruolo professionale in un organismo del Terzo Settore per provenienza e per riconoscenza ricevuta. Chi si è mosso con efficacia nelle relazioni e con una rendita di visibilità pubblica ha ancora un ruolo nel processo deliberativo: l’intellettuale o il competente che prende posizione nel dibattito intorno a una questione di sostanza economico/finanziaria. A loro interessa poco e niente che una amministrazione comunale vieti il fumo in strada ma si appresti a distribuire nell’aria le polveri velenose dell’abbattimento dello stadio. Stanno in città il minimo di tempo per le relazioni dirette e il resto del tempo è in un buoen ritiro in un territorio ritenuto sufficientemente qualificante per il loro status. Questo è il profilo sociologico della nomenclatura che mette in scena la competizione e che garantisce la consociazione.
Ciò spiega perché sempre meno cittadini esercitano il diritto al voto, anche a livello comunale dove hanno libertà di scelta. La crisi dell’istituto della democrazia richiede un processo costituente per definire le possibilità/prerogative di partecipazione popolare al processo deliberativo in relazione a istituzioni adeguate. Ciò a partire dalla prossemità territoriale locale, fino alla dimensione continentale europea. Altrimenti non ci dobbiamo stupire di essere sballottati nella polarizzazione populismo vs sovranismo. Sarà hopeful thinking, ma spero che la marea intergenerazionale e pacifica di queste settimane, che ha riempito le piazze delle grandi città come di quelle piccole, non sia un canto del cigno ma un nuovo inizio.
lunedì 13 ottobre 2025
Vergogna Roccella!
Vergogna Roccella!
"Stento a credere che una ministra della Repubblica, dopo avere definito "gite" i viaggi di istruzione ad Auschwitz, possa avere detto che sono stati incoraggiati per incentivare l'antifascismo. Quale sarebbe la colpa?" Liliana Segre
martedì 7 ottobre 2025
venerdì 3 ottobre 2025
Libertà e Democrazia vivono di partecipazione
Meloni e Salvini auspicano piazze violente, ma le piazze esprimono la forza della democrazia. Quella che Netanyahu non rispetta.
giovedì 25 settembre 2025
San Siro Meazza: un voto meditato
Siamo a pochi giorni dal voto in Consiglio Comunale sulla delibera per la vendita e l'abbattimento di San Siro per l'edificazione di un nuovo stadio con molte volumetrie attorno. Il Presidente dell'Inter Marotta ( chi è invece il proprietario?) ha fatto le sue considerazioni per influenzare i consiglieri: "Non abbiamo i criteri per organizzare la finale di Champions" "Possiamo anche andarcene" "I politici non capiscono". Una balla la prima, una balla la seconda e un disperato disprezzo la terza. Con rispetto e aspettativa che i consiglieri rispondano agli interessi generali e all'interesse pubblico ex amministratori e consiglieri hanno inviato loro questo appello di buon senso su San Siro: Ripartire diversamente " Alcuni di noi hanno ruoli di impegno politico culturale associativo, altri li hanno avuti, ma oggi insieme scriviamo come semplici cittadini che chiedono al consiglio comunale di affrontare con saggezza e lungimiranza il destino delle aree di San Siro e dello Stadio. C'è ancora domani. L' unica fretta che c' è è quella di evitare di adottare soluzioni avventurose irreversibili. Lo Stadio è funzionante e già impegnato per anni. Se è legittimo che scatti un vincolo monumentale sulle sue eventuali trasformazioni lo si affronterà lealmente, non correndo contro il tempo illudendosi di eludere una scadenza. Nessuno, neanche le amate squadre Milan e Inter, può imporre unilateralmente interessi economici di parte in un quadro in cui ci sono, oltre al valore storico e affettivo dello Stadio Meazza, gli interessi dei cittadini del quartiere e quello generale di riportare l' urbanistica alla massima trasparenza ed efficacia ambientale e sociale. Il Comune può opportunamente formare società miste per la valorizzazione di quelle aree : non c' è solo l'alternativa secca tra una privatizzazione sostanzialmente al buio e il mantenimento dello status quo, appunto. Ma occorre ripartire da un metodo convincente e partecipato. Michela Cella Ezio Chiodini Fiorello Cortiana Michele Crosti Franco D'Alfonso Mattia Granata Maria Grazia Guida Paolo Hutter Milly Moratti Luca Paladini Stefano Pillitteri Stefano Rolandouesta petizione? Onorio Rosati Bruno Rota Laura Specchio Luca Stanzione Elisabetta Strada Bruno Tabacci Fabio Terragni Enrico Vizza". Ai consiglieri è rivolto anche questo appello documentato che ognuno può firmare https://chng.it/7jTHW9Q9pd
venerdì 5 settembre 2025
IL FUTURO DI MILANO. METROPOLI EUROPEA
ArcipelagoMilano
2 settembre 2025
IL FUTURO DI MILANO. METROPOLI EUROPEA
Con il consenso democratico dal basso
di Fiorello Cortiana
Non distraiamoci: quale città in rete metropolitana regionale deve essere Milano, affinché il suo ruolo, la sua funzione, la sua identità, la confermino come nodo cruciale della produzione di valore globale? Ciò in un contesto che, per la Divisione Popolazione delle Nazioni Unite, nel 1950 ogni 100 abitanti del pianeta solo 29 vivevano in aree urbane.
Oggi vivono in aree urbane circa tre miliardi e mezzo di persone. Intorno al 2030, quando la popolazione mondiale dovrebbe raggiungere gli otto miliardi, si calcola che cinque miliardi risiederanno in città. A metà del secolo si prevede che il 70% della popolazione mondiale sarà inurbata.
Gli scambi milanesi su WhatsApp tra immobiliarista, architetto, funzionari comunali, assessore, sindaco, possono essere considerati simpatici scambi tra amiconi o l’evidenza mortificante della dignità della politica pubblica. Poco importa, così come la trattazione giornalistica dell’azione degli inquirenti.
L’occupazione del dibattito pubblico con la questione giudiziaria è un diversivo che elude la questione politica, favorendo la semplificazione populista. Ciò impedisce un confronto sulla natura di uno dei più importanti nodi metropolitani della rete europea e globale.
La città, come organismo in relazione tra artificio e natura, o evolve o non è che un reperto museale o un sito archeologico. Questo è chiaro, come è chiaro che gli architetti svolgono un ruolo cruciale dentro a questa relazione, progettando il quanto, il come, il dove del costruito.
Certamente l’evoluzione della natura delle città, in una Europa che si deve definire e compiere, non può prescindere dalla peculiarità storica dell’urbanesimo europeo.
Non è retorico ricordare la differenza fondativa richiamata da Massimo Cacciari: “Nella civiltà greca la città è fondamentalmente l’unità di persone dello stesso genere, e quindi si può capire come pólis, idea che rimanda a un tutto organico, preceda l’idea di cittadino. A Roma invece fin dalle origini – e questo dice lo stesso mito fondativo romano – la città è il confluire insieme, il convenire di persone diversissime per religione, per etnie, ecc., che concordano soltanto in forza della legge”. “La differenza è radicale, perché nel latino civitas, se si riflette bene, si manifesta la provenienza della città dal civis. I cives formano un insieme di persone che si sono raccolte per dar vita alla città.’ Detto terra-terra al sindaco Sala che ambiva ad aumentare la popolazione milanese di 400.000 unità, da far risiedere nelle nuove ipotesi edificatorie: non possiamo rinunciare a una politica con l’ambizione che la città cresca e rimanga un’opportunità di emancipazione sociale e di intrapresa per tutti. Il lavoro politico non può essere funzionale solo all’interesse dei fondi di investimento. L’eugenetica sociale della gentrificazione, con l’impossibilità abitativa per ceti popolari, è il contrario della pluralità sociale della "civitas”.
Milano è un centro nevralgico di attrazione per gli investimenti e la creazione di impresa, ma, allo stesso tempo, deve essere una città che offre possibilità di emancipazione a tutti. Questa è la funzione storica di Milano, è ciò che l’ha resa una metropoli avanzata, globale, europea. Oggi la distanza economica e sociale tra centro e periferia si allarga, siamo oltre i campanelli d’allarme.
Non possiamo rinunciare a una politica con l’ambizione che la città cresca e rimanga un’opportunità per tutti. Il lavoro politico non può essere funzionale solo all’interesse dei fondi di investimento. Da quindici anni viene consegnato l’indirizzo di trasformazione della città a chi ha un interesse legittimo ma speculativo.
Un esempio alternativo: Garibaldi-Repubblica. Esperienza di rigenerazione urbana riuscita. Un secondo esempio, in scala metropolitana: il Polo esterno della Fiera. Gli attori fondiari e immobiliari importanti di allora lo volevano a Lacchiarella, in pieno Parco Agricolo Sud Milano, con servizi e infrastrutture inesistenti, come Regione Lombardia lo pianificammo sul sedime di una raffineria dismessa a Rho-Pero, con 1 km in superficie portammo la metro da Molino Dorino, anticipammo la stazione di porta dell’Alta Velocità da Torino e lo svincolo della Tangenziale consentì la relazione con le autostrade.
L’obiettivo dev’essere l’intero sistema territoriale: puntando alla qualità urbana, architettonica, sociale, ambientale. Questo genera valore. Si può fare profitto in uno scenario giusto, senza perdere la capacità di attrarre capitali se la politica detta un indirizzo di trasformazione che assicuri il giusto valore all’interesse pubblico. Se la politica ha una visione.
Vanno benissimo i grattacieli, se edificati in una relazione qualificante del contesto urbano, ma gli oneri di urbanizzazione non vanno elusi perché servono proprio a qualificare il sistema territoriale, con infrastrutture, servizi e qualità ambientale.
L’interesse pubblico e quello privato possono e devono convivere. Il tema è l’equilibrio. Oggi a Milano gli oneri di urbanizzazione hanno una riduzione compresa tra l’80% e il 90% se il servizio è riconosciuto di interesse pubblico. Chi valuta, chi verifica la coerenza politica della trasformazione urbanistica generata? Qui è chiaro che l’Interesse Pubblico non è un’evocazione astratta. Negoziare con i grandi investitori vuol dire praticare il riformismo. A Milano abbiamo eccezionali esempi di edilizia pubblica in cui i privati hanno guadagnato e le famiglie hanno trovato una possibilità di crescita ed emancipazione sociale. È la storia e l’identità di Milano. È una strada win-win: gli investitori guadagnano, la città e il suo territorio anche.
A seguito degli indirizzi del diritto dell’Unione Europea la concezione dello Stato-comunità postula che i soggetti di diritto sono le “comunità”, cioè i cittadini, come singoli che nelle formazioni sociali, cui spetta la sovranità ai sensi dell’art. 1 della Costituzione. Il soggetto giuridico non è l’ente pubblico ma la comunità.
I cd. “diritti di terza generazione” sono identificati nelle nuove posizioni soggettive che conformano l’attività della p.a. a tutti i livelli e in tutti i settori: questi hanno natura di «interessi collettivi», e sono posti in funzione di limitazione dei poteri della p.a., come ad es. il diritto all’ambiente, la tutela degli utenti e dei consumatori, il diritto di accesso, la privacy e tutti gli altri “diritti sociali” previsti dalla Carta sociale europea –firmata a Strasburgo il 3 maggio 1996 dai Paesi dell’Unione europea e ratificata dall’Italia con legge n. 30 del 1999.
La valorizzazione di un territorio va fatta nell’interesse pubblico, l’interesse generale di queste e delle future generazioni: nello specifico milanese i milioni di metri quadri di aree industriali dismesse va intesa non soltanto come valorizzazione nel risiko internazionale del mercato immobiliare. La qualificazione che deve corrispondere all’interesse pubblico riguarda una coerenza armonica nello sviluppo evolutivo di un sistema territoriale urbano: qualità architettonica certamente, nel rispetto della prossemica, qualità ambientale, qualità dei servizi e delle infrastrutture, qualità sociale. Non possiamo accorgerci della metastasi della suburbia marginale quando un ragazzo in fuga sbatte con il motorino o accoltella un coetaneo, o scippa un/a coetanea accompagnando il tutto con una buona dose di calci e pugni.
Chiedete ai parroci dei quartieri a mono-composizione sociale e abusivismo cosa vedono e cosa provano quando vanno a fare la benedizione annuale delle case: scale occupate per etnia e il controllo sovraordinante della malavita italiana. Di quale inclusione vogliamo parlare? Gli affittuari normali si consegnano alle semplificazioni reazionarie di Salvini e Meloni, cos’altro? Occorre la consapevolezza che la sicurezza è un prodotto sociale, non di ordine pubblico o terapeutico. Una politica capace di visione è una politica che ha sempre presente l’importanza della compassione sociale.
Del resto Milano, la capitale dell’associazionismo e del volontariato vede l’attribuzione di spazi per le attività sociali secondo logiche discrezionali di prossimità relazionale di partito. La stessa vicinanza e consuetudine da piccolo salotto esclusivo che traspare dalle chat dell’urbanistica milanese. Sia chiaro: è normale che un imprenditore voglia investire il proprio denaro, o quello dei fondi finanziari che intermedia, senza giocarli al lotto. Per cui è comprensibile che voglia avere relazioni informative con l’amministrazione.
Il problema sta nella esclusività escludente a scapito delle commissioni consiliari referenti e della trasparenza partecipata da/per tutti gli operatori. Certamente occorre snellire le procedure autorizzative perciò occorre arricchire il settore di personale e di competenze senza saltare tutte le caselle di verifica della compatibilità di contesto e di coerenza di indirizzo dello sviluppo urbano.
Indirizzo che spetta alla politica pubblica nella definizione e realizzazioni per le quali chiede il sostegno popolare alle elezioni e verso le quali dovrebbe essere tenuta a rendicontare quanto fatto e non. Ad es. le scelte di sostanziale subordinazione esecutiva di indirizzi particolari sui 2.500.000 mq di ex scali FS non erano nel programma di questa amministrazione e non era neppure menzionato l’abbattimento del San Siro-Meazza e la cessione dei 29 ettari circostanti, entrambi di proprietà pubblica. In compenso non si è consentito ai cittadini di esprimersi con il referendum consultivo regolarmente richiesto.
A Milano, in questo tempo, non si tratta di omaggiare o di affidarsi alla Procura né si tratta di non disturbare la compagnia esclusiva del quartierino del mercato immobiliare, qui, ora, occorre porre la questione della partecipazione con modalità cogenti, fuori da ogni assemblearismo ma con la certezza che gli organi di rappresentanza oltre a quelli di Governo comunale abbiano quote di sovranità certe da esercitare. Senza una volontà costituente non è possibile. Il sindaco Sala chiede aiuto ai funzionari della Città Metropolitana per gli arretrati dell’urbanistica.
Una Città Metropolitana della quale è sindaco di default, nonostante i richiami della Corte Costituzionale a renderla compiuta eleggendo sindaco metropolitano e consiglio attraverso la partecipazione alle urne di tutti i cittadini metropolitani. I Municipi Milanesi per ora restano delle palestre per la scalata in cordate elettorali, quando ad es. decidono di opporsi alla sostituzione del Pavé con l’asfalto vengono asfaltati dall’amministrazione centrale. Comprese le schede bianche e le nulle, il 48% dei cittadini milanesi ha partecipato all’elezione del sindaco: il problema sarebbe di dividere chi è pro, innovatori, e chi è contro, passatisti, i grattacieli? Ma dai!
Il problema è l’uomo solo al comando, con tecnici cortigiani introdotti, corrotti o meno che siano. O la democrazia è una tensione per un adeguamento costante per una effettiva partecipazione informata al processo deliberativo o non è. Una politica capace di visione è una politica che ha sempre presente l’importanza della compassione sociale. Non distraiamoci, Milano futura è oggi.
Ammoniva Carl Schmitt “Sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione“. Bene, la Magistratura, nelle sue articolazioni funzionali, fa il suo mestiere è la politica che non c’è: il ‘Salva Milano’, peraltro disconosciuto dal sindaco Sala, non è stato bloccato in Parlamento dalla Procura di Milano. Dov’è il Sovrano? Ha abdicato e i fondi giocano le loro fiches.
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