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in questo blog metto un po di tutto se cerchi qualcosa che non trovi chiedimelo

martedì 23 marzo 2010

LAMBRO: NASCONDERE LA VERITÀ


Il passare delle settimane allontana dai palinsesti radiotelevisivi e dalle pagine dei giornali il disastro dello sversamento d’idrocarburi della Lombarda Petroli nel Lambro. E’ il momento di spostare l’attenzione dalle acque, dell’Adriatico, del Po e del lambro, alle carte delle certificazioni e delle classificazioni, ai criteri che presiedono i loro contenuti e a chi li ha compilati. Qui le cose non sono più chiare delle acque inquinate. Il Fiume Lambro rappresenta da decenni una delle principali sorgenti d’inquinamento antropico lungo il corso del Fiume Po. Gli studi condotti dall’Istituto di Ricerca Sulle Acque (IRSA)-CNR fin dalla metà degli anni settanta hanno contribuito prima a identificare e poi a quantificare il fenomeno, fissando per il Lambro in circa il 30% il contributo al carico totale d’inquinanti che viene veicolato dal grande fiume padano nel Mare Adriatico. Ora un nuovo disastro, dopo i miglioramenti dal punto di vista della salubrità ambientale verificatisi nell’ultimo ventennio. Per ricapitolare partiamo dai dati. Franco Picco, direttore generale di Arpa Lombardia, ha fornito i dati sull’entità dello sversamento. state sversate 2600 tonnellate d’idrocarburi, 1800 di gasolio e 800 di olio combustibile. Circa 2.200 tonnellate sono state recuperate nella tratta compresa tra Monza e Isola Serafini, sul Po. In particolare, circa 1250 tonnellate sono state trattenute dal depuratore di Monza, circa 300 recuperate dai piazzali di Lombarda Petroli e altre 100 recuperate dalle barriere sul Lambro realizzate per l’emergenza. 450 tonnellate sono state recuperate allo sbarramento di Isola Serafini (Po), altre 100 sono state raccolte in assorbimento dalle barriere sul Lambro e da quelle realizzate sul Po. Diverse sono le cifre fornite da Attilio Rinaldi, l’oceanografo che per la Regione Emilia sta monitorando l’arrivo in mare degli inquinanti. «Circa 3.600 tonnellate d’idrocarburi, metà gasolio e metà olio combustibile».

Un ammontare ancora non quantificato è sicuramente stato depositato sulle rive e i fondali del Lambro e del Po. Il CNR rileva che ci sarà un impatto inevitabile per il Mare Adriatico, l’ecosistema recettore finale perché l’interruzione per alcune settimane dell’operatività dell’impianto ALSI di San Rocco determinerà lo sversamento non depurato dei reflui urbani di circa settecentomila abitanti, con la formazione di un carico in eccesso di nutrienti che giungeranno alla foce del Fiume Po in un momento, l’inizio della primavera, durante il quale si hanno le prime fioriture algali. Vi è una certa possibilità che si possano verificare situazioni di fioriture al di fuori della norma, con conseguenze anche sull’ecosistema marino prospiciente la foce del Po. Il coordinamento dell’emergenza non ha funzionato al meglio: le Province hanno una lista di ditte da contattare per il pronto intervento. Nel caso, erano ditte di spurgo. Per incomprensioni su chi dovesse pagare e quanto, gli interventi di queste ditte sarebbero cominciate con grave ritardo. Inoltre, per circoscrivere l’inquinamento, sono state utilizzate in primo luogo le stesse panne che si utilizzano in mare.

Un errore, secondo i tecnici che sottolineano come sia la corrente del fiume che la composizione stessa degli inquinanti rendano inutile il ricorso a tecniche che si utilizzano nei porti per arrestare le chiazze oleose superficiali. Ezio Amato, coordinatore del Servizio emergenze ambientali in mare dell’Ispra ha affermato che «Il sistema della difesa ambientale non ha avuto una parte centrale nella gestione dell’emergenza, c’è almeno per metà olio combustibile e che occorrerà fare una bonifica delle rive e dei canneti, per salvaguardare gli ecosistemi e la salute ambientale». Chi e come gestisce la salute del più grande fiume italiano e del suo bacino?

Preoccupa la mancanza di una regia comune nella gestione di questa emergenza ambientale, sul più grande fiume italiano, la Protezione civile ha avuto la gestione totale della situazione e il ministero dell’ambiente ha un ruolo di risulta.

In ogni caso, “a prescindere” dalla composizione degli inquinanti, 1000 tonnellate non sono una differenza da poco tra le rilevazioni ARPA e quelle della regione Emilia Romagna, visto che la Lombarda Petroli era stata cancellata dall’elenco delle aziende a rischio rilevante dalla commissione Ministeriale preposta, composta da personale dei Vigili del Fuoco, dell’Arpa e dell’Ispels che ha effettuato, secondo il direttore dell’ARPA Lombardia, tutti i lunghi e laboriosi controlli previsti dalla normativa. Questa commissione, che risponde al ministero dell’Ambiente, ha recepito la domanda di declassamento motivata dal fatto che l’azienda non avrebbe stoccato più di 2500 tonnellate di gasolio, che è appunto la soglia di legge. Così dal 24 febbraio 2009 la Lombarda Petroli è stata ricondotta tra le 800.000 mila e più ‘normali’ imprese operanti in Lombardia soggetta a verifiche periodiche da parte dell’UTIF, l’organismo statale che controlla i quantitativi e gli aspetti fiscali degli idrocarburi. L’UTIF- Ufficio Tecnico Imposte di Fabbricazione l’organismo statale che controlla i quantitativi e gli aspetti fiscali degli idrocarburi. . Nell’autocertificazione l’azienda ha affermato che nell’impianto erano presenti quantità d’idrocarburi inferiori a quelle previste per l’inserimento dell’impianto tra quelli “a rischio d’incidente rilevante”.

«I conti non tornano nel declassamento della “Lombarda Petroli” nelle categorie di rischio previste dalla Direttiva Seveso» afferma il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

«Ho disposto una indagine interna per chiarire come sia avvenuto tale declassamento e se i dati relativi sono compatibili con quanto accaduto, alla luce delle quantità di idrocarburi recuperate». I registri delle imposte, acquisiti dalla Procura, dicono che vi fosse sproporzione tra le tonnellate di olio e gasolio svuotate dai camion alla Lombarda Petroli e le tonnellate che partivano dalla ditta. Ci sarebbe stato il superamento dei 2.500 metri cubi nelle cisterne, il massimo consentito per la Lombarda Petroli da quando non faceva più parte della direttiva Seveso. La direttiva prevede una serie di adempimenti burocratici e finanziari, di misure di sicurezza e di controlli obbligatori. I documenti acquisiti dai magistrati sono quelli analizzati dall’Utif. Le eventuali eccedenze dove sono finite? Come sono stati fatti i controlli?

Al di là delle verifiche degli adempimenti fiscali chi ha controllato le autocertificazioni? Laddove fossero corrisposte non erano poi più previsti controlli, magari a sorpresa, magari sul carico portato dalle autobotti e quello portato via? Al di là della confusione della gestione emergenziale e dell’impatto ambientale ex post è evidente che manca un’azione ex ante per la verifica e il controllo delle aziende a rischio rilevante. E pensare che nella sola Lombardia, a seguito della crisi del settore dovuta alla recessione, sono più di 50 le aziende che hanno seguito la procedura di declassamento come la Lombarda Petroli.

lunedì 22 marzo 2010

europe ecologie come Obama in/con la rete

da netpolitique.net

La campagna europea 2009 non ha suscitato un grande interesse da parte dei francesi, ma permette oggi di tracciare un primo quadro della politica attraverso il web a tre anni dalle elezioni nazionali, le presidenziali del 2012.Per le elezioni europee, tutte le parti si sono impegnate ad seguire un metodo inspirato dalle strategie della campagna di Obama negli USA. Due forze politiche, Europe Ecologie e Libertas, sembrano aver avuto successo utilizzando uno strumento che merita un’analisi.

Si tratta, come è noto, dello strumento del “social network” e l’importanza del collegamento tra online e l’offline, che sono stati utilizzati dalle forze politiche francesi. Europe Ecologie è per definizione un’aggregazione che trova su internet il nocciolo della sua organizzazione, mentre Libertas partito d’opposizione si è servito di internet in maniera più aggressiva.

Facciamo oggi una prima analisi con l’intervista a Benoit Thieulin, dell’agenzia web Netscouade, che ha contribuito alla costruzione dell’eco-social network di Europe Ecologie.


Netpolitique: Secondo voi la campagna elettorale é stata organizzata nelle piazze oppure su internet?

Benoit Thieullin: La grande intuizione della campagna elettorale di Obama, é di avere utilizzato Internet come uno strumento organizzativo della campagna stessa, sia online che nelle piazze. L’organizzazione della campagna é quasi “scritta nel codice” del programma come direbbe Lessig. Si confondono tra loro, di volta in volta, la direzione della campagna, il social network, l’organizzazione locale dei volontari. Europe Ecologie é senza dubbio la prima applicazione in Francia del metodo di “campaining” perfezionato dalla squadra di Obama. Invece con Libertas le iniziative erano probabilmente le più innovative, ma che non hanno trovato i militanti all’altezza di questi strumenti (Joe Trippi e Arnaud Dassier: “non potevano non darci qualcosa!”).Europe Ecologie, con i suoi 14.000 volontari, i suoi centinai di gruppi tematici e locali, le sue migliaia di iniziative organizzate con l’aiuto del sito internet, e delle centinaia di proposte online (azioni come il Libdub hanno avuto un grande successo) è superiore agli altri “social network” della Campagna elettorale per le elezioni europee. Le sue iniziative non sono dunque limitate a questo nuovo spazio sociale che è costituito da internet: il sito internet d’Europe Ecologie é stato nella pratica lo strumento degli attivisti.Come con Obama, il sito internet è stato utilizzato per organizzare e coordinare la campagna elettorale così bene sia sulle piazze “fisiche” sia sulle piazze “digitali”. La fusione degli strumenti “off-line” e “on-line” é stata totale.


Netpolitique: Avete adottato una strategia che ha investito ampiamente il settore delle reti (Skyblog, Myspace, Facebook, SL). Qual è stata la parte degli attivisti?

Benoit Thieulin: Matthieu Lerondeau e Thomas Lecourbe (La Netscouade) hanno organizzato, all’inizio della campagna di Europe Ecologie, molti appuntamenti di sensibilizzazione e di formazione nel corso dei quali é stata organizzata la campagna su internet. Dopo il lancio del sito internet: un vero e proprio “ecosistema sociale” si è lavorato sul sito stesso per collegarlo agli altri spazi sulla rete: è stato creato un canale video su Dailymotion, sono stati animati dei gruppi su Facebook, una buona parte dei militanti e di certi candidati sono stati presenti su Twitter, sul sito sono stati realizzati dei sistemi di aggregazione dei contatti su Twitter, poi in seguito, delle pagine su Myspace, su Skyblog, e di uno spazio su SecondLife, ecc.Mentre l’agenzia ha lanciato subito i profili della campagna elettorale su Facebook e su Twitter, gli altri spazi su Skyblog, Myspace e SecondLife sono stati animati dagli Ecologeeks, un gruppo informale animato da Fred Neau, il responsabile internet della campagna. Le loro azioni sono state essenziali per il successo di questa campagna .


Netpolitique: Sul sito ci sono 500 gruppi e 13.000 iscritti al social network, potete darci altre cifre che riguardano la partecipazione? (attività degli iscritti, realizzazione di iniziative) avete altre riflessioni?

Benoit Thieulin: Durante il periodo della campagna elettorale ci sono state più di un migliaio di iniziative, manifestazioni, cene elettorali e assemblee pubbliche nei bar e nei circoli. Sappiamo che queste iniziative sono state animate dagli attivisti attraverso il social network. Il sito EuropeEcologie.fr é diventato, durante la campagna, il principale forum e luogo d’incontro tra tutti gli ecologisti di ogni provenienza.


Netpolitique: Su cosa continuerete a investire le vostre energie tra i differenti social network (Twitter, per i nomi di spicco, Facebook, ecc…) dopo la campagna? Continuerete ad impegnarvi su tutto o farete una selezione?

Benoit Thieulin: Questo è stato un punto chiave nei fattori di riuscita di questa “campagna online”: ovvero i dirigenti, i candidati, i politici come i volontari o i militanti siano tutti diventati pratici di questi strumenti. Il successo di Obama dipende anche della sua personale pratica di internet, cosa che ha garantito l’ottima riuscita delle sue mosse.Essere su Twitter o su un blog era una condizione non negoziabile per i principali candidati e per i dirigenti della campagna. (ndr: Benoit sorride) Tutti si sono impegnati, d’altronde… Pascal Durant, direttore della campagna e autore poco conosciuto di questa vittoria, incoraggia i responsabili del movimento e i nuovi eletti a mantenere o a sviluppare il loro coinvolgimento su internet: in particolare su Twitter, che può diventare un vero strumento di trasparenza e di collegamento con gli elettori, o su tutte le forme di presenza della “comunità” che si é creata durante la campagna di Europe Ecologie.


Netpolitique: C’é stato un vantaggio per chi usava il web? Siete stati i primi ad affermare una presenza su internet durante la campagna, qual è stato il vantaggio sui vostri concorrenti?
Benoit Thieulin: Certamente, per una ragione molto semplice: internet è un media asincrono, decentralizzzato, dove il lento e laborioso si radica e prende piede. A maggior ragione nel caso di questa lista. Il lancio anticipato della campagna elettorale da fine settembre era una delle condizioni per una campagna ambiziosa su internet: ha permesso il reclutamento di una buona base di utilizzatori, ha garantito il tempo per la discussione sul programma della lista, ed infine ha dato alle reti vicine ai verdi e agli altri componenti dell’alleanza, il tempo di collegarsi al sito, che é di gran lunga il più linkato alla reti sociali sul web.Risultato concreto: il sito è stato citato e linkato quasi 50.000 volte sul web, un punteggio due volte superiore a quelle delle liste concorrenziali.

Netpolitique: cosa avete imparato dalla campagna di Obama sul web? cos’avete messo in pratica e perché?
Benoit Thieulin: la campagna ha imparato a pianificato il proposito di consegnare ai nostri militanti uno strumento d’organizzazione e di valorizzazione della comunità ecologista a livello locale. E’ la principale idea che ci ha inspirato la campagna elettorale di Obama. Certo, rimane molta strada da fare, in tutti i partiti d’altronde, perchè la disciplina e l’organizzazione della campagna on line come dal vivo raggiunga quella dei candidati democratici alle elezioni presidenziali. Ma quest’idea di delegare una parte della campagna ai simpatizzanti e di incoraggiare le iniziative ha già preso forma durante la campagna d’Europe Ecologie.

Netpolitique: la comunicazione online d’Europe Ecologie mette in risalto il valore collettivo dell’incontrarsi: un Lipdub (ndr: un video molto partecipato con voci sincronizzate) con Eva Jolye e Daniel Cohn-Bendit come ospiti d’onore, blog collettivi dei candidati capilista, ecc…. Come continuerete a fare vivere questo spirito collettivo dopo le elezioni?

Benoit Thieulin: José Bové, Yannick Jadot, Pascal Durant cantano anche loro la canzone! (ndr: Benoit ride) Può darsi che ve ne ricorderete: dimostrare che questa aggregazione è stata possibile è stato uno dei principali scopi dall’inizio della campagna. In rete, il “Raduno per Europe Ecologie” ha perfettamente illustrato la complementarietà dei suoi differenti componenti e dei capilista – sul blog collettivo, in particolare, e nei post e nei commenti dove i candidati e i militanti non si sono mai censurati!

Netpolitique: La questioni dei bonus e dei sussidi: avete osservato un picco di iscritti o di adesioni sul sito dopo la diffusione del film Home di Yann Arthus Bertrand?

Benoit Thieulin: se ci atteniamo alle statistiche del sito, l’effetto della diffusione di “Home” sulla campagna é stato zero! Negli ultimi giorni della campagna, gli accessi al sito sono stati stabili, intorno ai 20.000 visitatori unici, da 200 a 300 nuovi contatti al giorno. Se c’è stato un picco di accessi al sito, l’abbiamo osservato piuttosto dopo la trasmissione “A voi giudicare ”


Netpolitique: qual’é la vostra conclusione personale?

Benoit Thieulin: uno dei fenomeni più interessanti di questa campagna é stata la rappresentazione, una volta di più, del ritorno al “dibattito pubblico” in politica e il suo riposizionamento grazie ad internet. La lista di Daniel Cohn-Bendit ha fatto una campagna nelle piazze e in profondità. Piuttosto controcorrente, d’altronde, rispetto al suo avvio, quando sono stati presi in giro per la loro ostinazione a parlare esclusivamente d’Europa e di Ecologia della Politica. Ragione in più, per riprendere il campo del dibattito pubblico grazie ad internet: portando il dibattito online ovunque dove fosse possibile e anche aiutandosi con internet per collegare riunioni, cene elettorali o altre iniziativa come dibattiti e incontri. Questa campagna dal vivo, di lungo periodo, e di fondo, ha vinto e rappresenta una volta di più dopo il dibattito referendario del 2005, le primarie socialiste del 2006, che i cittadini vogliono discutere e che Internet costituisce una canale di rinnovamento e di riposizionamento del dibattito pubblico su nuove forme e dentro un nuovo spazio.

traduzione di Vincente Orlando e
Gabriele Volpi ( libero gruppo di traduzione di indipendenzaenergetica.it )


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Postato da eco su eco il 3/21/2010 07:31:00 PM

mercoledì 17 marzo 2010

Europe Ecologie

L'astensionismo record in Francia è un sintomo pesante della disaffezione degli europei alla cosa pubblica e alla politica come esercizio del diritto alla partecipazione. Dentro a questo contesto apprezzo la saggezza e la lucidità di Europe Ecologie come appare dalle notizie riportate in questo articolo:

I negoziati tra Partito Socialista francese (Ps), Europe Ecologie e Front de gauche (comunisti e partiti di sinistra) per il secondo turno delle regionali avrebbero raggiunto un accordo, anche se rimangono elementi da chiarire. La segretaria dei verdi, Cécile Duflot, ha spiegato che ci sarebbe «un accordo dappertutto salvo in Bretagna».

I negoziati tra Ps e Europe Ecologie per il secondo turno hanno toccato anche il tema della « vacca sacra» della sinistra tradizionale e della destra francese: il nucleare. La capolista verde nella Provenza-Alpi-Costa Azzurra (Paca Laurence Vichnievsky, che ha ottenuto il 10,92% dei voti, ieri ha detto che i nergoziati con i socialisti procedono bene e secondo Vichnievsky Europe Ecologie avrebbe ottenuto «Che non ci siano più nuove sovvenzioni del Consiglio regionale al progetto Iter (programma di ricerca sulla fusione termonucleare). Ho anche ricevuto l'assicurazione che un finanziamento verrà dedicato all'avvio di un programma per l'isolamento termico degli edifici di prima del 1975», una delle richieste contenute nel programma ecologista. Un altro punto di discussione per il futuro governo della Paca è quello dei finanziamenti accordati dalla regione al trasporto su strada. Oggi il presidente socialista della regione, Michel Vauzelle, ha annunciato la firma dell'accordo con Euroope Ecologie.Il nucleare è un ostacolo per le trattative a sinistra anche in Borgogna, dove esiste il polo nucleare e in Basse-Normandie dove è in costruzione il reattore Epr. Il capolista del centro-destra in Basse-Normandie, Jean-François Le Grand, punta proprio su queste divisioni per cercare di scompaginare l'elettorato di sinistra, ma l'arrivo di Europe Ecologie in tutti i governi regionali è visto dall'industria nucleare francese come una delle cose peggiori che potessero capitare.


Si annunciano tempi duri per il "rinascimento" nucleare che partendo dalla Francia doveva estendersi all'Italia ed al mondo. L'obiettivo più impellente per la sinistra è però quello di evitare i «triangulaires», cioè la presentazioni di liste di Europe Ecologie accanto a quelle del Ps e della Destra in Bretagna, Limousin e Nord-Pas-de-Calais, dove i candidati socialisti non sono ben visti dagli ambientalisti e viceversa. L'accordo è già saltato in Bretagna, dove il presidente socialista uscente, Jean-Yves Le Drian, si è rifiutato di discutere con la lista di Europe Ecologie. Un altro punto di confronto duro è quello della Languedoc-Roussillon dove i socialisti hanno già detto che voteranno per il presidente uscente, il loro dissidente Georges Frêche noto per le sue sparate populiste ed antiambientaliste, mentre il sindaco verde di Bègles, ha chiesto agli elettori di non votarlo: «In Languedoc-Roussillon non c'è una lista di sinistra, c'è una lista Frêche e la destra». I socialisti hanno già annunciato «Un accordo nazionale», ma il numero due dei verdi, Jean-Vincent Placé, stamattina invitava ancora a moderare gli entusiasmi: «Attualmente, mentre parliamo, c'è una volontà comune di un accordo in tutte le regioni con il principio della proporzionale (25% dei seggi ad Europe Ecologie, ndr) e degli avanzamenti sulla governabilità. Ma come possiamo parlare di accordo nazionale mentre in delle regioni come l'Ile-de-Franc si discute ancora?».


Comunque anche gli ecologisti parlano di «piccoli incidenti comprensibili dopo lunghe ore faticose».Secondo i verdi il PS nazionale non vuole essere al traino dei presidenti delle regioni che hanno già annunciato accordi locali come in Alsazia, Lorena, Paca, Poitou-Charentes, Midi-Pyrénées. Con gli accordi Europe Ecologie dovrebbe passare da 168 a 270 consiglieri regionali.Il vero leader di Europe Ecologie, Daniel Cohn-Bendit, ha detto a Canal+ che la costituzione di liste unitarie con il Ps al secondo turno si basa «Sul mutuo rispetto gli uni degli altri. Quando si è fatto il 30%, non si ha il 50%. Non ci sarà maggioranza se non ci sarà l'unione al secondo giro, e perché ci sia l'unione occorre il mutuo rispetto l'uno degli altri. Non ci saranno "triangulaire" con i verdi».

da Greenreport ( Umberto Mazzantini )

mercoledì 10 marzo 2010

Internet è Libertà


Internet è libertà? “Internet è libertà”, l’incontro dell’11 marzo alla Sala della regina di Montecitorio introdotto dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, propone questa relazione in modo affermativo e il sottotitolo “Perché dobbiamo difendere la rete” esplicita l’affermazione come una consapevolezza a scanso di ogni ingenuo velleitarismo. L’iniziativa si tiene nell’anno che L’Agenda di Lisbona propone come quello nel quale “l’Europa deve divenire il continente più competitivo nella società della conoscenza”.

Titolo e sottotitolo suonano come un impegno ed un richiamo per la Camera dei Deputati che, di legislatura in legislatura, di maggioranza in maggioranza, conosce svariate iniziative parlamentari e governative che vivono la rete e la sua interattività come una minaccia all’ordine costituito, sia esso economico o informazionale. La Rete non conosce scarsità nello scambio e nel consumo di contenuti, così non conosce la mediazione broadcasting del sistema radiotelevisivo e cartaceo per quello che riguarda le informazioni. La sua natura relazionale consente una condivisione della conoscenza prodotta ed una partecipazione informata alla “cosa pubblica” mai conosciute prima. Internet si propone come il più ampio spazio pubblico prodotto e alimentato dall’umanità lungo i millenni, una vera e propria impresa cognitiva collettiva. L’equazione tra internet e libertà sembra quindi una constatazione di fatto, ma sappiamo che la realtà è diversa. Nel nome della lotta alla contraffazione, piuttosto che al terrorismo, alla pornografia, alla difesa della “morale socialista”, in tutto il mondo, da oriente ad occidente, per via normativa o tecnologica si cercano di reintrodurre condizioni di scarsità e controllo che la natura disintermediata delle relazioni in rete non conosce. Non si tratta solo di un “ritardo” della politica pubblica o dei modelli commerciali nell’adattarsi alla società e alla economia della conoscenza e della trasparenza. Ci troviamo di fronte ad un “luddismo cognitivo” ad una pervicace omeostasi degli interessi, delle culture, dei modelli di partecipazione e di relazione dello scorso secolo, dello scorso millennio… E’ un approccio che non ci possiamo permettere di fronte alla tribalità dell’integralismo, ai protezionismi, ai problemi climatici ed energetici, ai nuovi protagonismi economici, politici e culturali del multilateralismo. Non possiamo costruire un futuro possibile con la testa girata indietro. Sono cadute le ideologie, ma le reti digitali, la Rete come ecosistema sociale chiama in causa in modo ineludibile la politica. La “lectio magistralis” di Lawrence “Larry” Lessig- Docente di legge all'università di Standford, fondatore di Creative Commons e Direttore del “Center for Ethics” dell’ Harvard University, svolgerà il tema “L’ideale di trasparenza che viene dalla Rete. E la sua realtà”. Con la bufera giudiziaria relativa al G8 e il grande pasticcio dell’accredito delle liste elettorali il tema trattato da Lessig non poteva essere più attuale. Da anni il professore si batte per il ripensamento della proprietà intellettuale attraverso le licenze Creative Commons-CC, un impegno a favore di coloro che vogliono passare da “tutti i diritti riservati” ad "alcuni diritti riservati". Occorre andare oltre l'improprio tentativo di applicare al cyberspazio una disciplina sorta per regolare fattispecie giuridiche specifiche dello spazio reale. Lessig sostiene da tempo che le attuali leggi occidentali in materia di diritto d'autore vìolino la natura cooperativa della produzione di valore in rete basata sulla condivisione della conoscenza e soprattutto violino un principio costituzionale, secondo cui uno dei doveri dello Stato è quello di favorire la diffusione della conoscenza "E' necessario che gli organi governativi si decidano a rivedere la legislazione vigente in materia di diritto d'autore, soprattutto in vista dell'evoluzione sociale e culturale dovuta all'espansione delle nuove tecnologie. Dovremmo tutti riconoscere che l'opera creativa dipende in parte dal copyright, che è una limitazione per creare determinati incentivi per l'autore. Io credo nel copyright, in particolare nelle versioni limitate che esistevano negli Stati Uniti in origine: un sistema opt-in, nel quale cioè era possibile scegliere se entrare. Il che significa che le sole persone che si avvantaggiavano del copyright, erano coloro che avevano bisogno di incentivi commerciali. Nel presente invece dovremmo riconoscere che le leggi del copyright sono cambiate in modo drastico, oggi il copyright è automatico, ed è un sistema opt-out, cioè dato per scontato: bisogna scegliere di abbandonarlo se si vuole. Il fatto che l'autore abbia bisogno della protezione per l'incentivo commerciale non conta: il copyright parte automaticamente a prescindere dalla volontà dell'autore. Tutte le opere creative sono protette automaticamente per la vita dell'autore più 70 anni. Il che significa che, per utilizzare qualsiasi opera creativa, è necessario chiedere il permesso, almeno se l'utilizzo che se ne fa produce una copia». Se trasponiamo tal quale il “diritto d’autore” nell’ecosistema digitale «Ogni utilizzo è di fatto una copia, ogni cosa che si fa produce una copia, il che automaticamente significa che ogni cosa che si fa in una rete digitale è soggetta a regolamento delle leggi del copyright, non c'è spazio di manovra, non ci sono spazi liberi. Nel contesto della musica innanzitutto». Così senza condivisione della conoscenza, senza contaminazioni, non avremo nuove combinazioni e precluderemo la possibilità di produzione di valore creativo. Con le Creative Commons si vuole sviluppare un sistema di tutela delle opere di intelletto, in grado sia di adeguare la normativa sul diritto d'autore alla natura relazionale di internet, sia di proteggere opere di valore pubblico dalla esclusiva privatizzazione.
Lessig in veste di collaboratore di Barack Obama promuove una politica all’insegna della partecipazione e della trasparenza. "
Change Congress", la nuova iniziativa lanciata da Lawrence Lessig Parte con tre proposte impegnative per i politici: la promessa di non accettare contributi dalle lobby e dai comitati di azione politica, l’impegno a vietare per sempre la destinazione di denaro a progetti di quartiere di discutibile valore, l’impegno a sostenere il finanziamento pubblico delle elezioni, e la promessa di promuovere una maggiore trasparenza del funzionamento del Congresso. Tra i primi argomenti di cui si occupa c'è il cambiamento climatico. Ma non solo questo: guerra in Iraq, istruzione, sanità. Lessig ha scoperto, dopo aver trascorso quindici anni occupandosi di diritto e delle potenzialità di una rete aperta e indipendente, che il Web rappresenta uno straordinario strumento di riforma: “La libertà da limiti - ha dichiarato – e la dirompente capacità di attivare l’indipendenza, che sono costate a Internet una lunga esclusione, sono la libertà e l’indipendenza di cui c’è bisogno ovunque, nel governo USA”. “Le istituzioni non godono della fiducia dei cittadini a causa della corruzione dei funzionari pubblici, ossia del rapporto tra lobby, finanziatori e potere politico”, la cui immagine non viene mai abbinata al concetto di indipendenza proprio per via dell’ormai consolidata opinione che politica e interessi economici vanno a braccetto: “C’è un grave problema di indipendenza e la vera crisi sta nel fatto che non consideriamo la democrazia come uno strumento per risolvere i problemi”. “La sola strada per ripristinare la fiducia è ripristinare l’indipendenza, rompendo ogni possibile legame tra soldi e scelte politiche”. Lessig ha parlato del rapporto tra corruzione dei funzionari pubblici e sfiducia negli Stati Uniti. Dalla sanità (ricordando la "tobacco science", la scienza del tabacco: le ricerche pagate dalla multinazionali) al Parlamento. La corruzione (e il denaro che la alimenta) è legata alla sfiducia nei confronti delle istituzioni pubbliche. E la sfiducia alimenta disinteresse e disattenzione. Lessig nota però una differenza: se fino a pochi anni fa era diffusa soprattutto una "read only culture" (una cultura costruita unicamente attraverso la lettura/ascolto/visione), con internet diventa possibile una "read write culture" , dove il pubblico può scrivere e commentare, per questo ha titolato polemicamente un suo saggio “Against transparency”. "Una società libera - libera dalla "corruzione" che caratterizza la nostra società - "è presupposto per una cultura libera, e per molto altro.".
Per questo le potenzialità di partecipazione informata offerte da internet vanno riconosciute, affermate e difese, altrimenti non sono garantite da nessun automatismo. Suonano come un saggio monito ed una sollecitazione alla politica le parole di Derrick de Kerckhove, direttore del Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia “la libertà su Internet va difesa con realismo e guardando bene tutti gli aspetti della verità. Internet, se male usata, è pervasiva ancora più della tv, entra in ogni recesso della nostra vita”. C’è da augurarsi che il Parlamento Italiano, che per primo ha sostenuto la proposta di un “Internet Bill of Rights” una “Carta dei Diritti di Internet”al Summit dell’ONU sulla Società dell’Informazione-WSIS, sappia esserne all’altezza.

venerdì 19 febbraio 2010

la Protezione Civile e la politica

La modifica al decreto alla Commissione Ambiente della Camera e l’inchiesta della magistratura seguono il loro corso normativo e giudiziario, ma ancora una volta sono le questioni ambientali a misurare e a definire la qualità della politica e della cultura ad essa sottesa. Sono di pochi giorni fa le immagini nei telegiornale degli Ischitani che facevano muro contro le forse dell’ordine a difesa degli edifici abusivi, edificati spesso in zone a rischio idrogeologico.

Per questo le immagini che dai Nebrodi ci hanno mostrato la montagna, con la sua terra, i suoi ulivi e le sue case muoversi verso valle come una gigantesca colata lavica ci chiedono anche un altro sguardo per una riflessione efficace sulla Protezione civile in Italia e sulla cultura politica nell’amministrazione della cosa pubblica e del territorio cui si riferisce.

Il Servizio nazionale per la Protezione civile nasce con la legge 24 febbraio 1992, n. 225, “al fine di tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, catastrofi o altri eventi calamitosi”.

La Protezione civile coinvolge l’articolazione dello Stato dal centro alla periferia e la società civile attraverso le organizzazioni di volontariato. Questa struttura permette il coordinamento centrale e, ad un tempo, una grande elasticità e tempestività operativa. La Protezione civile vede il coinvolgimento operativo di circa 800.000 volontari organizzati in quasi 4.000 gruppi, coordinati alle amministrazioni locali e ai corpi dello Stato, dal Corpo Forestale a quello dei Vigili del Fuoco, dalle Forze armate a quelle di polizia, dal Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico al Corpo forestale, alle società legate alle infrastrutture come Enel e Telecom, così come la Croce Rossa e gli Istituti di Ricerca scientifici. Una elevata concentrazione di professionalità, anche tra i volontari, unita ad una notevole intensità motivazionale legata alla missione e alla natura, anche drammatica, degli interventi. In questi giorni la Protezione civile è stata paragonata ad un esercito, ad una forza di pace, ma se uniamo allo sguardo descrittivo sulla sua struttura le funzioni che nel tempo le sono state affidate essa si presenta in modo plastico come lo Stato stesso. Indubbiamente la consapevolezza che in questi giorni sta prendendo corpo, mista ad indignazione, stupore e sconforto, pone ad una tale struttura questioni di legalità legittimità e di controllo. Non si tratta soltanto di separare l’organizzazione e la gestione dei grandi eventi previsti e annunciati anni prima, siano i mondiali di nuoto a Roma, i raduni religiosi o il prossimo Expo 2015 a Milano, dal servizio nazionale che si occupa delle catastrofi o delle emergenze “imprevedibili”, perché annunciate ma non considerate. Anche qui ci viene chiesto un ulteriore sforzo di riflessione: sommare ed equiparare le catastrofi e le calamità ai grandi eventi e ai grandi raduni, rendere sinonimi l’urgenza e l’emergenza non richiede solo deroghe che costituiscono l’ambiente naturale per distorsioni e degenerazioni illecite. Ciò che impressiona è constatare che, delega dopo delega, un Paese invece di semplificare una ridondante e anche contraddittoria articolazione di norme e competenze sceglie di prescindere da esse.

La politica pubblica abdica così al suo ruolo ed al suo compito di governo dei processi e si affida in outsourcing ad un Servizio nazionale connaturato alle calamità e alle emergenze, che una buona pianificazione e gestione di infrastrutture e territorio dovrebbe evitare, scongiurare e ridurre.

Proprio la buona azione della Protezione Civile e dei suoi tecnici ha evidenziato questa alterazione. Il dissesto idrogeologico nel messinese dopo l'alluvione del 2007 è oggetto di una inchiesta della Procura. I tecnici della Protezione Civile nella loro relazione del 2008 ai pubblici ministeri rilevarono che: "La causa scatenante le forti alluvioni è stata certamente l'elevata intensità di eventi meteorici, ma non può non essere presa in considerazione la leggerezza di alcune scelte territoriali, che si sono rilevate determinanti negli effetti provocati dal dissesto idrogeologico. Scelte che hanno fatto sì che il degrado dei corsi idrici del messinese diventasse un fenomeno ormai generalizzato e diffuso capace di provocare un vero e proprio disastro". Sono state riscontrate responsabilità? Di più: Calogero Ferlisi, comandante del nucleo per la tutela del territorio dei vigli urbani di Messina lungo tre anni ha denunciato 1200 edifici abusivi, 200 dei quali erano nel borgo della catastrofe alluvionale dello scorso 2009 a Giampilieri. Di fronte ad un’emergenza descritta e agli eventi catastrofici previsti come si è mossa articolazione istituzionale che da’ corpo e definisce la politica pubblica nel territorio, Sindaci, Presidenti di Provincia, Prefetti, Governatore? Non pervenuto. La giunta regionale siciliana, a seguito del dissesto idrogeologico catastrofico che interessa il comune di San Fratello, ha dichiarato lo stato di calamità per gran parte del territorio della provincia di Messina e parte della provincia di Palermo. La giunta ha inoltre deliberato la richiesta dello stato di emergenza al Consiglio dei ministri.

Certamente ora interverrà in aiuto degli sfollati la Protezione Civile, lo farà con la consueta abnegazione e i suoi operatori devono essere confortati dalla stima di sempre. Troppo semplice, e un po’ razzista, ridurre questo succedersi di fatti e di mancanze ad una vicenda Pirandelliana da circoscrivere e da commentare davanti al televisore, ogni italiano non deve andare molto indietro nella memoria della sua regione per trovare esempi simili, purtroppo.

Non a caso Bertolaso chiese a Berlusconi 25 miliardi di euro per mettere in sicurezza tutte
le zone a rischio idrogeologico presenti sul territorio nazionale. L’ignavia di chi ha competenze e funzioni per la pianificazione e la gestione del territorio può indignare, ciò che deve preoccupare è la mancanza di una cultura politica capace di vedere il proprio territorio, la propria regione, il proprio Paese, come un ecosistema complesso del quale sentire la responsabilità. Per questo la semplificazione normativa, pur necessaria, non può significare l’assenza di regole e procedure che vedano, ad esempio, la valutazione di impatto ambientale come elemento interno alla progettazione di un intervento e non come sua successiva mitigazione. Agire nel rispetto del principio di precauzione non significa immobilismo ma tener conto di tutte le indicazioni presenti. I sistemi informativi territoriali e la partecipazione informata nell’era digitale sono utili proprio per “fare bene” nel rispetto dell’interesse generale e della sostenibilità ambientale. Non sempre il “fare presto e comunque” è altrettanto efficace.

giovedì 18 febbraio 2010

Carta dei Diritti della Rete:eppur si muove...in Brasile

A conclusione del lavori dell’IGF-Internet Governance Forum promosso dall’ONU Nel 2007 a Rio, Markus Kummer, Coordinatore esecutivo del Segretariato ONU per l'IGF-Internet Governance Forum, riconoscendo i timori di Vint Cerf disse «La legge del Mare ha richiesto circa 20 anni per negoziare il trattato. In Internet abbiamo bisogno di qualcosa di più urgente. Forse l'iniziativa dell'Internet Bill of Rights ci porterà più avanti». Il giorno precedente era stata firmata una dichiarazione congiunta dei governi brasiliano e italiano che indicava proprio nell’Internet Bill of Rights, la Carta dei Diritti per Internet, lo strumento per garantire libertà e diritti nel più grande spazio pubblico mai conosciuto. Poco dopo quella firma Gilberto Gil è tornato alla musica, il Brasile ha un nuovo Ministro alla Cultura ma non ha perso tempo e si è mosso con coerenza. Il Comitato per la Gestione di Internet, www.cgi.br. composto da membri di governo, imprese, terzo settore e dalla comunità accademica e basato su multilateralismo e trasparenza, ha approvato i principi guida per le sue decisioni e raccomandazioni, principi che vengono ora utilizzati nel processo aperto, coordinato dal Ministero della Giustizia, per approvare una serie di direttive e regolamenti per Internet. Questi i dieci principi fondamentali per Internet in Brasile: 1- L'uso di Internet deve essere guidato dai principi di libertà di espressione, privacy individuale e rispetto dei diritti umani; 2- La Governance di Internet deve essere trasparente, multilaterale e democratica, per preservare e promuovere il suo carattere di creazione collettiva; 3- L’accesso a Internet deve essere universale affinché sia uno strumento per lo sviluppo umano e l’inclusione sociale; 4- La diversità culturale deve essere rispettata,preservata e stimolata, senza l'imposizione di credenze, costumi e valori; 5- La Governance di Internet deve promuovere sviluppo e diffusione delle nuove tecnologie e dei modelli di accesso e uso; 6- Va garantita la neutralità delle Rete, senza filtraggi politici, commerciali, culturali e religiosi o qualsiasi altra forma di discriminazione o trattamento preferenziale;7- La responsabilità delle attività illecite è personale e non di chi offre i servizi di connessione e le piattaforme di comunicazione. Le azioni contro le attività illecite devono rispettare i principi fondamentali di libertà, della privacy, nel rispetto dei diritti umani;8- L’adozione di misure tecniche coerenti con gli standard internazionali per la stabilità della rete, la sicurezza e la funzionalità utilizzando le migliori pratiche; 9- Internet deve essere basata su standard aperti che facilitano l'interoperabilità per permettere a tutti di partecipare al suo sviluppo; 10- Gli ambienti giuridici e di regolamentazione devono preservare le dinamiche di Internet come uno spazio per la collaborazione. La stessa Commissione sulle Libertà Civili e la Giustizia del Parlamento Europeo aveva già esortato un anno fa tutti gli stakeholders della Rete all’impegno nel processo in corso per la carta dei Diritti di Internet: qualcuno se ne è accorto a Roma, dove il processo ebbe inizio?
The Internet Steering Committee in Brazil - CGI.br, in its 3rd ordinary meeting of 2009 held in NIC.br headquarters in the city of São Paulo, has approved the following Resolution:
CGI.br/Res/2009/03/P - PRINCIPLES FOR THE GOVERNANCE AND USE OF THE INTERNET IN BRAZIL
Considering the need of support and orientation for its actions and decisions according to fundamental principles, the CGI.br decides to approve the following Principles for the Internet in Brazil:
1. Freedom, privacy and human rights
The use of the Internet must be driven by the principles of freedom of expression, individual privacy and the respect for human rights, recognizing them as essential to the preservation of a fair and democratic society.
2. Democratic and collaborative governance
Internet governance must be exercised in a transparent, multilateral and democratic manner, with the participation of the various sectors of society, thereby preserving and encouraging its character as a collective creation.
3. Universality
Internet access must be universal so that it becomes a tool for human and social development, thereby contributing to the formation of an inclusive and nondiscriminatory society for the benefit of all.
4. Diversity
Cultural diversity must be respected and preserved and its expression must be stimulated, without the imposition of beliefs, customs or values.

5. Innovation
Internet governance must promote the continuous development and widespread dissemination of new technologies and models for access and use.
6. Network neutrality
Filtering or traffic privileges must meet ethical and technical criteria only, excluding any political, commercial, religious and cultural factors or any other form of discrimination or preferential treatment.
7. Network unaccountability
All action taken against illicit activity on the network must be aimed at those directly responsible for such activities, and not at the means of access and transport, always upholding the fundamental principles of freedom, privacy and the respect for human rights.
8. Functionality, security and stability
Network stability, security and overall functionality must be actively preserved through the adoption of technical measures that are consistent with international standards and encourage the adoption of best practices.
9. Standardization and interoperability
The Internet must be based on open standards that facilitate interoperability and enable all to participate in its development.
10. Legal and regulatory environments
Legal and regulatory environments must preserve the dynamics of the Internet as a space for collaboration.