ciao, welcome :-)

in questo blog metto un po di tutto se cerchi qualcosa che non trovi chiedimelo

venerdì 17 settembre 2010

MEDIA SOCIALI, CONDIVISIONE E PARTECIPAZIONE INFORMATA

Un appuntamento utile all'interno del quale con Fiorella De Cindio abbiamo ripreso il filo di Condividi la Conoscenza con un impegno diretto dell'Università.Dopo le circa 400.000 firme raccolte in poche settimane in rete con l'appello No Bavaglio e il conseguente binario morto per la legge sulle intercettazioni, dopo le uscite di Giorello e Galli Della Loggia sulle implicazioni della rete per la sovranità politica del regime democratico, dopo le dichiarazioni dell'assessore all'Urbanistica di Milano Masseroli sulla partecipazione dei cittadini alle osservazioni sul Piano Regolatore Generale, c'è una significativa occasione di confronto e chiarimento sulle possibilità di una partecipazione informata alla vita pubblica. Il fatto che docenti di diverse università italiane partecipini al confronto, insieme ad una delle animatrici di Wikipedia e al rappresentante italiano dei Creative Commons, ad un dirigente della Regione Puglia, che si è distinta sul versante dell'economia della conoscenza e del lavoro cognitivo/creativo, soprattutto l'intervento di Stefano Rodotà rendono l'appuntamento pomeridiano del 20 settembre degno di essere seguito e segnalato.

Monday, September 20, 2010 from 2:30 PM - 6:00 PM Università degli Studi di MilanoVia Festa del Perdono, 7 20122 Milano

Trovate tutte le informazioni, i link per le iscrizioni e il programma, sul sito di UniMI http://www.unimi.it/news/44920.htm

giovedì 16 settembre 2010

Brunetta e l'IGF

A conclusione dei lavori dell'IGF tenutosi a Rio nel 2007, Markus Kummer, Coordinatore esecutivo del Segretariato ONU per l'IGF, a seguito dell'intenso confronto dei diversi workshop, che aveva riportato nella sessione plenaria le difficoltà del processo di regolazione di un media globale come Internet, disse che la proposta di un Internet Bill of Rights poteva costituire una soluzione. Una proposta multistakeholder e multilevel nata in Italia, lanciata al WSIS di Tunisi con il Ministro Stanca discussa in un appuntamento internazionale ospitato a Roma dal Governo Prodi, sviluppata in un workshop specifico all'IGF di Atene e che proprio in Brasile dava corpo ad una coalizione dinamica, come previsto dall'IGF, oltre ad un impegno congiunto dei governi di Italia e Brasile. Cosa è accaduto in seguito? Il governo brasiliano attraverso il Comitato di Gestione di Internet ha approvato i "Principi per la Governance e l'Uso di Internet in Brasile", che hanno recepito quanto detto nella dichiarazione congiunta italo-brasiliana su diritti, libertà, privacy, accesso, consumatori ecc. La Coalizione Dinamica si è unita ad altre centrate sul tema dei diritti dando vita ad una ampia Coalizione Dinamica sui Principi e i Diritti di Internet che in occasione dell'IGF di Vilnius ha presentato la "Carta dei Diritti Umani e dei Principi di Internet" , frutto di una intensa e inclusiva discussione in rete e non. La Commissione per le Libertà Civili del Parlamento Europeo ha proposto al Parlamento Europeo una risoluzione, approvata, che invita il Consiglio a "esortare tutti gli attori di Internet a impegnarsi nel processo in corso della "Carta dei diritti di Internet", che si basa sui diritti fondamentali esistenti, promuove il loro rispetto e incoraggia il riconoscimento dei principi emergenti; al riguardo, un ruolo di primo piano incombe alla coalizione dinamica sulla Carta dei diritti di Internet".
L'attuale governo italiano ed il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta hanno completamente ignorato questo processo, così hanno lasciato cadere la consulta, presieduta da Stefano Rodotà, che lo animava, senza alcun passaggio di consegne o continuità. Oggi all'IGF di Vilnius, che vede la questione dei diritti umani nella dimensione digitale al centro di tutti gli interventi di apertura, l'Italia presenta il "metodo Azuni" come conseguenza coerente con quanto negli anni scorsi aveva contribuito a mettere in moto. Ora, occorre avere del fegato e una bella faccia tosta per sostenere che una iniziativa di palazzo, il cui obiettivo, parole del ministro Brunetta "non è fare nuove norme ma costruire una tassonomia dei problemi percepiti e delle opportunità che offre la rete e successivamente una mappatura delle relative best practices mondiali", abbia una coerenza con una pratica di partecipazione inclusiva propria dell'IGF, con un'azione su più livelli istituzionali, con la valorizzazione dell'attività sussidiaria dei imprese e associazioni attraverso i codici di autoregolamentazione, con la definizione evolutiva, diremmo "wiki", di una carta dei diritti capace di evolvere insieme alla rete e alle questioni inedite che essa propone e proporrà.
Forse non ci si poteva attendere di più da chi ha cercato di fermare l'irruzione dei cittadini nella comunicazione con la legge sulle intercettazioni, che anche le 400.000 firme raccolte in rete ed il dibattito su di essa e da essa sviluppatesi hanno al momento fermato. Sarà proprio da lì e da quella sensibilità che occorre ripartire per riconnettere, con metodi e temi coerenti, il Paese ai processi internazionali che riconoscono nella rete digitale interattiva non una minaccia ma il più ampio spazio pubblico mai conosciuto dall'umanità. Una prima occasione di confronto è promossa dall'Università Statale di Milano il 20 settembre: "Media sociali, condivisione e partecipazione informata" è il tema della sessione pomeridiana, curata da DICo e dal social network Condividi la Conoscenza. Trovate tutte le informazioni, i link per le iscrizioni e il programma, sul sito di UniMI http://www.unimi.it/news/44920.html Qualcuno dovrebbe spiegare al ministro che tanto le simulazioni, quanto le bufale in rete, dove agisce un'opinione pubblica avvertita, hanno le gambe corte.

Media sociali, condivisione e partecipazione informata

Vi segnalo un appuntamento utile all'interno del quale abbiamo ripreso il filo di Condividi la Conoscenza con un impegno diretto dell'Università.Dopo le circa 400.000 firme raccolte in poche settimane in rete con l'appello No Bavaglio e il conseguente binario morto per la legge sulle intercettazioni, dopo le uscite di Giorello e Galli Della Loggia sulle implicazioni della rete per la sovranità politica del regime democratico, dopo le dichiarazioni dell'assessore all'Urbanistica di Milano Masseroli sulla partecipazione dei cittadini alle osservazioni sul Piano Regolatore Generale, c'è una significativa occasione di confronto e chiarimento sulle possibilità di una partecipazione informata alla vita pubblica. Il fatto che docenti di diverse università italiane partecipini al confronto, insieme ad una delle animatrici di Wikipedia, ad un dirigente della Regione Puglia che si è distinta sul versante dell'economia della conoscenza e del lavoro cognitivo/creativo, soprattutto l'intervento di Stefano Rodotà rendono l'appuntamento pomeridiano del 20 settembre degno di essere seguito e segnalato.Trovate tutte le informazioni, i link per le iscrizioni e il programma, sul sito di UniMI.
http://www.unimi.it/news/44920.html

La Social Media Week arriva in Italia e apre in Statale
www.unimi.it
La Social Media Week arriva per la prima volta in Italia e si svolgerà contemporaneamente a Bogotà, Buenos Aires, Città del Messico e Los Angeles dal 20 al 24 settembre.

martedì 14 settembre 2010

La Rete non è un alibi

Internet non può essere un alibi che copre la mancanza di elaborazione intellettuale per la cultura politica. Giulio Giorello ed Ernesto Galli della Loggia, sulle pagine del Corriere hanno svolto alcune riflessioni a seguito delle tensioni internazionali generate dal proposito del reverendo statunitense Jones di bruciare il Corano nell’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle. Entrambi vedono nell’immediatezza della Rete digitale una delle principali ragioni dell’indebolimento della sovranità del regime democratico e della sua rappresentanza messi in discussione dalla riduzione del rapporto spazio/tempo nell’istantaneità di internet e dalla disintermediazione delle informazioni che in esso circolano. Ciò che Giorello definisce come lo “speaker’s corner.com” nel quale “l’annuncio della notizia è già notizia” indipendentemente dalla autorevolezza della fonte. Per la verità, a differenza di quanto sostenuto da Giorello, non è riscontrabile alcuna correlazione immediata tra la notizia del proposito stampalato ed irresponsabile e la natura della rete internet.

Il reverendo Jones aveva reso nota la sua intenzione a fine luglio e a darne la notizia fu la CNN e non un bloggere dello “speaker’s corner.com”. Infatti le rilevazioni relative alle ricerche su GOOGLE per “quran burning” negli ultimi trenta giorni sono state pressoché inesistenti fino a che non ne hanno parlato il generale Petreus il 6 settembre e poi Hillary Clinton e lo stesso Obama.

Galli Della Loggia va oltre e pone il “ problema del rapporto tra il regime democratico e l'estensione dello spazio. Quanto spazio si conviene alla democrazia perché essa possa funzionare?” Per Galli Della Loggia il caso del reverendo Jones evidenzia una difficoltà per l’ambito della relazione tra stato e spazio nella globalizzazione, una difficoltà più grave di quella legata all’esercizio di sovranità statale in rapporto all’estensione dello stato. Cioè “la difficoltà legata alla ridotta estensione dello spazio statale, al suo restringimento di fatto, dovuto principalmente alla velocità ormai fantastica di ogni genere di comunicazione, vicina ormai al traguardo dell’istantaneità.” E’ il tecno-spazio virtuale che segna l’ingresso in un’”di epoca della prossimità totale. Che peraltro ha la sua negazione/antitesi nella crescente lontananza che invece, all’interno degli Stati, si è creata in un gran numero di casi tra centro e periferie.” In luogo di “inesistenti e fantasmatiche sovranità sovra o internazionali”, Galli Della Loggia vede la possibile messa in mora del regime democratico a causa delle “leggi senza volto della tecnologia, che operano nell’interesse esclusivo di sé medesime e/o degli incontrollabili interessi economici (per esempio della finanza o della grande informazione commerciale globale) che se ne servono”. Anche qui: non è Internet, sono le reazioni neotribali all’integrazione della globalizzazione degli integralisti come il reverendo Jones e dei Talebani a costituire il problema. E’ l’incapacità di riformare l’ONU in chiave multilaterale ad impedire l’azione di una sovranità politica democratica. Piuttosto la rete digitale si presenta come una impresa cognitiva collettiva, come il più grande spazio pubblico fino ad ora conosciuto dall’umanità, uno spazio dove la creazione di un’opinione pubblica avvertita è resa possibile dall’accesso disintermediato alle informazioni e dalla condivisione della conoscenza, nonché dalla possibilità di verificare la veridicità di possibili bufale o luoghi comuni a carattere ideologico o religioso. Attribuire a questo ecosistema cognitivo una soggettività in sé, non solo non corrisponde al vero, ma diventa un alibi che impedisce di aggiornare le categorie della politica legate ad una geografia bipolare o imperiale del secolo scorso. La questione vera che sta dietro le preoccupazioni di Giorello e Galli Della Loggia rimanda piuttosto alla necessità che le democrazie hanno di rigenerarsi dopo i blocchi, dopo Yalta e dopo le ideologie. Se non vogliamo il neotribalismo locale delle piccole patrie padane o le derive plebiscitarie del personalismo mediatico, non è sufficiente alcuna soluzione simbolica attraverso recuperi aggiornati di identità passate. Occorre favorire processi di partecipazione informata tanto alla politica pubblica quanto alle forme organizzate della partecipazione politica per la definizione di identità inedite ed originali condivise: occorre adeguare la riflessione intellettuale. In questo senso la rete digitale, come estensione dello spazio e delle risorse di comunicazione, si propone come una straordinaria opportunità, un valore aggiunto per un regime democratico vissuto da una comunità consapevole che si confronta sui nodi della realtà locale e globale che la riguarda. E per questo non si astiene dalla partecipazione concreta.

venerdì 10 settembre 2010

l'ecologia parte costitutiva di una nuova politica

L’ignoranza e lo sfregio della Carta e delle sue istituzioni già oggi alimenta una deriva dissolutiva dell’idea di comunità nazionale, della sua identità e dei suoi compiti dentro il quadro europeo ed internazionale. L’equivalenza tra federalismo e “piccole patrie” rappresenta la prospettiva più plastica di questa condizione. Il fango delle diffamazioni copre la mancanza di una politica pubblica per i beni culturali e l’ambiente, relegati a lussi cui ci si può dedicare nei tempi di crescita economica. Eppure mai come oggi la crescita economica di un paese si fonda sulla unitarietà e la qualità di un ecosistema culturale ed ambientale. L’Italia custodisce la metà del patrimonio artistico mondiale. L'arte figurativa, la musica, l'architettura, la poesia,la letteratura, l’opera lirica, teatrale e cinematografica, hanno contribuito a dare forma e anima alle nostre città. La stesa identità nazionale degli italiani si fonda su questa consapevolezza di “bellezza”. Una consapevolezza che è parte della nostra Costituzione repubblicana, nell’articolo 9 essa afferma:” La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” Nella Carta la funzione di tutela, lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica costituiscono un’unica matrice che impegna la politica pubblica. Il dimezzamento dei fondi ai parchi, i tagli alla cultura, il trasferimento indiscriminato di beni dello stato ai comuni non sembrano assolvere questo compito. Così come le azioni messe in atto da molti italiani, da Nord a Sud,. Le Forze dell’Ordine, anch’esse vittime di tagli, hanno segnalato nel 2009 un aumento annuale dei reati di abusivismo edilizio del 7,6% e di quelli legati a depuratori, scarichi e inquinamento da idrocarburi del 44,8%. Se a Milano vi è il più alto tasso di affezioni alle vie respiratorie tra i bambini e ad Ischia le richieste di sanatoria di edifici abusivi ha avuto 25.000 domande, appare chiaro che la questione ecologica deve essere una parte costitutiva di un rinnovato patriottismo costituzionale repubblicano. Non solo l’efficienza e l’efficacia energetica, dalle fonti rinnovabili alla innovazione tecnologica e nell’edilizia, la tipicità, la qualità e la sicurezza nella filiera agroalimentare, la manutenzione e l’accesso ai beni culturali, gli investimenti e i crediti d’imposta per la ricerca, sono parti centrali di un nuovo Patto Sociale. Lo sviluppo e la competitività di un paese nella globalizzazione o è economico, sociale e ambientale o non è. Un’azione politica innovativa richiede il coinvolgimento del mondo della produzione, della ricerca, delle amministrazioni pubbliche, della sussidiarietà e della comunicazione per definire e condividere un Patto per la Sostenibilità. Questo significa chiamare una comunità nazionale alla costruzione comune di un futuro di qualità e ad un protagonismo utile al futuro del pianeta. Questo è il Made in Italy che deve caratterizzare il Made in Europe dentro le difficili sfide della globalizzazione. "Lo sviluppo sostenibile è quello che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie" (Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU, 1987). Oggi viviamo su un pianeta con un numero di esseri umani che ha già superato i 6 miliardi e ci dobbiamo chiedere se non rischiamo di oltrepassare la sua capacità di reggere le emissioni in atmosfera, le acque reflue inquinate, i rifiuti legati al nostro modo di produrre e di consumare. Sono questioni che non ci riguardano perché Minzolini e Feltri non ne parlano? Occorre essere millenaristi per preoccuparsi di come questa umanità proverà a vivere contendendosi le risorse disponibili senza distruggere i sistemi naturali? No, occorre essere persone consapevoli. Nel 2008 si è tenuta a Roma una conferenza internazionale nel centenario della nascita di Aurelio Peccei, il fondatore del Club di Roma che negli anni ’60 pose al mondo il problema dei limiti dello sviluppo e autorevoli scienziati internazionali si sono confrontati a partire da questa consapevolezza.Steven E. Koonin, Chief Scientist della BP, sì la BP, presentò dati chiari: i tre grandi mercati energetici, Nord America, Europa e Asia Pacifico( India,Cina, Oceania) consumano il 78% del petrolio e dispongono solo del 10% delle riserve, così per il gas consumano il 61% e hanno l’85% delle riserve, per il carbone le percentuali sono l’88% ed il 35%. Mentre le emissioni di Co2 crescono del 1,2% annuo nei paesi in via di sviluppo la crescita è del 2,8%. Se la Cina e l’india avessero le emissioni pro capite del Giappone la concentrazione di CO2 nell’atmosfera aumenterebbe del 40%. Gli scienziati BP prevedono che saranno ancora gli idrocarburi ed i combustibili fossili le fonti energetiche del futuro, con grandi problemi per le emissioni. Anche Martin Rees, Presidente Royal Society Britannica, conferma che al 2010 sarà intorno all’80% la percentuale delle fonti fossili tra tutte quelle energetiche. Rees ha illustrato le tendenze della crescita demografica che accompagnano la ridefinizione degli equilibri economici, politici mondiali. L’aumento della popolazione che ha visto una progressione di circa 200.000 anni per arrivare ad un miliardo nel1800, 130 anni per arrivare a 2 miliardi nel 1939, 30 per arrivare a 3 nel ’60, 15 per arrivare a 4 nel ’75, 12 per arrivare a 5 nel 1987 e altri 12, per fortuna non meno, per arrivare a 6 nel ’99. La parte urbanizzata della popolazione mondiale era meno del 10% nel 1700, è salita al 25% nel ‘900 arrivando oggi al 50% e si prevede al 67% nel 2050. La nuova geopolitica si evince anche da quelle che saranno le 12 megalopoli nel 2015, domani. Tokyo, che si sta contenendo, arriverà a 36,2 milioni di abitanti, Mumbai a 22,6, triplicata in 30 anni, Delhi quadruplicata a 20,9 , Città del Messico è raddoppiata in 30 anni e avrà 20,6 milioni di abitanti. L’unica città occidentale è New York a 19,7, l’Europa ha 400 milioni di abitanti e le top 12 sommano da sole 291 milioni di abitanti! Tanta pressione spiega perché nel 2000, 29 Paesi, con mezzo miliardo di abitanti, avevano carenza idriche, mentre si prevede per il 2025 che saranno 50 i paesi con deficit idrico con 3 miliardi di abitanti. I problemi per le emissioni e per l’acqua nel 21° secolo saranno molto più grandi nei pesi emergenti che in quelli che erano i paesi industrializzati. Sia gli scienziati della BP che quelli della Royal Society concordano sui passi da fare per una sfida globale complessa. Occorre una politica pubblica scientificamente e tecnicamente informata, coerente e stabile e capace di coordinare scienza, tecnologia ed economia. La Corte Costituzionale nella sentenza 151/186 sancisce ”la primarietà del valore estetico-culturale” il quale non può essere “subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici”, al contrario deve essere “capace di influire profondamente sull'ordine economico-sociale”. Un chiaro indirizzo per la capacità di un paese di produrre valore dentro l’economia della conoscenza, quella su cui basano le proprie possibilità di ripresa e di competitività le democrazie nel mondo.

giovedì 29 luglio 2010

un buon servizio per la libera informazione

un buon servizio alla causa dell'informazione libera.
a presto
http://www.rainews24.it/it/canale-tv.php?id=19971

martedì 27 luglio 2010

tavolo Referendum x Milano

domani dalle 17,30 sul Maviglio Grande, angolo Viale Gorizia, nuovo tavolo del Comitato Referendum dei Navigli, i firmatari e i volontari sono graditi

Fiorello