ciao, welcome :-)

in questo blog metto un po di tutto se cerchi qualcosa che non trovi chiedimelo

mercoledì 13 ottobre 2010

Milano città del terzo millennio

Da tempo i milanesi manifestano un distacco sconcertato dalla politica pubblica e dai partiti che ne esauriscono la rappresentanza,
pur esprimendo il più alto tasso italiano di partecipazione alle esperienze di volontariato e di sussidiarietà sociale.

Serve a poco l'attivismo del Sindaco Moratti, fotografata tra le bancarelle del mercato, sul bus o in bicicletta: il recupero di una empatia

reciproca tra l'amministrazione comunale ed i suoi cittadini non si risolve con una soddisfazione simbolica.

Sono anni che Milano non si percepisce in una relazione stretta con le sue istituzioni, orgogliosa di esprimere un'opinione pubblica avvertita

e di essere la città italiana agganciata ai processi di innovazione internazionali.

Nonostante il riscontro positivo del Manifesto per Milano lanciato dal Corriere,lo spettacolo cui i milanesi assistono da mesi ha visto in scena la riduzione di una opportunità di relazione globale, come l'EXPO sui temi dell'alimentazione e dell'energia, ad uno scontro di natura fondiaria ed immobiliare tutto ripiegato sugli ombelichi locali.

Del resto l'opposizione non è stata meno autoreferenziale.

Eppure la città e la sua area metropolitana esprimono eccellenze accademiche ed imprenditoriali, così nella sussidiarietà e nella ricerca.

Quando ci sono la fiera del design o la settimana della moda emerge in città la rete dell'imprenditoria cognitiva che valorizza a pieno le eccellenze artigiane e tecnologiche

e propone Milano come strordinario luogo di relazioni per la produzione di valore nell'economia della conoscenza.

Invece da mesi oltre alle divergenze fondiarie tra Formigoni e la Moratti il problema della città sembra Triboniano e i disgraziati che lì vivono: qualcuno tra amministratori e opposizioni si è chiesto che fine ha fatto l'Agenzia Nazionale per l'Innovazione che doveva fare incontrare creatività e credito, infrastrutture digitali e servizi?

Molti milanesi non si rassegnano ad essere spettatori sconcertati e da tempo stanno mettendo in rete esperienze e competenze capaci di rispondere alla vocazione storica di questa città, nodo delle relazioni economiche e culturali europee ed internazionali.

Un primo appuntamento pubblico si terrà sabato 16 dalle 14,30 al Teatro Franco Parenti,urbanisti, imprenditoria del design, economisti, esperti di mobilità e di partecipazione informata, proporranno il loro sguardo su quale Milano per quali milanesi a partire dal governo del territorio, quindi dal PGT e dall'EXPO. Il ventaglio ampio e trasversale dei promotori ha la consapevolezza e la necessità di superare le attuali e asfittiche gepgrafie partitiche affinché siano rimessi al centro del confronto pubblico il ruolo, l'identità e la funzione di Milano. Per questo durante l'incontro sarà possibile firmare i Referendum per la città, l'unico strumento a disposizione dei milanesi affinché il confronto elettorale non prescinda dalle questioni concrete che riguardano la qualità del vivere sociale nella città metropolitana. Un'offerta politica più coerente con la città, le sue preoccupazioni e le sue aspettative,può vedere l'aumento dell'interesse alla cosa pubblica e una percentuale di votanti superiore al 61,5% degli aventi diritto come nelle scorse regionali.



Fiorello Cortiana

Allarme Milano Speranza Milano







Sabato 16 ottobre h. 14,30 - 18,00



Teatro Franco Parenti, via Pierlombardo





MILANO CITTA' DEL TERZO MILLENNIO

i cittadini dopo le primarie



innovazione-territorio-partecipazione-welfare urbano



- Luca Beltrami Gadola ( Arcipelago Milano )

- Giovanni Lanzone ( The Reinaissence Link )

- Edoardo Croci ( Milano sì Muove )

- Fiorella De Cindio (Rete Civica di Milano )



lo sguardo di:

- Piero Bassetti ( Milania )

- Marco Vitale ( Allarme Milano, Speranza Milano)



Milano vista dalla Grande Milano

- Giorgio Oldrini (Sindaco di Sesto San Giovanni )

- Maria Ferrucci ( Sindaco di Corsico )

- Mario Sacchi ( Sindaco di Settimo Milanese )

- Eugenio Comincini ( Sindaco di Cernusco sul Naviglio )



interverranno nel dibattito



- Stefano Boeri

- Valerio Onida

- Giuliano Pisapia

- Michele Sacerdoti





conducono l'incontro



Fiorello Cortiana e Marco Cipriano



Immagini su Milano e i milanesi dal dopoguerra ad oggi a cura di Denis Curti (Contrasto)



promuovono l'incontro



Allarme Milano Speranza Milano

Arcipelago Milano

The Reinaissence Link

Club Porto Franco

Fondazione Rete Civica Milano

Fondazione Ambrosianeum

Circolo Culturale Prospettive Democratiche

Forum delle Idee

mercoledì 6 ottobre 2010

Arcipelago Milano-il Seveso non è il Nilo

IL SEVESO NON È COME IL NILO
5-10-2010 by Fiorello Cortiana

Settimane per pulire le strade della zona Niguarda e per liberare le gallerie della linea gialla dall’acqua, le Camere di Commercio di Milano e Monza hanno stimato700 mila euro di perdite per gli esercizi commerciali e pensiamo alla lievitazione dei costi per i lavori, le riparazioni, gli interventi, gli straordinari degli uomini impiegati, cosa è successo? Niente di particolare, è piovuto ed è esondato il Seveso. Sì, perché gli ultimi sette dei 52 Km che lo portano dai confini con la svizzera al Naviglio Martesana, il Seveso attraversa Milano in una tombinatura coperta che lo immette nel canale Redfossi, tombinato anch’esso. Il sistema coperto Seveso-Redefossi-Martesana ha capacità di convogliamento piuttosto rigide, da qui i problemi di carattere idraulico e i periodici allagamenti dell’abitato anche a seguito di precipitazioni non eccezionali.
E’ dal 1976 che si hanno dati precisi sulle sue esondazioni, dovute principalmente al convogliamento nel Seveso delle reti fognarie delle successive espansioni urbane dei comuni della cintura Nord di Milano. La quantità degli scarichi sommata alle precipitazioni meteoriche supera facilmente la soglia della portanza del fiume e la sua capacità di deflusso, un fiume ridotto nel tempo a canale scolmatore tombinato. L’attenzione dei cittadini si è probabilmente concentrata su queste problematiche idrauliche e sulle polemiche dovute alle inadempienze amministrative riportate dai media. C’è invece un problema, non immediatamente evidente, che presenta costi sociali molto più pesanti e riguarda l’inquinamento del territorio dovuto alla qualità delle acque esondate. I rilevamenti della Provincia di Milano mostrano come il bacino del Seveso vede peggiorare la qualità delle sue acque con il passaggio nella Brianza verso Milano. Il territorio industriale della provincia di Como ha la responsabilità per i preoccupanti valori dei metalli pesanti, rame, zinco, mercurio, cromo, nel milanese si aggiunge il cadmio, nonché un carico microbiologico di tre ordini di grandezza superiore ai limiti della balneazione.
Nel corso dei decenni il Seveso ha cambiato la sua natura, impermeabilizzazioni e tombinature l’hanno trasformato a tutti gli effetti in un collettore fognario che, esondazione dopo esondazione, distribuisce sul territorio un’incredibile quantità d’inquinanti tossici. Oltre alle conseguenze prodotte dalla combustione a cielo aperto da parte di smaltitori killer o dallo sversamento tal quale nelle acque (pensiamo al Lambro di pochi mesi fa), ci troviamo di fronte ad una regimazione delle acque da parte delle amministrazioni competenti che, a seguito delle ricorrenti esondazioni, che si aggiunge allo smaltimento illegale di rifiuti tossico-nocivi lungo i cicli dell’ecosistema.
Forse le diverse amministrazioni locali, oltre a preoccuparsi di allacciare le successive condotte fognarie al collettore chiamato Seveso, dovrebbero preoccuparsi, dei controlli sulla qualità delle acque reflue e sulla loro provenienza. Ma basta un’autocertificazione per uscire dalle “aziende a rischio”, quali controlli fanno eseguire all’ARPA? Con quanto personale? Insieme a questo, invece di pensare a ingrandire i canali scolmatori per evitare il superamento della soglia di portanza del Seveso, dovrebbero pensare a ridare le sue pertinenze territoriali al fiume e rinaturalizzare il territorio. Pensate: il Ticino godendo di un parco può permettersi di “invadere” ampie porzioni di territorio. Utopie degli ecologisti? No, l’hanno fatto in Germania nel distretto della Ruhr, una delle più importanti aree produttive d’Europa, con estrattiva e siderurgica, la quale, insieme alla crisi, ha lasciato dietro di sé un grave inquinamento della terra e delle falde acquifere.
L’Emscher e i corsi d’acqua, che in esso confluiscono si erano trasformati in un vero e proprio sistema fognario a cielo aperto. Ora in questa vasta area, l’Emscher Park, è in corso di radicale qualificazione, il programma prevede depurazione, decontaminazione, separazione di acque di scarico da acque piovane, un’attenzione particolare è stata rivolta alla sistemazione naturalistica delle sponde per innescare processi di fitodepurazione, nonché al riuso delle strutture industriali con imprese “sostenibili”. Il coordinamento progettuale è stato svolto dal 1991 al 1999 da IBA Emscher Park, società di consulenza creata con lo scopo di realizzare una progettazione partecipata con i numerosi gruppi sociali e imprenditoriali presenti nell’area. Buona parte delle opere previste sono già realizzate. Come amministrazione rosa-verde della regione Lombardia, nei primi anni ‘90 ci gemellammo con il Land Nord Reno-Westfalia, che comprende la Ruhr, proprio per avviare lo stesso percorso di recupero nel bacino Lambro-Seveso-Olona, ma qui non ha fatto seguito nulla.
Il Parco Paesaggistico dell’Emscher ricopre un’area di circa 320 Kmq, cuore dello sviluppo post-industriale del Nord Reno-Westfalia, che ha 18.000.000 di abitanti. Occorre notare che la Lombardia non arriva a 10 milioni e che le provincie di Milano e Monza-Brianza sommate non arrivano a quattro. Si può fare dunque se si vuole.


Fiorello Cortiana

venerdì 1 ottobre 2010

una buona occasione di partecipazione

INTERNET GOVERNACE FORUM ITALIA 2010
http://www.igf-italia.it/

Roma, 29-30 novembre 2010


Invito a organizzare incontri tematici


A causa della ridotta disponibilità di tempo, durante le sessioni plenarie dell'IGF Italia sarà possibile trattare solo un numero limitato di temi. Per allargare lo spettro degli argomenti trattati e dare potenzialmente a tutti - anche a chi non ha mai partecipato a un IGF - la possibilità di contribuire, gli organizzatori dell'IGF Italia 2010 invitano tutti gli interessati a organizzare incontri tematici da tenersi la mattina di martedì 30 novembre 2010 (o, in caso di impossibilità, nel fine settimana immediatamente precedente, vale a dire sabato e domenica, 27-28 novembre 2010). Gli incontri tematici potranno tenersi sia a Roma - sede dell'IGF Italia 2010 - sia altrove. Le sedi degli incontri, anche per contenere i costi, potranno anche essere del tutto informali, come locali pubblici, circoli, ecc. Gli incontri saranno gestiti in autonomia dagli organizzatori, ma si raccorderanno pienamente ai lavori dell'IGF Italia sia tramite il sito web dell'IGF (http://www.igf-italia.it), dove saranno elencati, pubblicizzati e documentati, prima e dopo l'IGF, sia per mezzo di brevi relazioni di persona (o via streaming) che gli organizzatori degli incontri tematici saranno invitati a tenere il 30 novembre nel pomeriggio, durante la sessione plenaria IGF Italia.


Internet riguarda tutti:
fai sentire la tua voce !



Cose da fare

Ai potenziali organizzatori chiediamo di:


1. presentare una proposta, secondo lo schema di proposta sotto riportato, via email all'indirizzo email: incontri-2010@igf-italia.it entro e non oltre le ore 24:00 di martedì 2 novembre 2010;


2. se la proposta sarà accettata (come accadrà se è in tema, nonché ragionevolmente credibile in quanto a organizzazione), di impegnarsi a organizzare al meglio l'incontro, garantendone la puntualità, l'apertura al pubblico e un'adeguata pubblicità;


3. produrre una breve relazione scritta in merito all'incontro secondo lo schema di relazione sotto riportato;


4. recarsi a riferire - di persona o, se l'incontro ha avuto luogo fuori Roma, via streaming - nel corso della sessione plenaria IGF Italia martedì 30 novembre a Roma presso la sede centrale del CNR, Piazza Aldo Moro 7, Sala Convegni, Roma, alle ore 14:30.


Tutte le relazioni saranno pubblicate sul sito dell'IGF Italia 2010 con licenza Creative Commons Attribuzione.



Come procederemo


Dopo aver ricevuto le proposte, il Comitato di Programma verificherà che i requisiti minimi siano soddisfatti, riservandosi il diritto di suggerire la fusione di incontri con obiettivi molto simili, di richiedere supplementi di informazione o di intraprendere altre azioni finalizzate ad assicurare la buona riuscita complessiva dell'IGF Italia 2010.

Le proposte approvate saranno presentate sul sito ufficiale dell'IGF Italia 2010, evidenziando anche il nome dell'organizzatore, relativa affiliazione e URL; gli organizzatori potranno usare il logo e la scritta "IGF Italia" nel presentare e promuovere il loro incontro. Tale autorizzazione sarà immediatamente ritirata nel caso in cui il Comitato di Programma di IGF Italia 2010 riscontrasse deviazioni considerevoli da quanto concordato in fase di accettazione della proposta.

Il Comitato di programma di IGF Italia 2010 non si assume alcuna responsabilità in merito agli incontri tematici, di cui saranno integralmente e unicamente responsabili i relativi organizzatori, anche in relazione ad eventuali spese.

Per eventuali dubbi, idee e proposte: http://www.igf-italia.it/contatti



Date importanti


1. Scadenza per la presentazione delle domande: martedì 2.11.2010.


2. Invio delle risposte: lunedì 8.11.2010.


3. Presenza (di persona o via streaming) alla sessione plenaria di IGF Italia martedì 30.11.2010 alle ore 14:30 a Roma presso la sede centrale del CNR, piazza Aldo Moro 7, Sala Convegni, Roma.




Allegato 1: Schema di proposta


1. Titolo dell'incontro (non più di 10 parole).


2. Breve descrizione dell'incontro (non più di 200 parole).


3. Perché questo tema è rilevante per l'Internet Governance Forum Italia?


4. Lo avete già trattato in altri contesti? Se sì, fornire descrizione e URL.


5. Avete esperienza di organizzazione di incontri pubblici? Se sì, fornire descrizione, data, luogo e URL.


6. Quali sono i problemi che volete provare a risolvere proponendo questo incontro?


7. Quali sono le opportunità che volete provare a cogliere proponendo questo incontro?


8. Siete a conoscenza di altre iniziative interessate agli stessi problemi/opportunità? Se si, quali?


9. Siete a conoscenza di persone o gruppi interessati allo stesso tema altrove in Italia?


10. Siete a conoscenza di persone o gruppi interessati allo stesso tema altrove fuori Italia?


11. Quando esattamente pensate di tenere l'incontro?


12. Dove pensate di tenerlo? Qual è la capienza del luogo che avete selezionato?


13. Come pensate di pubblicizzare l'incontro?


14. Quante persone vi aspettate che vengano al vostro incontro?


15. Nome, cognome, numero di cellulare e indirizzo email di una persona di riferimento che si assume la responsabilità di gestire l'incontro e, se approvato, di tenerlo in maniera conforme a quanto descritto in questa proposta.


16. Breve biografia del proponente; mettere in evidenza eventuali esperienze precedenti di organizzazione di incontri pubblici.


17. Pensate di allestire un sito per pubblicizzare e preparare l'incontro? Se sì, di che tipo? Pensate di utilizzare anche altri strumenti online, come Twitter, Facebook, ecc.? In ogni caso è richiesta una forma di pubblicazione on-line.


18. Pensate di trasmettere in streaming (audio o audiovideo) il vostro incontro? Se sì, usando quale tecnologia?


19. Pensate di produrre una registrazione dell'incontro? Se sì, pensate di renderla poi disponibile online?



Allegato 2: Schema di relazione finale


1. Titolo dell'incontro.


2. URL dell'incontro.


3. Organizzatore ufficiale: nome e cognome, numero di cellulare, indirizzo email, website.


4. Luogo dell'incontro.


5. Data, ora di inizio e di fine.


6. Numero di persone presenti.


7. Sintesi degli argomenti trattati.


8. Quali sono le principali criticità nell'ambito del tema che avete discusso?


9. Che cosa proponete di fare per risolverle o quantomeno attenuarle? Perché?


10. Se le azioni sono più di una, porle in ordine di priorità.


11. Quali sono le principali opportunità?


12. Cosa proponente di fare per coglierle? Perché?


13. Se le azioni sono più di una, porle in ordine di priorità.


14. Darete un seguito all'incontro di oggi?


15. Se sì, di che tipo? (Incontri periodici, mailing list, wiki, Facebook, ecc.)


16. Pensate che il tema che avete trattato sarà ancora rilevante tra un anno?


17. Pensate che sia probabile che qualcuno riproponga un incontro simile al prossimo IGF Italia?


18. L'iniziativa degli incontri tematici satelliti ha funzionato? La raccomandereste anche per il prossimo IGF? Se sì, con le modalità di quest'anno o con modifiche? Quali?


19. Avete richieste o suggerimenti in merito all'IGF Italia in generale?

giovedì 30 settembre 2010

500 volontari per l'ambiente a Milano

Ogg: 500 volontari per l'ambiente a Milano
Mittente: Milanosìmuove

Autunno: cadono le foglie e... si alza lo smog.
Ecco perché... Milano ha bisogno di te!

Oltre 5.000 cittadini milanesi hanno finora sottoscritto i cinque referendum per la qualità della vita e dell'ambiente promossi da Milanosìmuove, Comitato traversale di cittadini e associazioni.

Nel fine settimana del 15-16-17 ottobre si terranno i "Referendum days" , con l'obiettivo di raccogliere le 15.000 firme necessarie perché i referendum si tengano davvero.

C'è bisogno di 500 volontari disposti a offrire qualche ora del loro tempo per raccogliere firme ai punti di raccolta in tutta la città.

Segnalaci subito la tua disponibilità, rispondendo a questa email (referendum.milano@gmail.com) oppure chiamando questi numeri:
335-6256732
340-4607189

Ti chiediamo anche di far girare la voce il più possibile coinvolgendo amici e conoscenti (ad esempio girando questa email a tutti i tuoi contatti)

Milanosìmuove.it

mercoledì 29 settembre 2010

la società liquida al Festival del Diritto

Questo il pezzo per WIRED sul Festival di Piacenza



http://www.wired.it/news/archivio/2010-09/28/servono-nuovi-diritti-nella-societa-della-conoscenza.aspx
Servono nuovi diritti nella società della conoscenza
Di Fiorello Cortiana |28 settembre 2010 |Categorie: Cultura, Politica

Con il tema "L'uguaglianza e la sfida delle differenze" Giuliano Amato ha aperto il 23 settembre la quattro giorni della terza edizione del Festival del Diritto di Piacenza dedicata alle “Disuguaglianze”, che vede Stefano Rodotà come direttore scientifico.
Oltre 16 mila presenze registrate, 83 eventi in calendario, di cui ben 14 curati dalle scuole, presenti anche con dieci testate studentesche e settanta redattori che collaboravano anche al sito, sul quale sono disponibili tulle le registrazioni e che ha già registrato 3.000 ore di fruizione dei filmati. I 270 volontari, i tanti ristoranti convenzionati, i palazzi, i teatri, le piazze, tra i più significativi del centro storico della città, scelti come luoghi del festival, confermano il coinvolgimento di un’intera città.
Piacenza ha messo a disposizione la giusta misura per le relazioni sociali in coerenza con l’ambizione del Festival di trattare questioni che chiamano in causa il diritto ( 2008 “Questioni di vita”, 2009 “Pubblico/privato”) attraverso un processo di approfondimento e di condivisione di prospettive diverse, trattate da studiosi di diversa provenienza disciplinare, geografica e culturale con un comune filo conduttore.
I risultati di questo metodo di confronto sono confortanti, non solo per il numero dei partecipanti e per la soddisfazione manifestata, ma per la densità delle riflessioni prodotte. Confermando così gli auspici del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale nel suo messaggio ha ricordato che “tornare a proporre un orizzonte d'uguaglianza, riportare nel dibattito pubblico l'obiettivo di contrastare pesanti disuguaglianze costituisce di per sé un risultato degno di nota” e che “Il gusto dell'uguaglianza, il fastidio per disuguaglianze immeritate, prim'ancora che nell'agenda politica dovrebbe tornare negli animi dei cittadini".
Giuliano Amato ha espresso questo gusto già all’apertura "La vera diseguaglianza è il non essere liberi di essere ciò che si è" quindi "lo stato moderno è nato facendo dei propri cittadini delle persone dotate dello stesso status un’opera in cui si cimenta lo stato nazionale, più per affermare il proprio potere che per garantire a tutti uguali diritti". Avere il gusto dell’uguaglianza richiede la capacità di posizioni inedite e spregiudicate a fronte delle nuove sfide poste dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche in un contesto economico globalizzato.
Per cui "chiudersi nel proprio particolare" non costituisce una soluzione efficacie per il Presidente della Camera Gianfranco Fini: “L'identità nazionale rende l'Europa più forte ma guai a pensare che di fronte alla crisi ci si possa chiudere nel proprio particolare. Se va in crisi la Grecia, la Germania trema. Ma si può pensare, come qualcuno forse pensa, che se va in crisi la Grecia, ci si può rinchiudere nel ridotto padano? Se va in crisi la Grecia, non è il ridotto padano, bisogna potenziare l'Italia in blocco, dobbiamo credere di più all'integrazione europea” perché "oggi la politica ha il respiro corto, guarda il contingente anziché delineare lo scenario di media lunga prospettiva" oggi la politica "sembra più attenta a incassare subito un consenso non strutturale".
Sul distacco tra cittadini e politica pubblica il Presidente della Camera è stato esplicito "La legge e' uguale per tutti, nessuno si deve chiamare fuori, questo vale chiaramente anche per il ceto politico. Non si deve avere l'impressione, non sempre sbagliata purtroppo, che si predichi e si razzoli male. Questo può piacere o non piacere, ma il tema non può essere eluso". Un'altra ospite è stata il premio Nobel Shirin Ebadi, che ha affermato: "Il burqua non è legale neppure per l'islam. Non è previsto dalla religione islamica, per la quale le donne, invece, durante le preghiere devono tenere il volto ben visibile. L'indossare il velo integrale fa parte della tradizione di alcune tribù dell'Afghanistan. Chi si copre il volto non consente la propria identificazione, perché è impossibile vederle il viso. Chi vive in Europa non dovrebbe portare il burqa. Diverso il discorso per l'hijab, che copre solo il capo e la nuca".
Non stupisce che Shirin Ebadi - che oggi sostiene la campagna per il nobel per la Pace a Internet - insieme a me e ad altri parlamentari europei, al WSIS del 2004 di Tunisi abbia garantito a diverse ONG e associazioni per i diritti la possibilità di tenere una conferenza stampa, nonostante la presenza intimidatoria della polizia del regime. Lungo le quattro giornate e attraverso la città si è discusso delle diseguaglianze dell’agricoltura nel mondo globale, di parità o disuguaglianza nella realtà virtuale, di disuguaglianze informative, economiche e censitarie o di quelle digitali, del passaggio da disuguaglianze a differenze e dalla contestuale negazione della neutralità del diritto, prodotti dall’irrompere della coscienza di genere grazie al protagonismo femminista.
Stefano Rodotà ha invitato ognuno a non vedere le persone che ci circondano come “altro da sé” e propone l’eguaglianza come “possibilità di essere diversi nella costruzione della propria personalità e con l’obbligo di reciprocità”. La globalizzazione dei mercati, dopo il secolo delle ideologie, è stata spesso presentata come l’avverarsi del sogno liberatorio della modernità, al momento, in verità, essa ha messo in luce i limiti della politica nell’azione di governance dei grandi problemi che essa ha svelato. Insicurezza, migrazioni disperate, integralismi, tribalismi e autoreferenzialità xenofoba, omologazione consumistica , cambiamenti climatici e limiti delle risorse naturali disponibili si presentano come un tragico risveglio.
Il quadro che ne esce presenta un’amara verità agli uomini: la riduzione a essere una rotella degli ingranaggi, dove, dalle innovazioni bioetiche a quelle digitali, l’accesso alle conoscenze se discriminato dalle disponibilità economiche e dal censo costituirebbe nel tempo una casta superiore, per questo Rodotà ha citato i film Metropolis di Fritz Lang o Tempi Moderni di Charlie Chaplin, mentre Zygmunt Bauman ha ricordato che il consumismo è "un sistema che rende l’uomo inevitabilmente un miserabile scarto, un escluso, a causa della mercificazione delle esistenze e dell’omologazione planetaria che non ammette eccezioni”. Quindi la declinazione proposta da Stefano Rodotà dell’eguaglianza come libertà e dignità delle persone di fronte alla vita, a fronte di un mondo frammentato, che vive tempi difficili necessita che coloro che hanno il “gusto” diventino, come in una vecchia canzone francese, “partigiani dell’eguaglianza”.
E’ toccato ad uno di questi, ad uno dei pensatori europei più autorevoli della crisi della modernità come Bauman, raccogliere questo insieme di problemi e di speranze nell’intervento conclusivo, nel quale l’analisi delle “disuguaglianze nel mondo liquido” e la regressione di civiltà non si propongono come esito pessimista, bensì come solo un appello a prendere coscienza della situazione. Bauman vede nella manipolazione dell’insicurezza, attraverso l’incertezza, lo strumento e la natura stessa della “istituzionalizzazione della disuguaglianza di potere, madre di tutte le disuguaglianze”. Per Bauman le strutture della burocrazia costituiscono organizzazioni in seno alle quali “una categoria di funzionari fa di tutto per imporre all’altra, quella che vuole assoggettare a sé stessa, un codice di comportamento il più possibile pervasivo e dettagliato, che idealmente dovrebbe rendere monotamente regolare, e quindi del tutto prevedibile, la condotta dei gruppi così fissati”. La stessa categoria, per contro, si sforza di tenersi libere le mani (e le gambe…), cosicché le sue mosse rimangono impossibili da prevedere e continuano a sfidare ogni calcolo e pronostico della categoria condannata alla subordinazione. Strutturare la condizione dell’avversario e destrutturare la propria: in ciò consiste ogni strategia di ogni lotta di potere. Ma, nota Bauman, con il passaggio nell’era moderna dalla fase “solida” all’attuale “liquida”, la situazione cambia. Nella società in rete un mondo “molteplice, complesso, in rapido movimento, ambiguo, vago, plastico, incerto, paradossale, persino caotico”, aggregazioni, collaborazioni, alleanze, si costituiscono ad hoc, come richiedono le circostanze. "Qui i manager hanno abbandonato la “scienza gestionale” che suggerisce regole di comportamento permanenti e stabili: non vedono l’ora di giocare al gioco dell’incertezza; preferiscono il caos all’ordine”.
Bauman sembra descrivere la sfida dei produttori di valore nell’economia della conoscenza e lo scontro tra i modelli reticolari e variabili che essi praticano e quelli gerarchici e verticali propri di quelli tradizionali, riferimento per il sistema normativo e di rappresentanza sociale. Qui sta tutta l’implicazione politica per una nuova cittadinanza e la definizione di nuovi diritti nella società della conoscenza, nella quale ogni netizen esige una rete neutrale, la disponibilità libera degli alfabeti digitali, la libera condivisione della conoscenza, la consapevole e controllata gestione della propria identità, nell’era della tracciabilità pervasiva, della profilazione e della previsionalità dei comportamenti. Nei contesti relazionalmente predefiniti dei social network, sono proprio gli utenti, i diversi stakeholder, ad avere interesse a partecipare alla definizione di regole di garanzia costitutive per la libertà della rete, del pensiero e delle identità che in essa si definiscono. Qui entriamo nel tema del prossimo appuntamento del Festival del Diritto, annunciato in chiusura da Rodotà, "L'umanità e la tecnica".

martedì 28 settembre 2010

Obiettivi del Millennio

Molti avranno ascoltato con perplessità e diffidenza le notizie provenienti da New York, dove è in corso il vertice delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio: 40 miliardi di dollari per la salute di donne e bambini nel mondo. E’ un atteggiamento comprensibile visto quello che la BP ha combinato nel Golfo del Messico e i limiti dell’azione democratica internazionale in Afghanistan, ma non è giustificato. Nella difficoltà della politica di esercitare una governance mondiale dei processi della globalizzazione, dove i flussi finanziari sono accompagnati da quelli migratori e dai cambiamenti climatici prodotti dall’uso di combustibili fossili, questo stanziamento è significativo non solo per il suo ammontare. Il summit sugli obiettivi del Millennio si chiude con l'annuncio dello stanziamento record. Secondo il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, permetterà di salvare 16 milioni di vite entro il 2015. Il vertice dell'Onu sulla povertà si chiude con l'annuncio di uno stanziamento record: 40 miliardi di dollari per migliorare la salute delle donne e dei bambini nel mondo. Lo ha annunciato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Il provvedimento permetterà di salvare, secondo Ban, 16 milioni di vite entro il 2015: "Conosciamo ciò che serve per salvare la vita delle donne e dei bambini - ha detto il segretario generale al termine del vertice Onu a New York- e sappiamo che le donne e i bambini sono un elemento determinante per raggiungere gli obiettivi del millennio per lo sviluppo". Tra i paesi donatori ci sono tutti quelli protagonisti dei nuovi equilibri della geo-politica mondiale, tra gli altri l'Australia, la Gran Bretagna, la Cina, la Francia, l'India, il Giappone, la Russia e gli Stati Uniti. Ci sono le più grandi ONG come Amnesty International, diverse corporation multinazionali e diversi tra gli uomini più ricchi del mondo, a partire da Bill Gates. In una situazione che vede l’ONU incapace di riformarsi per rappresentare a pieno tutti i nuovi paesi protagonisti della globalizzazione, questa cooperazione tra dimensione istituzionale, stati, imprese e società civile, è un segno importante per le sfide che l’umanità si trova ad affrontare. Già nella Conferenza sul Clima di Copenhagen, al di là dei limiti evidenti degli impegni presi, si era registrata una comune consapevolezza dei problemi generati dal surriscaldamento del pianeta.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha detto che lo stanziamento record permetterà di salvare 16 milioni di vite entro il 2015 e che adoperarsi per la salute di donne e bambini ridurrà la povertà, stimolerà la crescita economica è un diritto fondamentale dell'uomo. Il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, ha coordinato un incontro con i vari ministri degli esteri sul dossier per la messa al bando delle mutilazioni genitalia femminili, al fine di riuscire a far approvare la prima risoluzione per l’abolizione di questa pratica criminale entro il 2015. Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite sono otto obiettivi che tutti i 191 stati membri dell'ONU si sono impegnati a raggiungere per l'anno 2015. 1. Sradicare la povertà estrema e la fame, 2. Garantire l'educazione primaria universale,3. Promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne, 4. Ridurre la mortalità infantile,5. Migliorare la salute materna, 6. Combattere l'HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie, 7. Garantire la sostenibilità ambientale, 8. Sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo. Due buone notizie hanno preceduto il summit di New York, la prima: meno donne muoiono di parto nel mondo, il numero di decessi dovuti a complicazioni legate alla gravidanza e al parto è diminuito del 34%, secondo il rapporto “Trends in maternal mortality“ realizzato da OMS, UNICEF, UNFPA e Banca Mondiale. La seconda è stata comunicata dalla Fao: il numero delle persone affamate nel mondo è di nuovo sceso sotto il miliardo. Sarebbe comunque superficiale pensare che le cose si siano messe per il meglio per la terra e i più disgraziati tra i suoi abitanti. Secondo il rapporto “Trends in maternal mortality”, in Africa sub-saharianala mortalità materna è diminuita del 26% e in Asia il numero di decessi materni si stima sia sceso da 315 000 a 139 000 tra il 1990 e il 2008, con un calo del 52%.

L’Unicef sottolinea il miglioramento, ma fa notare che il tasso di diminuzione è meno della metà di ciò che è necessario per conseguire l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio di ridurre il tasso di mortalità materna del 75% tra il 1990 e il 2015, che richiede una diminuzione annua del 5,5%, mentre il calo del 34% rispetto al 1990 equivale ad una diminuzione media annua di solo il 2,3%. Teniamo presente che il 99% di tutti i decessi materni nel 2008 si è verificato nei paesi in via di sviluppo, 57% nell’Africa sub Sahariana e il 30% nell’Asia meridionale. In Asia occorre tener conto che una cosa è la situazione in Cina e un’altra in Pakistan. Così occorre guardare con attenzione i dati relativi alla fame. Secondo il rapporto Sofi 2010, la regione con più sottonutriti resta l’Asia con 578 milioni di individui. Ma è l’Africa sub sahariana la regione con la proporzione più alta di affamati: il 30%, con 239 milioni di individui. Se Mali, Ghana e Nigeria avevano già raggiunto il primo obiettivo del millennio (sradicare la povertà estrema e la fame), e l’Etiopia è vicina, nella Repubblica democratica del Congo la proporzione dei sottonutriti è aumentata del 69%. Conflitti locali, spesso combattuti con armi vendute dalle industrie occidentali, sui quali e dietro i quali ci sono interessi economici e politici dei diversi stati, pensiamo alla Cina in Africa, richiamano l’attenzione su come e da chi sarà speso il notevole contributo raccolto dall’ONU. Per questo è importante il richiamo dell’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, che con il suo direttore Achim Steiner ha detto che «La green economy è la strategia migliore per ridurre la povertà e il mezzo per raggiungere tutti gli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo». Con un miliardo di persone senza accesso all’acqua potabile e danni delle carestie e delle inondazioni dovuti al cambiamento climatico è chiaro il valore dell’economia verde come strategia per porre fine alla povertà e al sottosviluppo. Per l’Unep la Green economy non solo serve alla sostenibilità ambientale dello sviluppo, che è l’Obiettivo N. 7 dei Millenium goal, ma è fondamentale nella lotta alla povertà. Investire in energie rinnovabili, con pannelli per produrre energia localmente, mezzi di trasporto efficienti, riciclo dei materiali, in metodi di agricoltura a basso consumo d’acqua e attenta al consumo di suolo, in sistemi di trasporto sostenibile e in riforestazione. Con una agricoltura sostenibile che fa uso di concimi naturali e non spreca acqua, si salva denaro e si contribuisce ad uno sviluppo ecologico. Ad esempio: invece della climate finance, gli investimenti basati sul mercato delle emissioni, carbon market, dove chi taglia emissioni può vendere la quota tagliata a chi sfora i tetti di CO2, è più utile soprattutto il Redd plus (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation) il meccanismo dell’Onu per ridurre le emissioni attraverso la riduzione della deforestazione e del degrado forestale. Quete sono politiche che meritano l’attribuzione dei finanziamenti stanziati a New York.

la rete dopo Vilnius

Il quinto Internet Governance Forum delle Nazioni Unite si è concluso a Vilnius: 2000 partecipanti, 105 paesi.

L'inclusione di tutti i portatori di interesse dei settori di Internet, e l'adozione di pratiche condivise, sono i due elementi costitutivi per la Internet Governance. Internet ha aperto nuovi spazi di comunicazione e condivisione della conoscenza, ha allargato la «public sphere» creando le condizioni per la partecipazione informata dei cittadini del mondo, dai primi newsgroup alle comunità online, fino ai social network.

Una evoluzione dovuta ad alcune caratteristiche - apertura, neutralità - che ne costituiscono ragione della forza. C'è chi vede nell'immediatezza della Rete digitale, che non conosce confini di spazio e di tempo, una delle principali ragioni dell'indebolimento della sovranità del regime democratico e della sua rappresentanza, messi in discussione dalla riduzione del rapporto spazio/tempo nell'istantaneità e nella disintermediazione delle informazioni.

Invece la rete digitale si presenta come una impresa cognitiva collettiva, il più grande spazio pubblico fino ad ora conosciuto per la creazione di un'opinione pubblica avvertita, che verifica la veridicità di affermazioni e fatti. Questo ecosistema cognitivo non ha una soggettività in sé, pensarlo diventa un alibi che impedisce di aggiornare le categorie culturali del secolo scorso.

Il vero pericolo è più sottile, i social media hanno contribuito a popolare la rete di miliardi di persone, ma l'hanno anche resa luogo di confronto di colossi multinazionali e di regimi autoritari che ne vogliono il controllo. Per questo occorre difendere la sua internazionalità, la neutralità, il diritto di accesso, la condivisione della conoscenza, la tutela congiunta della libertà di espressione e della privacy di fronte alle possibilità di tracciabilità dei percorsi, delle opinioni e delle informazioni di tutti i navigatori.

L'Italia negli scorsi anni, con governi opposti, propose un Internet Bill of Rights (la Carta dei Diritti di Internet). Un impegno oggi inspiegabilmente interrotto, ma che ha generato una dynamic coalition (gruppo di lavoro con partecipanti da tutto il mondo) su “Internet rights and principles” che ha presentato una prima proposta proprio a Vilnius.