O anno nuovo
O anno nuovo, che vieni a cambiare
il calendario sulla parete,
ci porti sorprese dolci o amare?
Vecchie pene o novità liete?
Dodici mesi vi ho portati,
nuovi di fabbrica, ancora imballati;
trecento e passa giorni ho qui,
per ogni domenica il suo lunedì;
controllate, per favore:
ogni giorno ha ventiquattr’ore.
Saranno tutte ore serene
se voi saprete usarle bene.
Vi porto la neve: sarà un bel gioco
se ognuno avrà la sua parte di fuoco.
Saranno una festa le quattro stagioni
se ognuno avrà la sua parte di doni.
(Gianni Rodari)
domenica 29 dicembre 2019
sabato 21 dicembre 2019
La conversione ambientale è una necessità non integralismo
Il compito di ogni ecologista, nei verdi o altrove, è quello di proporre una visione strategica sostenibile. Il modello Milano non lo è perché consegna agli interessi speculativi particolari il suo territorio e il suo futuro, vedi ad es. scali ex FS e stadio. Manca qualsiasi visione metropolitana delle infrastrutture di trasporto a partire da quelle su ferro, ogni iniziativa del Comune finisce ai confini della cinta daziaria (ricordo che Sala è anche il sindaco metropolitano) e non vede oltre, se non per mettere discariche, centri commerciali e vasche come a Seveso. Spacciano per partecipazione quelle che sono informative su decisioni spesso già assunte, e non in Consiglio comunale. I ragazzi di FFF giustamente hanno il sogno di un futuro possibile. Non vanno compatiti. Toccherebbe proprio ai Verdi essere rigorosi come è necessario per cambiare davvero, invece di ridurre le proprie ambizioni alla mitigazione del danno e alla legittimazione ambientalista delle porcate della consociazione trasversale da Maroni a Pisapia, da Fontana a Sala.
giovedì 12 dicembre 2019
12 dicembre, io so
12 dicembre 1969 la strage è di Stato, il 'malore attivo' di Pinelli è una ipocrisia giudiziaria. La memoria si coltiva perché non accada ancora.
Cos'è questo golpe? Io so
di Pier Paolo Pasolini
Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.
sabato 23 novembre 2019
lunedì 4 novembre 2019
Balotelli da icona a simbolo?
La questione non è trasformare Balotelli da icona a simbolo. La persona ha limiti evidenti, ma mi ha colpito con profonda preoccupazione la sinergia compice, giustificativa e sminunuente, che ha visto insieme il capo degli ultras del Verona ( quelli che espongono le svastiche) il sindaco (!!!) e Salvini. È in corso una deriva razzista che, insieme al nostro scandalizzarci, vede un adeguamento diffuso alla regressione dei valori, dei costumi, dei diritti, nella/della convivenza civile. Come le rane, nell'acqua fredda della pentola sul fuoco.
domenica 27 ottobre 2019
Cosa ci dice l'Umbria
Cosa ci dice l'Umbria
- il voto ricevuto in passato dai 5Stelle traduceva i vaffa che riempivano le piazze con Grillo, una crisi di legittimità delle istituzioni
- la mozione degli affetti antifascista non risponde né a questo segnale forte e strutturale e alla deriva personalistica e plebiscitaria che lo ha generato, né alle insicurezze e alle paure diffuse
- i 5Stelle non hanno capito essi stessi il senso simbolico dei loro consensi, composto da alterità e individualismo, la loro spallata politica è esaurita e ora sopravvivono a sé stessi
- il PD costituisce il problema e non la soluzione, manca di compassione, empatia e comprensione sociale, perché il suo riferimento il Patto del Nazareno e il suo blocco di nominati e funzionari la cui preoccupazione è capire per tempo per chi abbandonare i Bersani, i Renzi, i Zingaretti, di turno
- pensare che la fine della parabola politica dei 5Stelle sia l'unico esito/prezzo pagato dalla coalizione di governo costituisce un colpevole strabismo politico
- pensare che il tatticismo parlamentare e la giravolta di posizioni e alleanze sistematica, praticata da Renzi, così come la proposta di riduzione della rappresentanza politica e sociale, contenuta nella riforma della Costituzione poi bocciata, costituiscano una proposta politica è illusorio prima che pericoloso per la democrazia
- siamo di fronte a un profondo processo di semplificazione omologante e standardizzata della formazione dell'opinione pubblica che impedisce la condivisione di qualsivoglia pensiero critico e ogni proposta di riformismo radicale fondato sulla partecipazione informata al processo deliberativo e una cultura della cittadinanza condivisa
- la ricostruzione di un campo democratico non può avvenire attraverso scorciatoie, siano l'affido agli esponenti della tecnofinanza europea piuttosto che la creazione ad hoc di liste civiche collegate al PD per intercettare voti altrimenti persi
- occorrono, insieme, una tessitura tenace, rigorosa e inclusiva, di tutte le esperienze culturali, sociali, politiche, imprenditoriali, che praticano esperienze di sostenibilità sociale, ambientale, economica e politica, così come una attenzione alla forma e al metodo che definiscono una forza popolare nell'era digitale post ideologica
- il valore della democrazia e i valori costituzionali non vanno richiamati ma affermati o risultano retorici e afasici
- il voto ricevuto in passato dai 5Stelle traduceva i vaffa che riempivano le piazze con Grillo, una crisi di legittimità delle istituzioni
- la mozione degli affetti antifascista non risponde né a questo segnale forte e strutturale e alla deriva personalistica e plebiscitaria che lo ha generato, né alle insicurezze e alle paure diffuse
- i 5Stelle non hanno capito essi stessi il senso simbolico dei loro consensi, composto da alterità e individualismo, la loro spallata politica è esaurita e ora sopravvivono a sé stessi
- il PD costituisce il problema e non la soluzione, manca di compassione, empatia e comprensione sociale, perché il suo riferimento il Patto del Nazareno e il suo blocco di nominati e funzionari la cui preoccupazione è capire per tempo per chi abbandonare i Bersani, i Renzi, i Zingaretti, di turno
- pensare che la fine della parabola politica dei 5Stelle sia l'unico esito/prezzo pagato dalla coalizione di governo costituisce un colpevole strabismo politico
- pensare che il tatticismo parlamentare e la giravolta di posizioni e alleanze sistematica, praticata da Renzi, così come la proposta di riduzione della rappresentanza politica e sociale, contenuta nella riforma della Costituzione poi bocciata, costituiscano una proposta politica è illusorio prima che pericoloso per la democrazia
- siamo di fronte a un profondo processo di semplificazione omologante e standardizzata della formazione dell'opinione pubblica che impedisce la condivisione di qualsivoglia pensiero critico e ogni proposta di riformismo radicale fondato sulla partecipazione informata al processo deliberativo e una cultura della cittadinanza condivisa
- la ricostruzione di un campo democratico non può avvenire attraverso scorciatoie, siano l'affido agli esponenti della tecnofinanza europea piuttosto che la creazione ad hoc di liste civiche collegate al PD per intercettare voti altrimenti persi
- occorrono, insieme, una tessitura tenace, rigorosa e inclusiva, di tutte le esperienze culturali, sociali, politiche, imprenditoriali, che praticano esperienze di sostenibilità sociale, ambientale, economica e politica, così come una attenzione alla forma e al metodo che definiscono una forza popolare nell'era digitale post ideologica
- il valore della democrazia e i valori costituzionali non vanno richiamati ma affermati o risultano retorici e afasici
martedì 15 ottobre 2019
S.Siro? Diamo una mano al Consiglio Comunale
Consigliere, consiglieri, sindaco Sala,
nell'ambito della discussione sullo stadio esistente e su quello possibile, che oltre al Consiglio Comunale sta interessando le tifoserie di Inter e Milan e la città, come associazione sensibile al bene comune e alla politica pubblica abbiamo preparato una mozione a riguardo che mettiamo a disposizione del Consiglio Comunale come contributo agli indirizzi che occorre definire sulla questione.
Augurandoci un confronto attivato attraverso la possibilità di una partecipazione informata da parte dei cittadini
Vi inviamo i nostri saluti
Fiorello Cortiana
Lombardia Sostenibile
IL CONSIGLIO COMUNALE
PRESO ATTO
- che Inter e Milan sono società che gestiscono un monopolio, legato al consolidamento secolare delle tifoserie in città, con una posizione dominante in relazione agli aspetti sportivi del nuovo impianto e qui di del progetto immobiliare complessivo
- che Inter e Milan sono comproprietarie di MI Stadio S.r.l. che si occupa della gestione dello stadio Meazza-S.Siro
- che l'Inter ha come azionista di maggioranza la società privata cinese Suning Holdings Group e l'altro azionista percentualmente importante è il fondo di Hong Kong Lion Rock capital
- che il Milan ha come azionista di maggioranza il fondo d’investimento statunitense Elliott Management Corporation, attraverso la Rossoneri Sport Investment Lux (Lussemburgo)
- che Inter e Milan siano delle Società con connotato essenzialmente economico
- che Inter e Milan non ritengono adeguato lo stadio Meazza-S.Siro agli standard di confort internazionali, all'adeguamento normativo, alla sicurezza delle aree e alla disponibilità delle aree di supporto generatrici di ricavi, quindi alla conseguente valorizzazione finanziaria delle società sportive nel mercato internazionale
- che Inter e Milan hanno scelto di dare vita ad un nuovo progetto, selezionando due possibili soluzioni architettoniche per lo stadio, un progetto che comprende edifici con volumetrie che interessano l'area circostante lo stadio Meazza-S.Siro con funzioni non pertinenti l'attività sportiva e il suo indotto
- che Milano ospiterà l'inaugurazione delle Olimpiadi Invernali
CONSIDERATO CHE
- sono beni comuni quelli di proprietà pubblica censiti catastalmente come tali, sono anche beni comuni l’edificabilità del territorio comunale per quantità, tipo e qualità in quanto bene scarso in relazione con l’aria, l’acqua e l’ambiente naturale
- lo Stadio Meazza S.Siro è un bene comune
- che l'ONU ritiene che a metà del secolo circa il 70% della popolazione mondiale vivrà in ambiti urbani
- che il territorio metropolitano presenta straordinarie opportunità che si devono accompagnare ad una sostenibilità sociale, ambientale e legale, con gli adeguati poteri amministrativi democratici in relazione con la rete dei suoi comuni
IL CONSIGLIO RITIENE
- significativo l'interesse degli attori finanziari e immobiliari internazionali per la città di Milano e il suo territorio, ma non spetta ai privati, direttamente come fondi o attraverso società sportive o immobiliari, pensare agli esiti di insieme, nello spazio e nel tempo, dei loro singoli interventi
- che la tutela dei beni comuni e la “gestione” degli interessi spettano al Sindaco e alla sua Giunta nell’ambito dei suoi legittimi poteri e comunque sotto la giurisdizione dei Tribunali Amministrativi e della Corte dei Conti
- che il progetto sia in diretta relazione e coerenza con il PGT e con il Piano Strategico della Città Metropolitana
- che le procedure e le azioni messe in atto dal Sindaco e dalla Giunta escludano la possibilità di essere considerati come aiuti di Stato a società private, cosa esplicitamente vietata dalla normativa europea
- che il Sindaco e la sua Giunta devono tutelare gli interessi dei residenti in relazione agli interventi previsti dal progetto per una sostenibilità sociale e ambientale del territorio interessato
- che il Sindaco e la Giunta devono considerare centrale per il progetto l'interesse dei tifosi per l'aspetto relativo alle attività sportive, nonché la multifunzionalità dell'impianto
- che il Consiglio Comunale deve valutare le caratteristiche e il valore delle opere di urbanizzazione, la loro necessità ed efficacia rispetto ai “bisogni” della città e alla comunità dei cittadini residenti nel territorio interessato dal progetto, tenendo anche conto dei relativi oneri di manutenzione
- che il cambiamento imposto dalla globalizzazione alla competizione tra nodi metropolitani, non giustifica l'aggiramento, se non l'accantonamento, degli organi di rappresentanza e degli strumenti per una partecipazione informata al processo deliberativo di tutti i 'portatori di interessi' coinvolti
- che tutta la procedura dovrebbe uniformarsi a quanto stabilito:
a) all’articolo 304 del DECRETO LEGGE 27 dicembre 2013, n. 147 che prevede che il Comune la completi portando alla determinazione di interesse pubblico entro 120 giorni dalla presentazione di progetti e decorrono anche altri termini, tutti troppo brevi per valutazioni tanto complesse, determinazioni che tra l’altro mettono in discussione il PGT adesso in approvazione. La lettera d dell'articolo 304 prevede che:“in caso di interventi da realizzare su aree di proprietà pubblica o su impianti pubblici esistenti, il progetto approvato è fatto oggetto di idonea procedura di evidenza pubblica, da concludersi comunque entro novanta giorni dalla sua approvazione. Alla gara è invitato anche il soggetto proponente, che assume la denominazione di promotore. Il bando specifica che il promotore, nell’ipotesi in cui non risulti aggiudicatario, può esercitare il diritto di prelazione entro quindici giorni dall’aggiudicazione definitiva e divenire aggiudicatario se dichiara di assumere la migliore offerta presentata.”
b) all'articolo 305 che recita:“Gli interventi di cui al comma 304, laddove possibile, sono realizzati prioritariamente mediante recupero di impianti esistenti o relativamente a impianti localizzati in aree già edificate.“
- che il Consiglio Comunale deve poter valutare la possibilità di recupero e di ristrutturazione dello stadio Meazza S.Siro, il quale dovrà comunque essere nelle condizioni di ospitare l'apertura delle Olimpiadi Invernali
- che, alla luce delle implicazioni sul territorio circostante, sia nel capoluogo che nella parte di Città Metropolitana interessata, che l'insieme delle funzioni del progetto avrà in relazione al traffico, alla mobilità, al l'ingombro statuto e dinamico dei mezzi di trasporto, all'inquinamento acustico, alla impermeabilizzazione e occupazione del suolo, alla salvaguardia degli altri impianti sportivi esistenti, è necessaria una visione di quella che si vuole che sia la Milano Città Metropolitana. Quindi il Consiglio Metropolitano deve essere istituzionalmente interessato
- che per le implicazioni di un progetto di questa fattispecie occorrono visione, partecipazione e strumenti adatti ad esercitare una quota certa di sovranità da parte dei cittadini, non solo quelli interni alla cinta daziaria
- che il Sindaco e la Giunta devono predisporre procedura e luoghi per una effettiva partecipazione informata dei cittadini
- che in relazione alla espressione delle preferenze dei cittadini sui progetti del l'alternativa precostituita presentata da Inter e Milan sia necessaria trasparenza per sapere con che criterio siano stati scelti gli intervistati, qual è il quesito loro sottoposto, qual è il livello di informazione sul problema di cui dispongano gli intervistati, se vi sono tesi contrapposte, quale spazio sia dato agli oppositori per informarne gli intervistati
IMPEGNA
IL SINDACO E LA GIUNTA A PREDISPORRE ATTI E INIZIATIVE PER LA REALIZZAZIONE DI QUESTE INDICAZIONI CONSILIARI
Iscriviti a:
Post (Atom)

