ciao, welcome :-)

in questo blog metto un po di tutto se cerchi qualcosa che non trovi chiedimelo

giovedì 7 luglio 2011

La pezza dell'AGCOM

AGCOM mette una pezza al regolamento, ma è una foglia di fico che copre la vergogna di ridurre la rete al mondo materiale della scarsità e dello scambio uno a uno. Le Creative Commons mostrano che l'alternativa funziona. Adesso occorre intervenire nella consultazione, tanto sul metodo della costruzione delle proposte, quanto sul merito. Occorrono processi informati e partecipati aperti. Non è possibile ignorare il lavoro delle commissioni Corasaniti e Gambino. Il Parlamento deve essere coinvolto.Non si può continuare a ridurre la questione dell'economia e della società della conoscenza nell'era digitale alla sola questione della salvaguardia del diritto d'autore legato ai supporti materiali.

mercoledì 6 luglio 2011

Svolta PE sugli OGM

Il Parlamento Europeo approva con 548 “sì” una proposta che apre una procedura legislativa che prevede che saranno i singoli stati a decidere se avere o meno coltivazioni Ogm e potranno farlo anche le regioni. Gli stati dovranno impedire che le coltivazioni Ogm contaminino piante convenzionali o biologiche. Il testo, che ora dovrà essere approvato a maggioranza qualificata dai governi, prevede, oltre che per motivi socio-economici, i divieti di coltivazione per motivazioni ambientali, come lo sviluppo di erbe infestanti e la protezione della biodiversità, o per una mancanza di informazioni per un’esauriente valutazione di rischi. Le società biotech, secondo il testo approvato, sono obbligate a rendere pubblici tutti i dati necessari per effettuare valutazioni indipendenti. L’innovazione giuridica che si è già prodotta risiede nel fatto che le nuove norme spostano la base giuridica di questa materia dal mercato interno, dove i vincoli europei sono forti, all’ambiente, dove la libertà degli stati è più ampia. Per l’economia agroalimentare “dal campo al piatto” del Made in Italy aumentano le tutele e le potenzialità di mercato. Ora l’Ue deciderà se un prodotto Ogm potrà essere coltivato, ma ogni stato, o regione, sceglierà se farlo sul suo territorio. Questa decisione del Parlamento Europeo è coerente con il Principio di Precauzione già adottato dall’Europa e avvicina la questione OGM ai cittadini che, a loro insaputa, potevano trovare una coltivazione transgenica proprio nel campo confinante. L’Europa sceglie una partecipazione informata dei cittadini produttori/consumatori alle scelte degli imprenditori agricoli, un diritto da usare perché sia efficace.

Richard Stallman a La notte della Rete

traduzione letterale
dell'intervento in videoconferenza di Richard Stallman a La notte della Rete, che si e' tenuta ieri,
5 luglio 2011 presso la Domus Talenti di Roma.



Come si conviene, la traduzione e' rilasciata su licenza CC-BY-NC-SA 3.0 http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/it/deed.it

buona lettura,
Francesco

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Sono molto felice che queste persone siano venute a protestare contro questo regolamento ingiusto.
Ciò significa che loro non potranno più imporre l'ingiustizia agli utenti di Internet senza far rumore.
Naturalmente voi siete qui perché avete compreso bene il motivo per cui questa legge è ingiusta.
E’ censura, la censura è sempre male ma, ancora peggio, lo è la censura senza processo.
Quelli che stanno facendo questo sono pronti ad attaccare l'idea di base della giustizia, per perseguire i loro intenti.
Ma perché lo fanno, qual è il loro scopo?
Stanno facendo qualcosa di male perché il loro scopo è il male Vogliono impedire alla gente di condividere.
La ragione è che, loro e lo Stato, non lavorano per il popolo, non lavorano per i cittadini, loro lavorano per le compagnie.
Loro sono i governi di occupazione nell'impero delle grandi multinazionali.
Lo si può vedere in ogni ambito della vita.
In questo settore, le corporazioni che hanno il potere sono le imprese del cinema, le case discografiche, gli editori e queste vogliono impedirvi di condividere.
E’ per questo motivo che usano termini di propaganda come 'pirati'
Cosa significa quando chiamano “pirati” le persone che condividono?
Vuol dire che stanno cercando di equiparare l’aiutare gli altri con l’attaccare le navi.
Questo è assurdo e, moralmente, è tanto sbagliato, quanto nient’altro lo potrebbe essere.
Perché la condivisione è una cosa positiva, mentre attaccare le navi è molto cattivo, quindi non dovremmo riferirci ad esse con la stessa parola.
Quando questi affermano che “qui c’e’il grande problema della pirateria”, noi dovremmo rispondere “Sì, ma è in Somalia!”. Quando le persone mi chiedono, il mio parere sulla pirateria, io dico: “attaccare le navi è molto cattivo.”
Quando mi chiedono cosa penso della pirateria musicale, io dico: “da quello che ho letto, quando i pirati attaccano non lo fanno suonando strumenti musicali a tutto volume e malamente, piuttosto che utilizzare le armi, quindi non è pirateria musicale”
Quindi la loro pirateria non è pirateria musicale, è solo pirateria.
Il punto è questo: quando ci dicono che “esiste un grosso problema di pirateria e, se non lo risolviamo con questa ingiustizia, in quale altro modo lo dovremmo risolvere?”
Noi dobbiamo rispondere “qui non c'è un problema simile, non è un problema, è un bene che le persone condividano!”
Ma io non ho detto contenuti, non l’ho detto (ndr.: rivolgendosi alla
traduttrice) ... noi qui stiamo parlando di lavori, opere, non di contenuti - perché le opere sono cose importanti che noi ammiriamo. non dovremmo far finta che siano lì solo per riempire delle scatole.
Le case editrici non si preoccupano di queste opere, si preoccupano soltanto dei soldi che arriveranno loro dalle opere stesse, per questo le chiamano contenuti. A loro non importa quello che c'è nella scatola, finché la scatola è piena.
Ma, se abbiamo a cuore la musica, se ci teniamo ai libri, se ci stanno
(veramente) a cuore queste opere di autore, allora non dovremmo chiamarli contenuti e dovremmo trovare dei modi per sostenere gli artisti.
Il sistema del copyright esistente svolge molto male il compito di sostenere gli artisti.
Gli editori dicono: “dobbiamo impedire alla gente di condividere, perché stanno prendendo i soldi degli artisti” ma, in realtà, sono gli editori che stanno prendendo i soldi degli artisti.
Il sistema esistente supporta bene le stelle, supporta molto male gli altri artisti, ma è davvero grande nel sostenere gli editori, così ho proposto altri metodi per sostenere meglio gli artisti.
Ad esempio, si potrebbe raccogliere un contributo da ogni abbonamento ad internet e dividere questo denaro tra gli artisti, solo gli artisti, non le case editrici.
e potremmo dividerlo in base alla radice cubica della popolarità di ogni artista.
Perché la radice cubica?
Perché in questo modo spostiamo i soldi dalle stelle ai molti artisti di medio livello di popolarità.
Questo sistema potrebbe sostenere molto meglio gli artisti utilizzando meno soldi ed è compatibile con la condivisione, con questo sistema possiamo legalizzare la condivisione.
Un’altra delle mie proposte è di dotare ogni apparecchio di un pulsante che si possa azionare per inviare 1 euro in forma anonima all’artista.
Uno di questi sistemi avrebbe funzionato meglio per sostenere gli artisti, rispetto al sistema attuale, che sostiene principalmente gli
(stessi) editori, che impongono leggi ingiuste su di noi.
Ora, le stesse compagnie che hanno comandato questa ingiustizia, hanno fatto e faranno altre ingiustizie.
per esempio, loro sviluppano del software per limitare l'utente, cui hanno messo le manette digitali.
Queste sono caratteristiche progettate per limitare l'utente.
Come possono fare questo, è perché il software non è libero.
Con il software, o gli utilizzatori controllano il programma, oppure e’
il programma a controllare gli utenti.
Con il software libero, il software libero, gli utenti controllano il programma.
Con il software proprietario, il software soggiogante, il software controlla gli utenti.
Quindi se non vogliamo che il nostro software si trasformi nel nostro carceriere, noi dobbiamo insistere solo verso il software libero!
Windows ha manette digitali, Macintosh ha manette digitali, l'iPhone e l’iPad hanno manette digitali, Flash Player ha manette digitali, il Kindle di Amazon ha manette digitali Cosi’ voi potete vedere fino a che punto si sia largamente diffusa questa forma di male, noi dobbiamo fuggire dal software non libero!
per ulteriori informazioni consultate gnu.org ed anche Free Software Foundation Europe, che è fsfe.org vi ringrazio tantissimo, Richard Stallman

LEGA, PDL, PD, ecco la consociazione

LEGA, PDL e PD contro l'abolizione delle Provincie: questo è un esempio della consociazione omeostatica che impedisce l'innovazione in Italia.

martedì 5 luglio 2011

AGCOM non può regolare Internet

http://www.statigeneralinnovazione.it/online/2011/07/comunicato-stampa-delibera-agcom-e-diritto-dautore/

lunedì 4 luglio 2011

Black block in Val di Susa?

x quelli come i black block la TAV è un pretesto così come Genova 2001 a loro interessa l'esercizio dell'estetica della violenza non i diritti e la qualità sociale/ambientale.
Ho un'idea chiara, visto che a Praga erano già in azione ed io ero sul ponte ad interpormi tra "tute bianche" e polizia. A Genova 2001 ero andato già giorni prima e loro erano nel campeggio, mentre in città con i container era stato preparato un percorso/trappola obbligato per il corteo pacifico. Abbiamo presentato una documentazione filmata in Parlamento dove era evidente che i black block assaltavano indisturbati le vetrine di una banca e la polizia attaccava il corteo dal lato opposto.
In ogni caso occorre impegnare la politica e non la polizia.

Un'ombra lunga su Internet

Un'ombra lunga sulla rete

Juan Carlos De Martin


Internet è riuscita a strutturarsi, diffondersi e radicarsi ben prima di apparire sul radar della politica e dei poteri costituiti. Per numerosi anni la sua carica libertaria è stata libera di aumentare, per dirla alla Amartya Sen, le "capabilities" di centinaia di milioni di persone e di incidere su un numero sempre maggiore di aspetti della loro vita. Non che su internet non valessero e non valgano le leggi ordinarie: la rete non è il Far West, a differenza di quanto amano affermare demagogicamente alcuni politici. Ma era, ed in larga parte è ancora, uno spazio la cui architettura era stata decisa dai suoi fondatori e da allora gestita in autonomia – con un livello di sofisticazione e di democrazia sostanziale che pochi tra i non addetti i lavori immaginano – da organi come Ietf per gli standard tecnici di rete, il 3WC per gli standard del web, Internet Society per la governance generale. Ma quando il web è esploso, il potere dirompente della rete divenne chiaro a un numero crescente di decisori. La rete toccava i colossi della telefonia con Skype, del commercio con Amazon, dell'editoria con il self-publishing e gli ebook, della musica con Napster e discendenti, dei media con web-radio e web-tv, persino della politica.
Verso il 2005 i decisori iniziano a premere con decisione alle porte della rete. Non si accontentano del fatto che la legge vale online come ovunque, come è ovvio e giusto; vogliono andare oltre, vogliono poter riscrivere almeno in parte quella Costituzione creata nel corso dei decenni e formata da un intricato insieme di regole tecniche e di norme, scritte da nessuno ma rispettate da tutti, che formano il nerbo della rete. Intanto gli operatori di rete iniziano ad acquisire la capacità prima di osservare e poi di influire su singoli flussi di traffico di rete. Ciò conferisce loro un potere potenzialmente immenso, che presto inizieranno a chiedere di poter usare liberamente. Non è un caso che proprio nel 2005 in occasione del World Summit on Information Society organizzato dall'Onu a Tunisi si inizi a parlare di "Internet governance".
I decisori tradizionali premono alle porte e la risposta migliore che si riesce a dare è l'equivalente di un «sediamoci tutti insieme a un tavolo e parliamo». Così continuerà con gli incontri dell'Internet Governance Forum (Igf), forse solo dei "talking shop", ma almeno aperti a tutti, in un momento in cui diventa chiaro che parlare di internet significa parlare di potere e viceversa.
In queste ultime settimane stiamo forse assistendo a un'ulteriore svolta. Dopo la legge Hadopi in Francia e i colloqui segreti che hanno portato alla stesura del trattato internazionale Acta, qualcuno decide che non è più necessario neanche far finta di credere al multistakeholderismo. Non più premere alle porte, ma installarsi sulle poltrone, allontanare il popolo della rete e parlare solo tra i "big boys" della politica e dell'economia. È il presidente francese Sarkozy, quello di Hadopi, a rompere il ghiaccio col primo "e-G8" tenuto a Parigi a maggio, un incontro dove l'assoluta predominanza dei Ceo nel programma sottolinea il cambio di paradigma. E sempre a Parigi si è tenuto questa settimana un incontro organizzato dall'Ocse sul futuro dell'economia di internet. L'Ocse, che pure punta sul multistakeholderismo, ha prodotto un comunicato ricco di affermazioni condivisibili, ma che su alcuni punti rischia di sostenere attacchi all'architettura della rete: non menziona mai la neutralità della rete e chiede agli Internet Service Provider di agire da poliziotti, soprattutto a difesa del copyright. Per questo la Civil Society Information Society Advisory Council dell'Ocse non ha firmato il comunicato finale.
Anche l'Italia contribuisce al cambio di scenario. Il nostro paese rischia di diventare la prima grande democrazia avanzata a permettere a un ente amministrativo di decidere di diritti fondamentali come la libertà di espressione. L'Agcom da mesi lavora a un provvedimento che introdurrebbe una procedura puramente amministrativa per sanzionare usi ritenuti illeciti di contenuti tutelati dal diritto d'autore. Negli ultimi giorni si è prefigurata un'improvvisa accelerazione del processo, che nei primi mesi di quest'anno era stato trasparente e inclusivo. Le prossime settimane diranno se e in che misura l'Italia contribuirà al tentativo dei decisori tradizionali di prendere il controllo di quella rete ideata, arricchita e popolata da tutti, tranne che da loro e dalle istanze che rappresentano.