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giovedì 27 gennaio 2011

federalismo oltre la contraffazione

milano, 31 gennaio
manifesto di ottobre, in collaborazione con Allarme Milano– Speranza Milano e Fondazione Ambrosianeum


federalismo oltre le contraffazioni
Milano, Ambrosianeum, via delle Ore 3, 31 gennaio 2011, ore 9.30 - 13.00

dibattito a partire da:
"Federalismo democratico" e "Milano-Napoli. Prove di dialogo federalista"
di Luca Meldolesi.

introducono: Marco Vitale e Santo Versace intervento di: Piero Bassetti modera: Gian Giacomo Schiavi

interverranno: Alberto Carzaniga, Pippo Civati, Fiorello Cortiana, Edoardo Croci, Caterina Farao, Alan Ferrari, Marco Garzonio, Maria Ida Germontani, Andrea Kerbaker, Giancarlo Pagliarini, Bruno Tabacci

sarà presente l'autore.



questo il mio pezzo uscito su Europa, :



La questione del federalismo è divenuta quanto mai cruciale, sia per la tenuta della maggioranza di governo sia per la ridefinizione del patto sociale e di quello civile nel paese. E’ sconcertante pensare che una male assortita proposta di attuazione del federalismo fiscale, che coniuga più accentramento insieme a più trasferimenti dello Stato e una diminuita autonomia impositiva, possa costituire la simbolica bandierina che copre le ambizioni secessioniste della Lega. Così, mentre celebriamo il 150° anniversario dell’unità i cittadini italiani sono spettatori sconcertati del reality di Arcore: si dividono in indifferenti e insofferenti, invidiosi e indignati, ma sono uniti in un crescente distacco dalla politica e dal governo della cosa pubblica. Anche nel caso del federalismo assistiamo ad un rovesciamento spregiudicato del significato delle parole, così il decreto attuativo del federalismo municipale, se non modificato, creerà un buco di 3-4 miliardi, altrimenti darà luogo ad un aumento delle tariffe municipali. La Lega affida alla sua approvazione la dimostrazione della propria efficacia politica e la sua utilità elettorale. Proprio l’articolo 1 della legge 42/2009 cui si riferiscono i decreti attuativi in discussione, riferendosi all’articolo 199 della Costituzione afferma che vanno assicurate “autonomia di entrata e di spesa di comuni, province, città metropolitane e regioni e garantendo i princìpi di solidarietà e di coesione sociale, in maniera da sostituire gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica e da garantire la loro massima responsabilizzazione e l'effettività e la trasparenza del controllo democratico nei confronti degli eletti”. Dove sono l’autonomia impositiva e la perequazione? Del resto lo smembramento di fatto del Parco dello Stelvio, recentemente approvato nel nome della Heimat sudtirolese e della Padania leghista, rimanda ad una contiguità balcanica piuttosto che ad un federalismo capace di unire i campanili italiani e quelli europei. La storia insegna, ricorda Luca Meldolesi: “anche l’assetto federale dello Stato può assumere carattere democratico, semi-democratico, autoritario; e persino tirannico”, per questo sarebbe illusorio pensarci immuni da ogni dissoluzione civica, governata autocraticamente, laddove la riduzione da cittadini a telespettatori propone l’autoreferenzialità deresponsabilizzata come indipendenza. Mai come oggi abbiamo bisogno di un processo capace di coinvolgere le amministrazioni locali, e con esse i cittadini, nella effettiva responsabilizzazione verso la cosa pubblica, i suoi costi e la sua amministrazione. Per questo occorre sottrarre la questione del federalismo tanto dalle necessità simbolico/elettorali della Lega, quanto da ogni tatticismo anti-premier contingente. Anche dopo Berlusconi la riforma del Titolo V della Costituzione resterà comunque il passaggio necessario per un rinnovato patto di cittadinanza a garanzia delle libertà civili e politiche. Ci vogliono il tempo e la partecipazione necessari. Una occasione utile di confronto è quella proposta dal “Manifesto di ottobre”, presso la Fondazione Ambrosianeum di Milano, nella mattinata del 31 gennaio “Federalismo oltre le contraffazioni”. Un dibattito a partire da due libri di Meldolesi “Federalismo democratico. Per un dialogo tra uguali” e “Milano-Napoli: prove di dialogo federalista”, proprio le due realtà urbane che con maggiore evidenza necessitano di costituirsi come “Città metropolitane” dentro il contesto europeo. L’anomia riguarda tanto il Nord quanto il Sud: se al sud è più evidente la collusione istituzionale, sociale e culturale con la malavita organizzata, al nord essa ha la discrezione dei flussi finanziari, delle operazioni fondiarie ed immobiliari che danno forma a quello che Piero Bassetti definisce “Disordine insediativo, come pressione individualistica, come mobilitazione particolaristica degli interessi. E sollecita comportamenti delle istituzioni: dei governi che moltiplicano le sanatorie e i condoni, dei comuni che concedono le autorizzazioni edilizie e che si oppongono ferocemente ai tentativi di riordino (quando ci sono) delle Regioni, definiti dirigisti e centralisti”. Constatazioni che richiedono modelli istituzionali a responsabilità condivisa, dove la realtà europea e mediterranea propone anche per le amministrazioni locali associazioni reticolari a geometria variabile, non la riproduzione in scala ridotta dei modelli statuali inadeguati per una glocal governance, più vicina al territorio e interna alle nuove relazioni dei mercati internazionali. Bassetti animerà il confronto insieme a Marco Vitale, Santo Versace, Maria Ida Germontani, Bruno Tabacci, Andrea Kerbaker, Gian Giacomo Schiavi e molti altri. Diversamente da Germania, Spagna e Francia noi scontiamo dieci anni di immobilismo nell’attuazione del Titolo V riformato del 2001. Nel 2000, il grado di decentramento tributario era pari al 20,6%, ovvero solo lo 0,3% in meno rispetto al 2009, altroché avvicinare la cosa tassata alla cosa amministrata da parte dei federalisti padani da anni al governo locale e nazionale.

mercoledì 12 gennaio 2011

La politica assente e il paradigma FIAT

E’ incredibile lo strabismo messo in luce dalla politica italiana a fronte dell’intesa FIAT-Pomigliano, ma tant’è. Il PD, in piena afasia strategica e sotto la pressione del’OPA Vendoliana, viene chiamato direttamente in causa dalla FIOM, che dovrebbe invece vedersela in CGIL, l’attuale sindaco di Torino si propone come interlocutore nazionale della corporation internazionale con sede a Torino e il candidato sindaco Fassino si accredita come interlocutore locale. Mentre il governo italiano prende atto dell’accordo con un ruolo notarile , a buon rendere, quando si tratteranno questioni inerenti contenuti editoriali e sistema radiotelevisivo piuttosto che le grandi condotte di combustibili. Incassando, in un colpo solo, l’indebolimento dell’unità sindacale, che non era al dunque riuscita con il “Patto per l’Italia”, e la relativizzazione della Confindustria come soggetto negoziale. La questione ignorata è il Paradigma FIAT, che si definisce, si muove e si disloca all’interno dei cambiamenti industriali e dei flussi finanziari imposti dalla natura multipolare della globalizzazione.
Noi non disponiamo di un sistema normativo e di una politica capaci di tradursi sul piano territoriale con qualità delle infrastrutture, dei servizi, dell’ambiente, adeguati a favorire la ricerca e la competitività delle nostre aziende, che si arrangiano anche significativamente. Adeguati ad attrarre investimenti industriali internazionali, non solo mano d’opera a basso costo, lavoro nero e contraffazione. Cosa dovrebbe fare una politica pubblica di un regime democratico, in quanto tale rispondente agli interessi generali di queste e delle future generazioni, a fronte di questo processo paradigmatico? Sul piano interno fare in modo che le rappresentanze nei processi negoziali, nei conflitti e negli accordi, da ratificare con i referendum e poi da rispettare, siano scelte dai lavoratori, gli stessi che poi votano ai referendum confermativi, in modo chiaro. Occorre cioè che l’espressione della rappresentanza non consenta rendite speculative di interdizione sugli accordi alla fine definiti e ratificati: pluralismo nella rappresentanza ed efficacia nella decisione. Questa è sostanza in una comunità nazionale che non vuole assecondare la sua dissoluzione attraverso l’atomizzazione sociale ed il qualunquismo. C’è un altro aspetto, se possibile ancor più significativo, che è un indicatore dell’autonomia e della capacità di azione e visione della politica pubblica italiana. Se la scala odierna delle relazioni economiche, finanziarie, sociali, tecnologiche, ambientali, è quella della globalizzazione in quello che è diventato pienamente il “villaggio globale”, o la politica è protagonista a quel livello o non è altro che l’uso di rappresentanza e risorse per relazioni imprenditoriali e finanziarie personali o di cordata.
Che iniziativa ha preso il governo italiano affinché l’Europa definisse un quadro di riferimento minimo per le relazioni industriali? Quale iniziativa per una comune azione politica europea dentro la ridefinizione dei mercati globali e dei loro protagonisti perché vi siano parametri comuni relativi ai diritti sindacali ed ambientali? E’ evidente che anche gli altri stati europei non vanno oltre la comune definizione degli standard da rispettare nella gestione degli effetti da vasi comunicanti del deficit/debito delle singole nazioni, ma questo non impedisce, anzi richiede, un’azione politica significativa. Insomma, che FIAT e sindacati siano portatori di interessi unilaterali è nelle cose, che non ci sia una indicazione di prospettiva di innovazione partecipata e un’azione che la pratichi da parte della politica costituisce una patologia per l’identità e il senso della Repubblica. Cos’altro se non andare all’estero per le Partite IVA della Conoscenza, costrette ad una adolescenza ed una precarietà senza fine?