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ciao, welcome :-)

in questo blog metto un po di tutto se cerchi qualcosa che non trovi chiedimelo

venerdì 24 ottobre 2014

25 OTTOBRE-LINUX DAY 2014: LIBERTA' DIGITALE


25 OTTOBRE 2014
LINUX DAY 2014: LIBERTA' DIGITALE
OPEN SPACE : NASCE DAL DESIDERIO DELLE PERSONE DI CONDIVIDERE LA CONOSCENZA E
AUTOAPPRENDERE IN UN AMBIENTE APERTO E LIBERO
PROGRAMMA SIAM (SOCIETA' D'INCORAGGIAMENTO D'ARTI E MESTIERI)
VIA SANTA MARTA, 18 - MILANO
9,15 - 9,25 SALUTI ISTITUZIONALI
Franco Gallo partecipa porta i saluti dell' USR Lombardia
9,25 - 9,45 LA FORZA DELLE COMUNITA' PER LA LIBERTA' DIGITALE
Già l'esperienza Olivettiana aveva messo in luce le potenzialità creative, produttive, motivazionali, di una comunità
che avesse spazi architettonici, organizzazione del lavoro e welfare adeguati. Ciò che ancora vive oggi, nella
comunità reticolare interattiva, è il principio di autorevolezza in luogo di quello autoritario e insieme ad esso il
principio di responsabilità, ma oggi siamo in presenza di una comunità diffusa, virale, permeante, non isolabile.
Relatore Fiorello Cortiana (Ex Assessore di Milano, ex assessore Regione Lombardia,ex Senatore, Goodwill
Ambassador di OLPC-One Laptop per Child)
9,45 -10,00 SOFTWARE LIBERO E ALGOMOTRICITA` PER IMPARARE DAVVERO L'INFORMATICA
L'informatica e` una scienza con metodi e modelli propri che spesso non emergono quando ci si limita al semplice
addestramento nell'uso delle applicazioni. Il software libero puo` rivelarsi lo strumento fondamentale per una vera
comprensione informatica della societa` in cui viviamo. Il laboratorio Aladdin dell'Universita` di Milano da qualche
anno progetta attivita` ludico/motorie ("algomotricita`") proprio per aiutare i ragazzi delle scuole a familiarizzare con i
concetti astratti che servono per essere protagonisti nel mondo dell'informatica libera.
Relatore Mattia Monga ( Professore associato Università degli studi di Milano)
10,00 - 10,15 UBUNTU E UBUNTU-IT: PASSIONE, LAVORO, DIVERTIMENTO E CURRICULUM
Un sistema operativo GNU/LINUX nato nel 2004. La sua principale caratteristica è la focalizzazione sull'utente e la
facilità di utilizzo. Presentazione della comunità italia di ubuntu e delle principali attività svolte. Indicazioni su come
contribuire e come partecipare attivamente all'interno della comunità.
Relatore Monia Spinelli (Appassionata da sempre di Open Source. Collabora da anni con la comunità
italiana di Ubuntu. Collabora con Stati Generali dell’Innovazione e il gruppo WISTER.)
10,15 - 10,30 LIBREOFFICE NELLE PMI E NELLE PA
LibreOffice rappresenta la scelta della vecchia comunità OpenOffice per l'indipendenza e la libertà del desktop, contro
il tentativo delle grandi aziende di controllarlo anche attraverso offerte di software open source. Inoltre, la scelta e
la difesa dei formati standard, aperti e liberi, contro il tentativo - sempre da parte delle grandi aziende - di imporre o
tollerare standard proprietari, promuove la libertà digitale, e l'abbattimento del digital divide.
Relatore Italo Vignoli ( Presidente onorario di LibreItalia )
10,30 - 10,45 WIILDOS LAVAGNA DIGITALE APERTA, SOFTWARE LIBERO PER LA SCUOLA
Una distribuzione GNU/LINUX sviluppata dalla scuola per la scuola, seguendo le esigenze di una community di
insegnanti. Una risorsa con gli tutti gli strumenti utili per il lavoro in classe pronti all'uso e attenta ai bisogni educativi
speciali (programmi per mappe mentali e concettuali, sintesi vocale, programma per lezioni interattive e altro
ancora).
Relatore Paolo Mauri ( insegnante di sostegno nella scuola primaria)
10,45-11,00 PORTE APERTE SUL WEB
Porte aperte sul web è una comunità di pratica promossa da USR Lombardia e diffusa in tutto il territorio italiano. Attraverso
l'adozione di stili fortemente collaborativi, si occupa della gestione di siti scolastici a norma: aperti, accessibili
e trasparenti. I modelli di sito, realizzati con software open source e ad oggi implementati in 700 scuole italiane,
sono corredati di guide, tutorial e indicazioni d'uso, liberamente utilizzabili dalla scuole.
Relatore Alberto Ardizzone (Ufficio Scolastico Regionale Lombardia)
11,00-11,20 DIBATTITO
11, 20 - 11,35 PROGETTO NUOVA VITA
Progetto Nuova Vita è l'associazione senza scopo di lucro che persegue la strada del riuso come possibile soluzione
al crescente problema dello smaltimento dei RAEE. L'esperienza maturata negli anni ha dato vita a "Rigeneri@mo"
un progetto patrocinato da UST che permette alle scuole delle provincie lombarde di adottare software open-source
di cui sono dotati i computer rigenerati nei laboratori dell'associazione.
Relatore: Massimiliano De Cinque (presidente Progetto Nuova Vita onlus)
11,35 - 11,50 RADIO
Con il crescere della potenza elaborativa dei microprocessori l'elaborazione digitale dei segnali non richiede
necessariamente un hardware dedicato. Il software libero permette, a chi ne abbia le competenze, di usare la
matematica per esplorare il mondo delle comunicazioni. Nell' intervento vedremo
come e con che risultati.
Relatore Giovanni Franza:(dal '74 in radio e programma dal '76. Come Radioamatore (HB9EIK) e
sostenitore del Software Libero indaga il mondo della Software Defined Radio.)
11,50-12,05 JOOMLALOMBARDIA
Divulgare l'open source sul territorio JoomlaLombardia condivide una esperienza di successo basata sulla
condivisione.Il ruolo di una associazione regionale, come fondarla,il coordinamento nazionale, la collaborazione con
gli esperti del settore, le strategie di comunicazione e gli eventi, la collaborazione con gli enti locali e le strategie di
sviluppo provinciale, la comunicazione digitale.
Relatori: Donato Matturro: Presidente Joomlalombardia
Vito Disimino: Docente Joomlalombardia IT Team Leader Developer Groups
12,05 - 12, 20 ARDUINO: L’OPEN-SOURCE HARDWARE
Con Arduino la condivisione, la collaborazione, proprie del software libero, sono applicati ad un hardware
un prodotto fisico che tutti possono utilizzare, ampliare, modificare e anche ….......copiare. Ciò che resta
inattaccabile e unico è la forza della community che ogni giorno, in tutto il mondo, sviluppa, collabora e
partecipa per il bene della collettività e per accrescere il bisogno di conoscenza e sperimentazione che c’è
in ognuno dei Makers partecipanti.
Relatore: Andrea Trentini ( ricercatore confermato Università degli studi di Milano )
12,20-12,30 FABLAB: MAKE IN MILANO
I FabLab sono laboratori condivisi, dove i progetti e le leadership si formano e si sciolgono giornalmente, luoghi dove
domina una logica di sharing ed emerge chiara e forte la potenza dell'intelligenza collaborativa. Quelle che si
producono nei FabLab sono tutte dinamiche nuove, da sperimentare e studiare ma anche da incentivare e promuovere
tra i giovani creativi e i designer.
Relatore: Massimo Temporelli ( Presidente FabLab: make in Milano
12,30 - 13,00 DIBATTITO
13,00 - 14,00 PAUSA PRANZO
14,00 -18,00 Open space (Laboratori)


PROGRAMMA LABORATORI
LABORATORIO PER GLI STUDENTI I ORE 10,20 - ORE 13
1. Arduino e la programmazione (per i licei, allievi di elettronica e informatica) AULA A11 - ALFIERI
2. Mi faccio il blog con Wordpress AULA A08 ALECI
3. Matematica con Geogebra AULA 010 BARBAINI
4. Installo Linux AULA 009 SCIASCIA
5. "GNU/Linux per la liberta' digitale. ( Rasperry) AULA A04 PREMOLI
6. FabLab AULA 25 COMUNITÀ
LABORATORIO OPEN SPACE PER TUTTI ORE 14,00 - ORE 18,00
1. Laboratorio di Wiildos AULA 009
Comunità Wiildos
2. Laboratorio Porte aperte sul Web + Joomla AULA A11
Comunità Porte aperte sul Web + Gruppo Jommla Lombardia
3. Laboratorio di Ubuntu AULA AULA A03
Comunità italiana di Ubuntu
4. Scul- server AULA A04 DALLE 14-16
Sergio Dicandia
6. La suite LibreOffice AULA 010
Marina Latini
6. Android AULA 009
Marina Cabrini
7. Arduino AULA 25 DALLE 14 - 16
Mauro Alfieri
8. Software libero per la radio AULA A08
Giovanni Franza e Alberto Campiglio
9. Progetto "NUOVA VITA" AULA A04 DALLE 16 - 18
Associazione ONLUS "Nuova Vita"
10. Open source per la progettazione AULA A 25 DALLE 16 -18
A cura The FabLab: make in Milano
11. "GNU/Linux per la liberta' digitale. AULA 119
Roberto Premoli
12. Costruiamo insieme il Notebook Power PC italiano per GNU/LINUX AULA 120
Roberto Innocenti
13. Registro Elettronico AULA 111 DALLE 15 -16
Claudio Consonni


martedì 21 ottobre 2014

Libertà è partecipazione...vera

Perché il Consiglio di Zona 6 simula l'attivazione di un gruppo di lavoro aperto sulla progettazione di Piazza Negrelli quando tutto è già stato deciso? Perché i cittadini si vogliono come militanti del partito-stato che devono divulgare la decisione centrale come disciplinati agit prop? Perché dovremmo accontentarci e magari gioire per un piazzale in gran parte occupato dal parcheggio delle auto e dal capolinea del tram 2? Perché la qualità dell'arredo urbano è riservata alla parte di città interna alla circonvallazione 90-91 quando anche noi siamo cittadini milanesi e paghiamo le tasse come gli altri? Perché consiglieri di zona/militanti di partito così come gli assessori ritengono che gli incontri di partito sul tema siano equivalenti, quindi sostitutivi, di quelli del Consiglio di Zona? Perché tutto è iniziato con l'accettazione della mia proposta,avanzata con una lettera aperta, per l'urbanistica partecipata e invece si risponde con una simulazione che fa perdere tempo e fegato ai cittadini che partecipano? Perché i cittadini dovrebbero credere che gli stessi disciplinati burocrati si stanno preoccupando di articolare Milano in municipalità autonome dentro una Città Metropolitana reticolare e policentrica, quando non riescono/vogliono nemmeno farli partecipare alla definizione di un progetto per una piazza che li riguarda? Capisco che i partiti del Patto del Nazareno si incazzino ma non capisco lo stupore per la capacità di tanti, con differenti culture democratiche di provenienza, di mettersi in rete in modo federato per praticare e pretendere una partecipazione informata al processo deliberativo. Per pretendere una politica pubblica all'insegna dell'equità, della bellezza, della Cittadinanza Attiva, dell'innovazione qualitativa, della sostenibilità. Lo abbiamo fatto per i referendum milanesi, lo abbiamo fatto per il Consiglio Metropolitano e continueremo a farlo.

Buona Scuola e società della conoscenza

La buona scuola nella società della conoscenza è una questione di metodo e di merito.
http://www.orizzontescuola.it/news/valeria-ammenti-non-compiler-questionario-sulla-riforma-renzi-fa-ascolto-ex-post

lunedì 20 ottobre 2014

Come dei tossici che continuano a bucarsi

Come dei tossici che continuano a bucarsi anche se quello a fianco viene fermato dalla polizia, finirà mai l'assalto alla greppia pubblica?
"Spese pazze in Regione, rinviato a giudizio il vicepresidente della giunta Chiamparino Il gup ha deciso che siano processati Reschigna e l'assessore Cerutti. Stessa sorte per il segretario regionale del Pd Gariglio." ciò mentre "nizia domani il processo agli altri consiglieri già rinviati a giudizio, Roberto Cota compreso, ed è molto probabile che i 24 imputati del processo vedranno aggiungersi i nuovi"

martedì 14 ottobre 2014

Vie d'Acqua, la bellezza è un diritto

Acerbo e due manager Maltauro arrestati per le Vie d'Acqua. La conferma che quando parlavamo di un progetto che dissipava ambiente, soldi pubblici e legalità, parlavamo a ragion veduta. Non vogliamo riaprire i Navigli, vogliamo progetti nel rispetto del disegno di rogge, fontanili e paesaggio, come hanno fatto al Bosco in Città lungo i decenni. La bellezza è un diritto.

mercoledì 8 ottobre 2014

"L’IMPORTANZA DI COLTIVARE IL DUBBIO SUGLI OGM" e il modello di agricoltura/alimentazione/consumo

L’IMPORTANZA DI COLTIVARE IL DUBBIO SUGLI OGM 

(Michele Serra su Repubblica)


L‘affermazione “la scienza ha sempre ragione” non è scientifica. È ideologica. Lo è tanto quanto il pregiudizio reazionario per il quale ogni mutamento del modo di produrre, consumare, nutrirsi, avviene nel nome di interessi inconfessabili, e a scapito della salute della collettività umana.
L’acceso dibattito sugli ogm, (cliccare QUI per vedere gli interventi di Vandana Shiva, Elena Cattaneoe Umberto Veronesi) fatica a mondarsi di queste opposte rigidità. E fa specie che nel campo “pro”, che annovera valenti ricercatori e scienziati, pesi ancora come un macigno l’idea che il fronte degli oppositori sia un’accolita di mestatori che, in odio al progresso umano e alla libertà di ricerca, alimentano dicerie malevole e speculano sulla paura e l’emotività dell’opinione pubblica. Una volta esposte le ottime ragioni della ricerca scientifica e della sua necessaria libertà d’azione, perché evocare, tra i soggetti “antiscientifici” in qualche modo assimilabili agli oppositori degli ogm, anche i fattucchieri di Stamina? Allo stesso identico modo le frange più eccitabili del fronte anti-ogm possono immaginare che la ricerca genetica sulle piante sia nelle mani di squilibrati megalomani (alla dottor Frankenstein) o di avidi mercenari.
Le forzature polemiche fanno parte del gioco, ma non aiutano a mettere meglio a fuoco gli argomenti. La più autorevole istituzione mondiale in tema di agricoltura e alimentazione, la Fao (www.fao.org), mette a disposizione di competenti e incompetenti (come me) una sintesi esauriente e comprensibile delle potenziali ricadute positive e negative delle coltivazioni ogm, con una breve analisi della loro verificabilità.
Lo spazio di un articolo non permette di elencare tutti i punti (rimando i lettori al sito della Fao). Mi limito a dire che i “capi di accusa” sono divisi in tre gruppi: ricadute sull’ambiente agricolo e l’ecosistema; ricadute sulla salute umana; ricadute sull’assetto economico e sociale. Mi sembra interessante e molto rilevante che la Fao, sulla quasi totalità di questi punti critici, non esprima certezze. Non dice, cioè: questa critica è campata in aria oppure questa critica è corretta. Esprime dubbio. In larga parte dovuto alla tempistica medio-lunga che una verifica attendibile (scientifica!) richiederebbe.
Il principio di cautela — che non vuol dire condanna né assoluzione: vuol dire umiltà di giudizio — dovrebbe e potrebbe dunque essere uno dei punti di partenza di una corretta discussione comune, ammesso che mai ci si arrivi. Certo confligge, questo principio di cautela, con la comprensibile fretta con la quale i finanziatori della ricerca, in grande parte nutrita con fondi privati, vorrebbero mettere a profitto le loro scoperte e i loro prodotti. È esattamente per questo che Vandana Shiva mette in guardia contro la coincidenza di ruolo tra ricerca e commercializzazione. Sono campi di interesse entrambi utili e legittimi: ma la loro ibridazione — per dirla con una battuta transgenica — può generare mostri.
Una volta detto che la questione è molto complicata, coinvolge competenze scientifiche le più varie e non è archiviabile con un “sì” né con un “no”, colpisce assai che di questi “rischi” il più sottaciuto sia quello che, al contrario, è il più nevralgico e coinvolgente: la ricaduta socioeconomica. È anche questo, in fondo, un portato della crisi della politica: la rinuncia ormai quasi pregiudiziale a mettere in discussione, o anche solo a cogliere, le scelte strutturali, quelle che determinano gli assetti futuri.
Quasi inutilmente, in tutti questi anni, Carlo Petrini e il vasto movimento mondiale che si rifà a Slow Food e a Terra Madre hanno rivendicato la natura squisitamente politica del loro lavoro e della loro battaglia. Chi oggi rivendica la “sovranità alimentare” delle comunità produttive (e dei consumatori) compie la stessa operazione politico-culturale dei nostri avi socialisti quando dicevano “la terra a chi la lavora”. Si rivendica, né più né meno, l’autodeterminazione dei produttori, affidando ad essa la difesa delle biodiversità, della varietà delle colture, delle culture, delle identità locali.
Ovviamente è del tutto lecito sostenere che l’agroindustria, con la sua potentissima opera di selezione delle specie (tutte brevettate) e di inevitabile omologazione della produzione agricola mondiale, è perfettamente compatibile con la biodiversità e con le piccole coltivazioni; o addirittura che è giusto e utile rimpiazzare del tutto le produzioni tradizionali con la produzione agroindustriale. Ma non è lecito fare finta che non sia questo (il modo di produzione, la struttura stessa delle società future) il punto nodale. Non sono in ballo solo il potenziale allergenico di un pomodoro, o il chilo di pesticida per ettaro in più o in meno. L’ordine del giorno non è solo “gli ogm fanno bene, gli ogm fanno male”. È in discussione la vita stessa delle società rurali nel mondo (più della metà dei viventi), la ripartizione del potere, del reddito, delle conoscenze tra una rete infinita di piccole comunità e pochi, immensi e quasi sempre anonimi centri decisionali. Sono in discussione gli 87 milioni di ettari di suolo africano acquistati dal 2007 a oggi dalle multinazionali americane e cinesi e da fondi di investimento opachi e onnipotenti: è una superficie grande quasi come Italia e Francia messe insieme, e a nessuno può sfuggire che coltivare pezzi così ingenti di pianeta a soia ogm per produrre biocarburante oppure incrementare le produzioni locali (più della metà dell’agricoltura africana è vocata all’autosostentamento) è una scelta tanto importante, tanto strutturale quanto lo è, nel bene e nel male, ogni grande rivoluzione tecnologico- scientifica, industriale, sociale.
E se l’Africa vi sembra lontana e comunque fuori portata, come può chi vive in Francia o in Italia non percepire che la straordinaria varietà delle colture, il legame strettissimo tra i luoghi e ciò che si coltiva, si mangia e si beve, insomma l’agricoltura plurale, “calda” e identitaria per la quale si battono i Petrini e si battevano i Veronelli, i Mario Soldati e i Gianni Brera, non è una frontiera del passato, è un caposaldo della nostra trama sociale, economica, culturale? Dunque è futuro allo stato puro? O dobbiamo dire “Italian style” solo parlando di borsette?

La libertà della ricerca scientifica è preziosa e va difesa: specie in campo medico, le biotecnologie possono dare frutti vitali, e Cattaneo e Veronesi fanno benissimo a tenere fermo il punto. Ma non è solo di questo che si parla, quando si parla di ogm. E i critici degli ogm possono ben dire di avere sbagliato qualcosa di sostanziale, in termini di comunicazione, se ancora oggi ci si scanna sul ravanello transgenico (faccio per dire) e non si capisce che non è di lui, è di quasi quattro miliardi di contadini che si sta parlando, del loro e del nostro futuro, e della loro libertà di scelta che è degna e importante quanto quella dei benemeriti ricercatori scientifici. Non è vero che “quando c’è la salute c’è tutto”. Conta la libertà. Conta la dignità. Conta che il potere sia in pochissime mani o nelle mani di molti.

giovedì 2 ottobre 2014

Il mio ombrello con quelli di Hong Kong

Domani alle 16,00 andrò sul marciapiede di via Benaco 4, davanti al consolato della Repubblica Popolare Cinese, voglio unire il mio ombrello colorato a quelli dei cittadini di Hong Kong. La libertà e la democrazia sono valori non sacrificabili sull'altare degli scambi commerciali. Vieni anche tu?

mercoledì 1 ottobre 2014

Città Metropolitana. ELEZIONI DEL 28 SETTEMBRE: LA FATTORIA DEGLI ANIMALI?

ELEZIONI DEL 28 SETTEMBRE: LA FATTORIA DEGLI ANIMALI

 Arcipelago Milano 30 SETTEMBRE 2014 

Per l’elezione dei 24 membri del Consiglio Metropolitano di Milano avevano già predisposto tutto: attori, sceneggiatura, conclusione. Un corpo elettorale, attivo e passivo, composto dai soli consiglieri e sindaci dei 134 comuni (133, perché uno è sospeso per mafia), accettazione delle candidature e raccolta delle presentazioni a partire dall’ultima settimana di agosto e da completare entro la prima di settembre. Una circolare del ministero dell’Interno che impediva la propaganda personale (?!) e l’uso delle sedi istituzionali che faceva il paio con quella AGCOM che non prevedeva alcun confronto informativo sulla radiotelevisione pubblica.
04cortiana33FBInfine il parere negativo dell’Assessore Benelli all’Ordine del giorno che chiedeva che tutti i Consiglieri comunali dei Comuni della provincia ricevessero immediatamente una formale convocazione delle elezioni del 28 settembre con indicazione di luogo e orario dei seggi, modalità di votazione e di propaganda elettorale. Che venissero predisposti seggi elettorali anche decentrati al fine di favorire la partecipazione al voto dai comuni più lontani. Che tutte le liste e i candidati fossero messe nelle condizioni di comunicare il proprio programma e le proprie proposte direttamente a tutti i Consiglieri comunali dei Comuni della Provincia di Milano nel rispetto del diritto fondamentale di informazione dell’elettorato attivo.
Se mettiamo in relazione tutto ciò con le riforme istituzionali ed elettorali definite nel Patto del Nazareno, c’è di che spiegarsi un astensionismo e un’espressione elettorale di alterità assoluta (il Movimento 5 stelle) che rappresentano oltre il 50 per cento degli elettori. Ma in questa sceneggiatura, come in quelle avvincenti, si è inserita una variabile inaspettata. Questa volta persone legate a culture libertarie invece di contendersi come galli un pollaio hanno promosso una rete aperta, mettendo a nudo la fattoria dove, come scrisse Orwell, «All animals are equal but some animals are more equal than others».
Così ha preso corpo la Lista civica Costituente per la Partecipazione – La città dei comuni, quasi un manifesto nella denominazione. Le candidature e le firme sono state raccolte e si è operato in modo reticolare, inclusivo e aperto. Perché il momento costituente di una città metropolitana che produce più del 10% del PIL nazionale e consuma oltre 100 milioni di pasti l’anno nella ristorazione collettiva necessita di essere definito con velo d’ignoranza e in modo paritario da tutti i partecipanti. Molti hanno messo a disposizione competenze ed esperienza, tanto da sembrare una forza politica organizzata, capace d’iniziativa diffusa dai media ai consigli comunali. Le pressioni dirette del Pd e dei suoi indipendenti, tanto arroganti quanto preoccupate, si sono aggiunte nell’ultima settimana alle derisioni e alle diffamazioni iniziali. I due consiglieri eletti, non previsti dalla sceneggiatura iniziale, dovrebbero indurre a una riflessione rigorosa invece di coprire una sordida conta tra cordate nei due poli con i ricorsi al TAR annunciati dal Pd.
Abbiamo aperto un varco nel recinto del Nazareno, per la dignità costituzionale e per la politica ma, invece dei ringraziamenti per concorrere in modo costruttivo a un momento costituente, avvertiamo una miope insofferenza. Troppi dirigenti politici, funzionari e nominati, vivono alla giornata e fanno di conto in modo utilitaristico senza visione e ambizione di indirizzo politico.
Se il Sindaco di Milano è automaticamente il Sindaco della Città Metropolitana perché i cittadini di Paullo o di Buccinasco non dovrebbero pretendere di partecipare alla sua elezione? Se il Seveso esonda perché i cittadini di Senago non dovrebbero partecipare alle decisioni sull’assetto idrogeologico e sull’allocazione delle vasche di laminazione? Se la Terna vuole fare un attestamento elettrico sui campi agricoli di Settimo Milanese perché il sindaco e i suoi cittadini non dovrebbero dire la loro, così per quelli di Vignate e dintorni sull’inutile doppione del centro di interscambio esistente a Segrate? Se l’inquinamento atmosferico richiede la limitazione del traffico privato perché i cittadini di Abbiategrasso o di Legnano non dovrebbero pretendere una tariffa metropolitana uniforme per il trasporto pubblico? Perché i cittadini dei comuni interessati dal tracciato della tangenziale esterna TEEM non dovrebbero pretendere di dire la loro sul tracciato e sulla tipologia delle opere connesse, così come su quella ventilata a sud?
Sta tutta qui la spiegazione della possibilità/necessità che lo Statuto Metropolitano preveda l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano, partecipazione informata alla politica pubblica, quindi open data e open government, rendicontazione pubblica, referendum deliberativi, tariffe e servizi metropolitani uniformi, strumenti per la cittadinanza attiva. La precostituzione dall’alto della Città Metropolitana spiega la sostanziale diffidenza dei sindaci e dei consiglieri dei 134 comuni e solo l’80% dei votanti il 28 settembre.
I tentativi di relativizzare una proposta costituente aperta sono anche un riflesso consapevole della portata politico-elettorale di una proposta reticolare e federata. Una proposta che, non rispondendo a interessi particolari o/e di cordata, quando analizza, ad esempio, la necessità di opere e la natura del progetto arriva a esprimere valutazioni e soluzioni condivise, fuori da logiche precostituite. I voti arrivati alla nostra lista civica, di là dalla ponderazione, sono stati significativi perché espressione di una consapevolezza e di una determinazione che andavano oltre ogni pressione.
La cosa è spiazzante per chi pensava di vincere facile rappresentando un’ampia consociazione che ha trovato la sua definizione/rappresentazione nel Patto del Nazareno. Già nelle ultime settimane di campagna elettorale la nostra presenza ha consentito/costretto a liberare un confronto politico sulla natura della città metropolitana. Così, a tratti, la Legge Delrio sembrava arrivare da Marte e gli esponenti dei partiti che l’avevano approvata affermavano che da più di un anno sostenevano le cose che noi proponevamo. Ora il confronto sarà possibile e vero. Chiederemo che sia innanzitutto visibile e partecipato, con il forte coinvolgimento della Conferenza Metropolitana e dei 134 sindaci fuori dalla ponderazione e l’uso di una piattaforma digitale interattiva.
Noi sappiamo che le energie sociali e imprenditoriali della Grande Milano vengono in gran parte mortificate e dissipate dentro una costrizione consociativa, ben rappresentata dall’asse Lega delle Cooperative – Compagnia delle Opere. Una proposta politica che si proponga di liberare queste energie è una proposta di governo, non di testimonianza. Qui il conflitto politico, qui la competizione per il riformismo radicale dell’odierno illuminismo lombardo. Bellezza, innovazione condivisa, cittadinanza attiva, sostenibilità ambientale, partecipazione informata al processo deliberativo, Green Economy, costituiscono le condizioni per la produzione di valore del nostro territorio. La Grande Milano chiede di tornare a esprimere consapevolmente un’identità, un ruolo e una funzione che le sono proprie, oltre lo stato depressivo drogato da tangenti, corruzione e malavita organizzata.
Abbiamo dimostrato che, razzolando come si predica, fuori da ogni soggezione cortigiana, quest’ambizione non si risolve in velleità. La sfida è su due piani. Un serio lavoro di condivisione partecipata sulle proposte statutarie e un confronto chiaro sui nodi territoriali, quelli delle partecipate e dei servizi, il dopo Expo e quelli più spinosi con lo sguardo di chi pensa che la politica pubblica debba riferirsi agli interessi generali di queste è delle future generazioni, valutando gli effetti delle nostre scelte dilazionati nello spazio e nel tempo dell’ecosistema naturale e sociale in cui viviamo. La bicicletta adesso l’abbiamo.
Fiorello Cortiana