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martedì 14 settembre 2010

La Rete non è un alibi

Internet non può essere un alibi che copre la mancanza di elaborazione intellettuale per la cultura politica. Giulio Giorello ed Ernesto Galli della Loggia, sulle pagine del Corriere hanno svolto alcune riflessioni a seguito delle tensioni internazionali generate dal proposito del reverendo statunitense Jones di bruciare il Corano nell’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle. Entrambi vedono nell’immediatezza della Rete digitale una delle principali ragioni dell’indebolimento della sovranità del regime democratico e della sua rappresentanza messi in discussione dalla riduzione del rapporto spazio/tempo nell’istantaneità di internet e dalla disintermediazione delle informazioni che in esso circolano. Ciò che Giorello definisce come lo “speaker’s corner.com” nel quale “l’annuncio della notizia è già notizia” indipendentemente dalla autorevolezza della fonte. Per la verità, a differenza di quanto sostenuto da Giorello, non è riscontrabile alcuna correlazione immediata tra la notizia del proposito stampalato ed irresponsabile e la natura della rete internet.

Il reverendo Jones aveva reso nota la sua intenzione a fine luglio e a darne la notizia fu la CNN e non un bloggere dello “speaker’s corner.com”. Infatti le rilevazioni relative alle ricerche su GOOGLE per “quran burning” negli ultimi trenta giorni sono state pressoché inesistenti fino a che non ne hanno parlato il generale Petreus il 6 settembre e poi Hillary Clinton e lo stesso Obama.

Galli Della Loggia va oltre e pone il “ problema del rapporto tra il regime democratico e l'estensione dello spazio. Quanto spazio si conviene alla democrazia perché essa possa funzionare?” Per Galli Della Loggia il caso del reverendo Jones evidenzia una difficoltà per l’ambito della relazione tra stato e spazio nella globalizzazione, una difficoltà più grave di quella legata all’esercizio di sovranità statale in rapporto all’estensione dello stato. Cioè “la difficoltà legata alla ridotta estensione dello spazio statale, al suo restringimento di fatto, dovuto principalmente alla velocità ormai fantastica di ogni genere di comunicazione, vicina ormai al traguardo dell’istantaneità.” E’ il tecno-spazio virtuale che segna l’ingresso in un’”di epoca della prossimità totale. Che peraltro ha la sua negazione/antitesi nella crescente lontananza che invece, all’interno degli Stati, si è creata in un gran numero di casi tra centro e periferie.” In luogo di “inesistenti e fantasmatiche sovranità sovra o internazionali”, Galli Della Loggia vede la possibile messa in mora del regime democratico a causa delle “leggi senza volto della tecnologia, che operano nell’interesse esclusivo di sé medesime e/o degli incontrollabili interessi economici (per esempio della finanza o della grande informazione commerciale globale) che se ne servono”. Anche qui: non è Internet, sono le reazioni neotribali all’integrazione della globalizzazione degli integralisti come il reverendo Jones e dei Talebani a costituire il problema. E’ l’incapacità di riformare l’ONU in chiave multilaterale ad impedire l’azione di una sovranità politica democratica. Piuttosto la rete digitale si presenta come una impresa cognitiva collettiva, come il più grande spazio pubblico fino ad ora conosciuto dall’umanità, uno spazio dove la creazione di un’opinione pubblica avvertita è resa possibile dall’accesso disintermediato alle informazioni e dalla condivisione della conoscenza, nonché dalla possibilità di verificare la veridicità di possibili bufale o luoghi comuni a carattere ideologico o religioso. Attribuire a questo ecosistema cognitivo una soggettività in sé, non solo non corrisponde al vero, ma diventa un alibi che impedisce di aggiornare le categorie della politica legate ad una geografia bipolare o imperiale del secolo scorso. La questione vera che sta dietro le preoccupazioni di Giorello e Galli Della Loggia rimanda piuttosto alla necessità che le democrazie hanno di rigenerarsi dopo i blocchi, dopo Yalta e dopo le ideologie. Se non vogliamo il neotribalismo locale delle piccole patrie padane o le derive plebiscitarie del personalismo mediatico, non è sufficiente alcuna soluzione simbolica attraverso recuperi aggiornati di identità passate. Occorre favorire processi di partecipazione informata tanto alla politica pubblica quanto alle forme organizzate della partecipazione politica per la definizione di identità inedite ed originali condivise: occorre adeguare la riflessione intellettuale. In questo senso la rete digitale, come estensione dello spazio e delle risorse di comunicazione, si propone come una straordinaria opportunità, un valore aggiunto per un regime democratico vissuto da una comunità consapevole che si confronta sui nodi della realtà locale e globale che la riguarda. E per questo non si astiene dalla partecipazione concreta.

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