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venerdì 10 settembre 2010

l'ecologia parte costitutiva di una nuova politica

L’ignoranza e lo sfregio della Carta e delle sue istituzioni già oggi alimenta una deriva dissolutiva dell’idea di comunità nazionale, della sua identità e dei suoi compiti dentro il quadro europeo ed internazionale. L’equivalenza tra federalismo e “piccole patrie” rappresenta la prospettiva più plastica di questa condizione. Il fango delle diffamazioni copre la mancanza di una politica pubblica per i beni culturali e l’ambiente, relegati a lussi cui ci si può dedicare nei tempi di crescita economica. Eppure mai come oggi la crescita economica di un paese si fonda sulla unitarietà e la qualità di un ecosistema culturale ed ambientale. L’Italia custodisce la metà del patrimonio artistico mondiale. L'arte figurativa, la musica, l'architettura, la poesia,la letteratura, l’opera lirica, teatrale e cinematografica, hanno contribuito a dare forma e anima alle nostre città. La stesa identità nazionale degli italiani si fonda su questa consapevolezza di “bellezza”. Una consapevolezza che è parte della nostra Costituzione repubblicana, nell’articolo 9 essa afferma:” La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” Nella Carta la funzione di tutela, lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica costituiscono un’unica matrice che impegna la politica pubblica. Il dimezzamento dei fondi ai parchi, i tagli alla cultura, il trasferimento indiscriminato di beni dello stato ai comuni non sembrano assolvere questo compito. Così come le azioni messe in atto da molti italiani, da Nord a Sud,. Le Forze dell’Ordine, anch’esse vittime di tagli, hanno segnalato nel 2009 un aumento annuale dei reati di abusivismo edilizio del 7,6% e di quelli legati a depuratori, scarichi e inquinamento da idrocarburi del 44,8%. Se a Milano vi è il più alto tasso di affezioni alle vie respiratorie tra i bambini e ad Ischia le richieste di sanatoria di edifici abusivi ha avuto 25.000 domande, appare chiaro che la questione ecologica deve essere una parte costitutiva di un rinnovato patriottismo costituzionale repubblicano. Non solo l’efficienza e l’efficacia energetica, dalle fonti rinnovabili alla innovazione tecnologica e nell’edilizia, la tipicità, la qualità e la sicurezza nella filiera agroalimentare, la manutenzione e l’accesso ai beni culturali, gli investimenti e i crediti d’imposta per la ricerca, sono parti centrali di un nuovo Patto Sociale. Lo sviluppo e la competitività di un paese nella globalizzazione o è economico, sociale e ambientale o non è. Un’azione politica innovativa richiede il coinvolgimento del mondo della produzione, della ricerca, delle amministrazioni pubbliche, della sussidiarietà e della comunicazione per definire e condividere un Patto per la Sostenibilità. Questo significa chiamare una comunità nazionale alla costruzione comune di un futuro di qualità e ad un protagonismo utile al futuro del pianeta. Questo è il Made in Italy che deve caratterizzare il Made in Europe dentro le difficili sfide della globalizzazione. "Lo sviluppo sostenibile è quello che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie" (Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo dell'ONU, 1987). Oggi viviamo su un pianeta con un numero di esseri umani che ha già superato i 6 miliardi e ci dobbiamo chiedere se non rischiamo di oltrepassare la sua capacità di reggere le emissioni in atmosfera, le acque reflue inquinate, i rifiuti legati al nostro modo di produrre e di consumare. Sono questioni che non ci riguardano perché Minzolini e Feltri non ne parlano? Occorre essere millenaristi per preoccuparsi di come questa umanità proverà a vivere contendendosi le risorse disponibili senza distruggere i sistemi naturali? No, occorre essere persone consapevoli. Nel 2008 si è tenuta a Roma una conferenza internazionale nel centenario della nascita di Aurelio Peccei, il fondatore del Club di Roma che negli anni ’60 pose al mondo il problema dei limiti dello sviluppo e autorevoli scienziati internazionali si sono confrontati a partire da questa consapevolezza.Steven E. Koonin, Chief Scientist della BP, sì la BP, presentò dati chiari: i tre grandi mercati energetici, Nord America, Europa e Asia Pacifico( India,Cina, Oceania) consumano il 78% del petrolio e dispongono solo del 10% delle riserve, così per il gas consumano il 61% e hanno l’85% delle riserve, per il carbone le percentuali sono l’88% ed il 35%. Mentre le emissioni di Co2 crescono del 1,2% annuo nei paesi in via di sviluppo la crescita è del 2,8%. Se la Cina e l’india avessero le emissioni pro capite del Giappone la concentrazione di CO2 nell’atmosfera aumenterebbe del 40%. Gli scienziati BP prevedono che saranno ancora gli idrocarburi ed i combustibili fossili le fonti energetiche del futuro, con grandi problemi per le emissioni. Anche Martin Rees, Presidente Royal Society Britannica, conferma che al 2010 sarà intorno all’80% la percentuale delle fonti fossili tra tutte quelle energetiche. Rees ha illustrato le tendenze della crescita demografica che accompagnano la ridefinizione degli equilibri economici, politici mondiali. L’aumento della popolazione che ha visto una progressione di circa 200.000 anni per arrivare ad un miliardo nel1800, 130 anni per arrivare a 2 miliardi nel 1939, 30 per arrivare a 3 nel ’60, 15 per arrivare a 4 nel ’75, 12 per arrivare a 5 nel 1987 e altri 12, per fortuna non meno, per arrivare a 6 nel ’99. La parte urbanizzata della popolazione mondiale era meno del 10% nel 1700, è salita al 25% nel ‘900 arrivando oggi al 50% e si prevede al 67% nel 2050. La nuova geopolitica si evince anche da quelle che saranno le 12 megalopoli nel 2015, domani. Tokyo, che si sta contenendo, arriverà a 36,2 milioni di abitanti, Mumbai a 22,6, triplicata in 30 anni, Delhi quadruplicata a 20,9 , Città del Messico è raddoppiata in 30 anni e avrà 20,6 milioni di abitanti. L’unica città occidentale è New York a 19,7, l’Europa ha 400 milioni di abitanti e le top 12 sommano da sole 291 milioni di abitanti! Tanta pressione spiega perché nel 2000, 29 Paesi, con mezzo miliardo di abitanti, avevano carenza idriche, mentre si prevede per il 2025 che saranno 50 i paesi con deficit idrico con 3 miliardi di abitanti. I problemi per le emissioni e per l’acqua nel 21° secolo saranno molto più grandi nei pesi emergenti che in quelli che erano i paesi industrializzati. Sia gli scienziati della BP che quelli della Royal Society concordano sui passi da fare per una sfida globale complessa. Occorre una politica pubblica scientificamente e tecnicamente informata, coerente e stabile e capace di coordinare scienza, tecnologia ed economia. La Corte Costituzionale nella sentenza 151/186 sancisce ”la primarietà del valore estetico-culturale” il quale non può essere “subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici”, al contrario deve essere “capace di influire profondamente sull'ordine economico-sociale”. Un chiaro indirizzo per la capacità di un paese di produrre valore dentro l’economia della conoscenza, quella su cui basano le proprie possibilità di ripresa e di competitività le democrazie nel mondo.

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