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venerdì 6 maggio 2011

viviamo un paradosso/incubo energetico

I Decreto approvato dal Governo per “non rinnovare le rinnovabili” fa ampio ed esplicito riferimento a normative e percentuali attuate da molti paesi europei, per altro mai citati, sugli incentivi. Non vengono citati perché risulterebbe evidente che gli indirizzi adottati in quei paesi, sia sul piano della produzione energetica, che su quello delle norme per l’edilizia, piuttosto che per l’agricoltura, la relazione tra efficienza, risparmio e produzione di energia da fonti rinnovabili è strettissimo. Si sono cioè create le condizioni per un mercato basato su una domanda diffusa di innovazione qualitativa per la produzione di energia. Questo e solo questo giustifica e spiega la scelta di portare ad una tendenziale diminuzione gli sgravi e gli incentivi per le rinnovabili. L'Europa ha proposto come soluzione al riscaldamento globale il "Pacchetto Clima 20-20-20", più 20% nell'efficienza energetica, meno 20% delle emissioni di gas serra e più 20% della quota di energie rinnovabili entro il 2020. E’goffo e irresponsabile l'ecoscetticismo di chi fa affari con metodologie industriali energivore ed inquinanti. Nel 2009 gli investimenti in energia pulita hanno superato, per la prima volta, quelli nelle fonti tradizionali. La scelta politica di favorire lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili ha consentito lo sviluppo delle loro potenzialità. La Germania con la fuoriuscita programmata dal nucleare ha acquisito un vantaggio competitivo di know-how tanto tecnologico quanto nell'organizzazione architettonica e urbana degli edifici, così negli Stati Uniti, con gli investimenti dell'amministrazione Obama e così stava accadendo in Italia, grazie agli incentivi erogati dal Conto Energia. Di fronte alla catastrofe nucleare giapponese, che sta già interessando l'atmosfera con le emissioni radioattive, il Governo ha messo in atto minimizzazioni, riflessioni con pause e proroghe dei termini, con l'evidente atteggiamento di chi vuole fare passare il peggio per poi riprendere come se nulla fosse accaduto. Magari con la mancanza del quorum al referendum di metà giugno. Ha approvato un Decreto pasticcio, che conferma il disimpegno sul fotovoltaico e lo smantellamento delle condizioni di relazione tra politica pubblica, banche, produttori ed installatori di pannelli, ricerca, utenti/produttori finali di energia pulita, che stavano dando corpo ad un mercato di qualità e di intensità occupazionale. Con eccesso di zelo o di sfrontatezza questo atteggiamento viene esercitato anche nella comunicazione istituzionale e dove non coincide con la legislazione vigente basta trascurarla o raccontarla altrimenti. Dalla Home Page del sito del Ministero della Salute non è stato possibile raggiungere alcune pagine del Decreto del marzo 2010 relativo al piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche e prevede delle misure d'urgenza in caso di rischio nucleare. Le pagine contenevano le indicazioni per la distribuzione territoriale della dose equivalente alla tiroide di iodio stabile (ioduro di potassio) perché venga somministrato prima dell’esposizione al rilascio radioattivo laddove si verificasse l’arrivo della nube radioattiva.
Le fonti rinnovabili non sono più un elemento accessorio nella politica energetica del nostro Paese, per questo necessitano di superare l'episodicità, l’inconcludenza ed il boicottaggio dell'intervento pubblico, sia sul piano normativo, che nell'edilizia pubblica (e privata), che sul piano delle incentivazioni. Più che la verniciata di verde ai manufatti ed ai servizi tradizionali, la GREEN ECONOMY dovrebbe costituire un nuovo approccio alla analisi econometrica della produzione, capace di mettere in relazione la dimensione economica e quella sociale con condizioni di sostenibilità e di qualità dentro ai cicli dell'aria, dell’acqua, dell'energia e del diritto delle attuali e delle future generazioni di avere un ambiente salubre e vivibile, vista la disponibilità di risorse limitate e non rinnovabili. Significa tenere conto dei consumi di energia per i prodotti e i servizi, della natura dell'energia utilizzata, quindi rinnovabile o no. Occorre una politica pubblica organica che armonizzi e renda coerenti gli interventi delle istituzioni pubbliche locali e centrali. La Corte Costituzionale ha chiesto di colmare un vuoto normativo per utilizzare le enormi potenzialità espositive dell’Italia. Il coordinamento di analisi e valutazione degli edifici nei condomini, per l'efficienza e l'efficacia energetica, dell'offerta tecnologica e delle diverse soluzioni finanziarie, incentivi compresi, risulterebbe positivo per la bilancia energetica, per i bilanci familiari e per l'ambiente. La qualità delle relazioni sociali tra i condomini e tra i cittadini e la pubblica amministrazione ne risulterebbe migliorata e con essa il senso civico, premessa per buone politiche e buoni politici. Ecco perché la Germania fa 10 volte più fotovoltaico di noi che siamo il “Paese del Sole”. Invece ci troviamo di fronte ad un paradosso, ad un incubo e non siamo su “Scherzi a parte”:
è stato sospeso il nucleare, è stato azzoppato il fotovoltaico, non è stato presentato alcun Piano Energetico Nazionale, siamo nel pieno di una guerra in Libia per salvare il salvabile dei contratti ENI dalla competizione francese, inglese e statunitense. Siamo l’unico paese del G8 ad encefalogramma piatto nella politica energetica. Per questo tutti gli interessi in campo nella filiera/sistema delle rinnovabili devono agire come un blocco sociale dell’innovazione, coniugando pratiche imprenditoriali e sociali con l’azione verso la politica pubblica, per pretendere che sia tale.

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