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lunedì 12 dicembre 2011

Clima: Durban e Milano

Ancora una volta è toccato alla pioggia il compito di ridurre l’inquinamento dell’aria di Milano a fronte delle iniziative contraddittorie dell’amministrazione comunale della città e di quelle dell’area metropolitana che esprimono un drammatico senso di improvvisazione delle politiche di limitazione delle emissioni e del traffico privato. Invece i paesi del mondo riuniti a Durban alla Conferenza per il Clima delle Nazioni Unite sono stati capaci di trovare un accordo per definire entro il 2015 un forte taglio al sistema energetico basato sui combustibili fossili. Accordo che entrerà in vigore entro il 2020. C’è chi dice “troppo poco, troppo tardi” ma questi sono i rappresentanti della specie umana che possono cambiare le politiche pubbliche in modo responsabile. E’ di particolare significato che l’accordo sia stato condiviso da tutti, Cina e Stati Uniti compresi. Gli States, in particolare, erano condizionati dalle corporations in vista della campagna elettorale, un unilateralismo sul Clima insostenibile e inaccettabile. Il ministro Clini ha contrastato chi cercava di usare la congiuntura negativa per impedire ogni azione regolatrice. L’Italia ha proposto il cambio del modello energetico come motore economico per uscire dalla crisi. La Cina lo ha capito bene, tant’è che sta diventando il paese leader nel fotovoltaico: siamo oltre l’uso dei marchi contraffatti o il costo del lavoro basso e i lavoratori senza diritti. Ricerca scientifica e know-how tecnologico diventano asset della competizione internazionale non solo per i pannelli fotovoltaici. La Cina ha investito 250 miliardi in 5 anni per la riduzione delle emissioni di CO2. La Green Power è una via di competizione per il primato all'America di Obama.L'Italia vive una congiuntura tale per cui sarà difficile aumentare in modo significativo gli investimenti scientifici e tecnologici per le rinnovabili, ma può fare tesoro della sua natura urbanistica e amministrativa per praticare un modello energetico sostenibile grazie ad un urbanesimo ritrovato. Carlo Cattaneo, a metà ‘800, identificò nelle città, nei liberi municipi, il “principio ideale delle istorie italiane”. Diceva Cattaneo: “Le nostre città sono il centro antico di tutte le comunicazioni di una larga e popolosa provincia, vi fanno capo tutte le strade, tutti i mercati del contado, sono il cuore nel sistema delle vene, sono termini cui si dirigono i consumi, e da cui si diramano le industrie e i capitali, sono un punto di intersezione o piuttosto un centro di gravità”. Oggi, in luogo del continuum urbanizzato della “città infinita” le città possono ritrovare sé stesse con le loro comunità di cittadini condividendo buone pratiche e sinergie efficaci in una rete locale e globale a maglie estendibili. Cosa è del resto la “Grande Milano” se non questa capacità di azione condivisa a fronte della singola incosistenza? Di questo avevo parlato con il ministro Clini al Covegno del 2 dicembre allo IULM “L’Informazione, l’Universo. La Vita” e Clini si è impegnato a riunire a Milano le regioni, le provincie e i capoluoghi del Nord, per definire iniziative coordinate. Già il 10 dicembre a Firenze, al ritorno da Durban, ai 400 sindaci provenienti da 36 Paesi che si incontravano per l’United Cities and Local Governments, Clini ha detto che “ Non sono i target globali che salveranno il pianeta, ma le misure concrete prese dalle comunità locali.” Per questo occorre “sviluppare un rapporto proficuo fra i governi centrali e le città, per riuscire a trasformare il sistema energetico mondiale.”
L'obbiettivo è arrivare ad un piano regolatore dell'energia entro il 2015 che riduce del 30% le emissioni di CO2 in 10.000 città nel mondo. E' una prospettiva politica ed economica concreta, basata sulla riduzione delle emissioni, sulla 'ottimizzazione dei consumi e su un modello sociale basato sulle relazioni e gli scambi fra ogni cittadino e ogni condominio: una GRID energetica fondata sulla responsabilità condivisa. Questa rete tra cittadini e amministrazioni può ottimizzare le scarse risorse per la ricerca in relazione con le imprese, le università e il sistema del credito.
Al di là dell'equità dei provvedimenti del Governo nel trattamento dei cittadini, delle banche e delle assicurazioni, ciò che deve essere chiaro a tutti che la recessione è una condizione strutturale per un modello basato sulla crescita quantitativa illimitata e per il consumo di 3/4 delle risorse naturali da parte di 1/3 dei paesi del mondo. Ora che gli altri 2/3 vogliono lo stesso tipo di sviluppo la coperta è diventata corta. O si cambia direzione o i problemi, con tutta evidenza, non sono "solo" quelli ambientali. Ci vogliono più sobrietà, più sostenibilità, più diritti e più giustizia sociale.
Ora, dopo Durban, c'e la tabella di marcia per il piano globale condiviso per il clima, ora bisogna agire a livello locale e globale per mettere numeri e cifre giuste nel piano. Il 2015 e' a un passo ma dobbiamo fare presto, siamo in ritardo sul conto ambientale che presentano i tempi biologici.

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