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mercoledì 5 febbraio 2014

la dignità e la verità

Gentile direttore Ezio Mauro,

Piero Colaprico, a partire dalla prima pagina nazionale e poi per l'intera pagina 7 di Repubblica di martedì 4 febbraio, ha dato un quadro trentennale della fenomenologia della mazzetta in Italia. Una buona rinfrescata della memoria, si spera condivisa, in occasione della relazione sulla corruzione della Commissione Europea, che ci vede detenere il primato del 50% dell'ammontare della corruzione di tutto il continente. Colaprico riporta la battuta a commento del procuratore aggiunto Francesco Greco, uno dei protagonisti di Mani Pulite “Questa volta non si potrà dire che sono i pubblici ministeri di Milano a esagerare”. Colaprico parte proprio dall'inchiesta del 1992 e dal sistema organizzato dei pagamenti di tangenti ai due terminali, quello democristiano e quello socialista.
Egli spiega come tutto filava liscio “Chi ritirava la valigetta dei soldi, divideva tra tutti i partiti, compresi i verdi e i repubblicani.”. Deve essermi sfuggito qualcosa o forse come Truman vivevo in una realtà parallela e fantastica. Nel '92 ero tra i fondatori dei verdi, capogruppo e poi, dopo Mani Pulite, assessore in regione Lombardia nella giunta rosa-verde di Fiorella Ghilardotti, con il telefono riservato per minacce alla famiglia visto l'abbattimento dell'abusivismo immobiliare, da dirigente avevo scelto di fare cadere la giunta rosso-verde di Paolo Pillitteri, per dignità non più sostenibile. Non sono nei verdi dal 2006, ma tuttora vengo identificato con l'esperienza politica che ho contribuito a creare. Perché per Colaprico così facevano tutti e noi come gli altri? A quali riferimenti informativi ha attinto nel suo lavoro giornalistico visto che ci vantavamo di essere una forza politica che non aveva avuto né un inquisito né un arrestato per Tangentopoli? Greco e i suoi colleghi erano distratti? Non ho mai svenduto la mia dignità ed anche oggi questa è la ragione del mio impegno ecologista. Non eravamo tutti uguali, non siamo tutti uguali, ciò, in periodo anti-casta, vale anche per Colaprico. Se il suo giornalista nel corso delle sue inchieste è venuto a conoscenza di fatti e di nomi li faccia alla magistratura e ne dia conto sul giornale, altrimenti non mischi i corrotti con coloro che contro la corruzione si sono battuti e rettifichi.


Fiorello Cortiana

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