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mercoledì 3 febbraio 2010

Caccia: un mortificante ritorno al passato

L’approvazione della legge Comunitaria interessa le assemblee parlamentari a ridosso delle elezioni regionali, cosa che non favorisce un confronto sereno e dispone molti parlamentari ad avere una sensibilità particolare per la lobby venatoria, determinata a pesare in questi frangenti. Così dopo il voto al Senato si sono alzate polemiche e preoccupazioni. Quale è la situazione attuale, quali sono gli attori umani e non in campo? I dati evidenziano una costante riduzione: dal 1988 al 2007 i cacciatori italiani sono passati da 1.500.986 a 751.876, un dimezzamento accompagnato dall’innalzamento dell’età media ma non da una proporzionale diminuzione della pressione venatoria. La densità venatoria (il numero di cacciatori ogni 1.000 ettari di territorio) negli anni 2000-2007 ha un valore costante di 40-42, era di 57,25 nel 1988. Questo perché la pressione sugli animali è aumentata a causa della costante erosione di territorio causata dalle attività di urbanizzazione. Aumenta anche la pressione sulla vigilanza venatoria: se nel 2000 i due agenti di pattuglia controllavano 492 cacciatori, nel 2007 dovevano controllarne 520. Aumentano anche le specie a rischio, tra le quali mammiferi ed uccelli, secondo il rapporto IUCN- Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, un'organizzazione che ha lo status di Osservatore all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Infine nel 2008 e fino al settembre 2009 si sono verificati 9.778 incendi boschivi che hanno percorso 43.235 ettari boscati. Muoiono in media 400 animali selvatici tra uccelli, rettili e mammiferi, per ogni ettaro di bosco a macchia mediterranea che brucia, perciò sono milioni gli animali in meno. Questo è lo scenario nel quale si svolge l’attività venatoria in Italia. La Commissione europea ha avviato un procedimento di infrazione contro la Spagna, l'Italia e l'Austria in materia di caccia per la normativa non conforme alla direttiva europea sugli uccelli selvatici e perché non prevedono controlli sufficienti e pertanto non tutelano nella giusta misura le specie di uccelli interessate. L’Unione Europea disciplina la caccia con la direttiva del 1979 sugli uccelli selvatici che prevede misure di protezione, di gestione e di regolazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico. La direttiva consente la caccia di alcune specie, se praticata al di fuori dei periodi di riproduzione e di migrazione. Gli Stati membri fissano il calendario venatorio, sulla base delle conoscenze scientifiche relative ai periodi di riproduzione e di migrazione delle diverse specie cacciabili, le deroghe sono accordate soltanto se rispettano condizioni rigorose. Un accordo storico in materia di caccia sostenibile è stato firmato a livello dell'UE nel 2004 tra le associazioni di caccia e le organizzazioni per la conservazione degli uccelli. Qualora lo Stato membro non si conformi al parere motivato della Commissione, la Commissione Europea può decidere di adire la Corte di giustizia delle Comunità europee. L’Italia si trova sotto procedura di infrazione ,se la Corte di giustizia accerta che il trattato è stato violato, lo Stato membro inadempiente è tenuto ad adottare i provvedimenti necessari per conformarsi al diritto comunitario. Il 13 giugno con un impegno storico, l’Italia ha aderito formalmente oggi all’iniziativa Countdown 2010 (“Conto alla rovescia 2010”). Lo scopo del Countdown 2010 è che tutti i governi Europei, ad ogni livello, prendano le misure necessarie per fermare la perdita di biodiversità entro il 2010. A questo fine, l'iniziativa riunisce governi, ONG e il settore privato. A dispetto di questo quadro il Senato, con il parere negativo del Ministero dell’Ambiente e dell’Istituto Superiore Per la Ricerca e la Protezione Ambientale ha approvato una proposta che, se confermata alla Camera, renderebbe più flessibili i periodi nei quali è permessa la caccia per alcuni tipi di uccelli migratori, delegando alle regioni la definizione delle date di apertura e chiusura della stagione. Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo si è unita all'allarme degli ambientalisti, affermando che l'emendamento approvato in aula al Senato era “diverso da quello precedentemente concordato col governo” per questo “la norma va corretta alla Camera”. Anche il Ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi responsabile del provvedimento è stato chiaro ''Naturalmente il testo dovrà essere ulteriormente migliorato nel passaggio alla Camera per fugare le preoccupazioni di chi teme che alcune Regioni possano ampliare arbitrariamente il periodo in cui la caccia ai volatili e' consentita. Il governo, in questo senso, e' aperto al confronto e ascolterà con attenzione le istanze che verranno sollevate dall'aula, dalle associazioni ambientaliste e venatorie e dai ministri competenti a cui spetta, lo voglio ricordare, la competenza sulla materia''. Barbara Helfferich portavoce del commissario europeo all'Ambiente, Stravos Dimas, ha ricordato che “Tutte le leggi nazionali devono rispettare e adeguarsi alla legislazione europea per quanto riguarda le limitazioni temporali, se ci sarà una nuova legge in Italia, essa verrà analizzata attentamente per verificare che rispetti la normativa Ue”. Dimas aveva già stigmatizzato l’uso delle deroghe per autorizzare la caccia ordinaria. Così mentre in Europa si riducono tempistiche e specie cacciabili e parallelamente si incrementano le zone protette, in Italia le associazioni ambientaliste e trasversalmente molti parlamentari sostengono che proposta di legge approvata al senato comporta un aumento di specie cacciabili, il prolungamento dei tempi di caccia, la depenalizzazione dei reati venatori, la mortificazione della ricerca scientifica, il nomadismo venatorio. Queste preoccupazioni si aggiungono a pratiche illegali diffuse. Gli archetti sono trappole per la cattura dei piccoli uccelli da richiamo per il mercato illegale. I ripopolamenti per la caccia alterano l’equilibrio naturale del numero degli animali, così l'agricoltura vede nei cacciatori la risposta ai danni creati da animali che passano goffamente dalla batteria ai campi. La goffaggine rende questi animali facili prede così ci sono cacciatori che usano bocconi avvelenati così muoiono, tassi, donnole, faine, specie rare, come lupi, orsi, aquile, falchi, gufi, civette, corvi imperiali, faine, martore, aironi, cormorani e cani e gatti. I pallini di piombo nel terreno, negli stagni, acquitrini, nelle zone umide provocano negli animali il Saturnismo, una intossicazione che causa danni anche a chi si ciba di questi animali. L'Italia, per collocazione e conformazione geografica ha una ricchezza di ambienti e climi che ne fa la nazione europea più ricca di specie: oltre 57 mila specie animali (circa un terzo del patrimonio faunistico europeo) dei quali 1.176 specie di vertebrati, e 9 mila specie di piante, muschi e licheni (quasi il 50% della flora europea).Tanta bellezza, tanta ricchezza richiedono una responsabilità adeguata. L’uccisione di animali per sport rimanda ad una dimensione etica individuale, ma l’equilibrio ambientale e la sostenibilità delle azioni umane rimandano ad un’etica della responsabilità verso il vivente collettiva, come si è affermato anche alla Conferenza di Copenhagen. La legge 157del 1992, che responsabilizzava il cacciatore ad un legame con il territorio, mise in luce un alto grado di saggezza del mondo venatorio che appoggiò il Parlamento dopo che il referendum contro la caccia promosso dagli ecologisti non raggiunse il quorum. La proposta oggi in questione non è solo un ritorno agli scontri di un passato remoto ma anche un indicatore della dissoluzione di un patto sociale condiviso prodotto e promosso dalla politica pubblica.

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