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mercoledì 24 aprile 2013

I PARTITI. COSA DOPO BARCA, RENZI E M5S?


da Arcipelago Milano

I PARTITI. COSA DOPO BARCA, RENZI E M5S?

La questione della forma e della natura dei partiti odierni sta emergendo come un prepotente fattore di conservazione. Un insieme di destini personali abituati a trarre reddito e potere dalla funzione decisionale sulla vita delle istituzioni e sulle loro scelte spesso occupano direttamente articolazioni pubbliche, quali società / enti / consorzi ecc., esterne alle assemblee elettive. Questo blocco sociale autoreferenziale e sostanzialmente parassitario produce l’omeostasi del nostro sistema pubblico, rispondendo attraverso simulazioni alle domande/necessità di cambiamento espresse per via referendaria o elettorale. Una necessità posta anche da coloro che hanno votato M5S cui non deve fare velo la modalità Broadcasting Grillo/Casaleggio e le contraddizioni parlamentari conseguenti.
Barca pone la questione del partito come insieme cognitivo, capace di riflessione e visione. Cìò implica una proposta e una pratica, non rinviabili, sulla forma partito, cioè sulle modalità della partecipazione collettiva alla politica pubblica. Una forma di partecipazione allo Spazio Pubblico che vive una straordinaria estensione e intensità interattiva con/nella rete digitale, un ecositema cognitivo. Credo che occorra sottrarsi al dualismo proposto: Barca/apparato PD – Renzi/innovatore, con il M5S e coloro che li hanno votati come segno transitorio che succede ai Radicali – Verdi – Alleanza Democratica- Rete. Barca, Renzi e tutti e due segnano la necessità di un profondo cambiamento di metodo e di merito.
I tempi storici conoscono processi lunghi, i nodi emersi negli anni ’60 ed esplosi nel ’68 sono oggi pienamente dispiegati dentro il mercato globale e nei problemi ambientali del pianeta che lo ospita. Liberi dalle narrazioni ideologiche dello scorso secolo e dalle cattedrali delle grandi concentrazioni operaie e impiegatizie nelle quali prendevano corpo in tempi e spazi comuni, compresi quelli televisivi, oggi possiamo vedere l’articolazione e la fluidità sociale dell’economa della conoscenza.
Una classe dirigente agisce nel contesto relazionale che forma il senso comune dell’agire collettivo nella nostra società rifuggendo dalla presunzione autoreferenziale che riconduce tutto dentro alle pratiche, alle procedure e ai luoghi omeostaticamente presidiati ed esclusivi. Ci sono una infinità di comitati a tema, associazioni, centri culturali, gruppi di discussione che sono mossi non da logiche compensative ma da una volontà di partecipazione attiva. C’è Internet che ha esteso lo Spazio Pubblico in modalità interattive collettive.
Una funzione dirigente, una classe dirigente è quella che connette, mette in rete e condivide esperienze, bisogni, desideri, all’insegna dell’interesse generale di queste e delle future generazioni con un’etica della responsabilità. Una classe dirigente è quella che propone modalità inclusive, aperte, di partecipazione informata alla politica pubblica, alle riflessioni e alla definizione delle proposte. Sono la qualità del metodo che pratica e la qualità dello sguardo strategico che propone a definirne l’autorevolezza. Nuove forme e nuovi contenuti per la partecipazione politica. Non fermiamoci.
Il senso del Patto Civico proposto da Ambrosoli è questo e credo sia anche il senso dei meet up del M5S, delle aspettative che ha alimentato la candidatura di Renzi e delle suggestioni che inducono le riflessioni di Barca. Non fermiamoci.

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