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mercoledì 24 aprile 2013

Il gioco dell'oca



IL GIOCO DELL’OCA

Tornate alla casella di partenza. La tentazione di leggere le recenti tormentate vicende politiche come quel passaggio del gioco dell’oca che ci riporta al punto di partenza, vanificando tutto il percorso fatto in precedenza è alto. Ma certamente sbagliato. Una vicenda di questo tipo lascia segni profondi, alcuni percepibili immediatamente, altri che verranno svelati e capiti con il tempo. Ad esempio lo svelamento della profonda stupidità  politica del gruppo dirigente del PD, (che è riuscito a far apparire come una congrega di gentiluomini  e di statisti il caimano e la sua squadra) della sua lacerazione interna, della sua inaffidabilità, è un fatto che lascia segni profondi sia nell’ambito del PD che dei cittadini preoccupati del funzionamento della democrazia. Né può lasciare indifferenti il fatto che il Movimento Cinque Stelle sia quello che si è mosso con maggiore chiarezza e coerenza, sostenendo un candidato ottimale e con un notevole livello di responsabilità. Ma è stato sconfitto e, quindi ,anche lui dovrà apportare cambiamenti al suo modo di essere. Dovremo capire qual è il significato per il Paese dell’incapacità di identificare e nominare un presidente della Repubblica nuovo; qual è il significato di questa repubblica ormai quasi presidenziale; qual è la ragione della paura congenita e diffusa  di fronte ad ogni innovazione vera; perché dopo la caduta di Marini, il PD non ha votato Rodotà con il vantaggio di portare al vertice una persona certamente adatta ma anche di coinvolgere nel sistema e responsabilizzare il nuovo rappresentato dal Movimento Cinque Stelle; perché i sindacati sono così irrilevanti nei passaggi decisivi del Paese.
Al punto in cui eravamo giunti, cioè alla vigilia di un nuovo 8 settembre, la nomina di Napolitano era obbligata. Ma, pur tirando un sospiro di sollievo, non possiamo nasconderci che si tratta di un esito negativo, che prelude ad altri sviluppi negativi. C’è un antico detto, se ricordo bene tedesco, che dice: quando soffia il vento c’è chi tira su dei muri e chi costruisce dei mulini a vento. Il vento soffia e continuerà a soffiare. Anzi soffierà con sempre maggiore forza. Il fatto che l’unica cosa che siamo riusciti a fare, sia di tirare su dei muri, non è buona cosa. E se il più solerte a tirare su dei muri difensivi ed a bloccare chi tentava di costruire dei mulini a vento, è stato il PD, il principale partito che si autodefinisce, forse ironicamente, di sinistra, chi costruirà i mulini a vento? Ormai è chiaro che l’iniziativa per questo non potrà venire dalle forze politiche che hanno vinto questo mano, ma da forze politiche nuove e profondamente rinnovate, insieme a quelle componenti della società, forse, anzi certamente, minoritarie, ma non irrilevanti che si rendono conto della necessità di costruire i mulini a vento, per tentare di utilizzare il soffio, sempre più minaccioso, del vento. Nel 2003, quando la Germania veniva definita il malato d’Europa, il cancelliere Schroeder disse: “o ci modernizziamo o verremo modernizzati”. E, seguito da buona parte ma certamente non da tutto il Paese ed in primo luogo da molti leader imprenditoriali e sindacali, realizzò quelle riforme modernizzatrici che gli costarono il posto ma lanciarono la Germania ai vertici europei.
La relazione del Gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europeo, istituito il 30 marzo 2013 dal Presidente della Repubblica è un discreto e non del tutto inutile lavoro compilatorio di buona parte dei problemi che il Paese deve affrontare. Se fosse una tesi di laurea meriterebbe 110 ma non la lode, per mancanza di sprazzi  creativi e innovativi e per mancanza di chiare relazioni tra gli obiettivi ed i mezzi per realizzarli. Ma vi sono, soprattutto nell’Introduzione, dei passaggi importanti. Quello più significativo mi pare il seguente:
Se si rompe la coesione della società è in pericolo la democrazia, ogni azione pubblica è paralizzata. Il rapporto tra classe politica, pubblica amministrazione e cittadino è cruciale. Rappresentanti dei cittadini percepiti come chiusi alle istanze di cambiamento, un fisco che finisce per esse vessatorio nei confronti del contribuente onesto, uffici pubblici inefficienti e sordi alle legittime richieste della popolazione alimentato sfiducia e conflittualità tra le parti sociali, ostacolano le scelte necessarie per riformare l’economia e migliorare il funzionamento della società. Per questo tutte le componenti dell’economia e della società italiana sono chiamate a trovare soluzioni innovative e a condividerle, così da mobilitare, comunicando fiducia nel futuro, le tante risorse umane di alta qualità disponibili nel Paese e di attrarre persone di valore che operano all’estero”.
E’ importante qui la sottolineatura che il ricupero del paese e la sopravvivenza della democrazia richiede una mobilitazione di tutte le componenti dell’economia o della società italiana. Non possiamo attribuire solo alle forze politiche tutte le colpe e tutta la responsabilità., Farò telegraficamente due esempi, con l’augurio che questo approccio venga approfondito.
E’ chiaro che dobbiamo fare un salto di qualità fondamentale nei rapporti di lavoro, un vero e proprio salto di civiltà. Dopo la tragica esperienza Monti – Fornero, dovrebbe essere altrettanto chiaro che non possiamo attenderci alcunché di buono dal governo e dal parlamento. Devono essere gli imprenditori ed i sindacati a dar vita ad un’organizzazione del lavoro ed a regole di lavoro, più produttivi, più competitivi, più equi, più civili. Per quanto è necessario il legislatore seguirà. Ma per fare questo devono entrambi cambiare molte idee arcaiche delle quali sono portatori e cercare di diventare contemporanei.
Il secondo tema è quello della burocrazia, che è, nel suo insieme e nella mentalità che le domina, “la più evidente anomalia dell’Italia anche rispetto a Paesi dalla cultura giuridica simile, come la Francia e la Germania” (Intervista di Salvatore Rossi, economista vicedirettore generale della Banca d’Italia e uno dei saggi del Gruppo di lavoro del Presidente della Repubblica). La Relazione del Gruppo di lavoro riconosce il problema e suggerisce dei rimedi tecnici. Ma nessun rimedio tecnico potrà mai funzionare se nel Paese non si mette in moto un movimento politico-culturale, che forzi la burocrazia ad evolvere, anche nel suo interesse, come quello che, nelle città statunitensi si mise in moto negli anni ’70 con il titolo: “Reinventing Government”. Il fallimento sistematico delle tante riforme delle PA tentate da tanti governi è dovuto al fatto che non sono mai diventate movimenti culturali e politici, sostenuti da tutti i cittadini che sotto la burocrazia soffocano e vengono umiliati. Anzi con il governo Monti abbiamo visto i vertici della burocrazia al governo, e ne abbiamo sofferto i relativi disastri. Anche qui se non si mettono in moto i cittadini, organizzati da nuove forze e  persone politiche, continueremo ad affondare, ed a sperare non in una lunga ma in una lunghissima  se non eterna vita del Presidente Napolitano.

Marco Vitale
Brescia, 21 aprile 2013
Scritto per il Fatto Quotidiano 

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