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venerdì 4 aprile 2014

Innovazione, lo strano produttore che avanza

Europa Quotidiano del 5 aprile

Fiorello Cortiana*

Innovazione, lo strano produttore che avanza

Con i Fablab i lavoratori condividono la propria professionalità e la sapienza ad essa legata in un sistema connettivo

Alla faccia dei forconi, dei tank padani e dell’antieuropeismo di sfogo e di speculazione elettorale, un parlamento non composto da eletti dal Porcellum spiazza tutti gli scettici. Il parlamento europeo ha appena votato la proposta di legislazione comunitaria sulle comunicazioni elettroniche (il pacchetto sul Mercato unico digitale) e i deputati europei hanno votato gli emendamenti per difendere la neutralità della rete.
Una espressione di autonomia dalle Telecom da noi sconosciuta come si è visto con il provvedimento che assegna all’Agcom poteri inquirenti e giudicanti sui contenuti che viaggiano in rete, gratuiti o meno che siano. Come nelle due espressioni contrarie alla brevettabilità del software, il parlamento europeo dimostra una consapevolezza profonda delle condizioni da garantire affinché un’economia e una società della conoscenza possano affermarsi in tutte le loro potenzialità.
Tutto ciò non ha a che fare solo con lo scambio o la contraffazione di contenuti multimediali, dalla musica ai filmati, dalle fotografie ai libri. Oggi è in atto un processo vorticoso che molti non vedono o giudicano una nicchia per appassionati. Fuori da ogni virtualità prendono corpo dei luoghi dove saperi e sapienze di tipo tecnico entrano in relazione con le tecnologie digitali. Parliamo di laboratori, di botteghe dove AutoCad per la programmazione tridimensionale dialogano con stampanti tridimensionali, frese a controllo numerico, taglieri laser, per fare, letteralmente fare, non solo dei prototipi ma serie di prodotti di altissima qualità, adattabili alle specifiche necessità o ai desideri, a costi molto inferiori con i prodotti equivalenti standardizzati industriali.
Si dice customizzazione della produzione, potremmo parlare di una sartorialità tecnologica. Internet, con la sua interattività e il superamento della condizione di scarsità nello scambio di contenuti, ha generato una condizione di disintermediazione per lo scambio di informazioni e la condivisione di conoscenza facendoci apprezzare il lavoro e l’azione connettiva in rete. Con i Fablab l’economia della conoscenza entra in una relazione diretta con la materialità degli oggetti e con i materiali che servono a produrli. Una modalità di risignificazione dell’homo faber segnata da una consapevolezza ed una potenzialità realizzative fino ad ora sconosciute per l’intensità e la diffusione che conoscono e ancor più conosceranno.
Siamo nei Fablab, un’esperienza partita dal Mit di Boston, avanguardia delle potenzialità dell’innovazione tecnologica, e che si sta espandendo a macchia d’olio. Un contributo decisivo alle potenzialità del passaggio del bricolage “fai da te” al connettivo “fai con noi” viene da Ivrea, ancora una volta.
Il progetto Arduino ha sviluppato in una logica aperta di condivisione un micro controllore, in un ambiente di sviluppo integrato di programmazione, per creare dispositivi di rilevazione e controllo di circuiti. Tutto il software è libero, così è per gli schemi dei circuitali distribuiti come hardware libero. Così grazie ai Fablab e ad Arduino si possono ad esempio fare sistemi di irrigazione dal manufatto idraulico alla rilevazione metereologica, sia diretta, sia comparandola con le previsioni del sito dell’Aeronautica. Così vale per il controllo degli elettrodomestici da propri telefoni ecc.
I Fab Lab sono spazi attrezzati dove i lavoratori tradizionali, che la robotizzazione delle catene di montaggio aveva espulso dai processi produttivi, possono condividere la propria professionalità e la sapienza ad essa legata in un sistema connettivo con altissima capacità progettuale. L’estensione della dimensione digitale alla produzione e alla relazione con gli oggetti, circuiti ed elementi naturali si accompagna all’inclusione del saper fare tradizionale dentro un processo che fa della condivisione della conoscenza della collaborazione connettiva la condizione fondante.
Gli attori protagonisti di questi luoghi e di questi modi sono i makers. Questa combinazione ha una portata di natura rivoluzionaria per la consapevolezza culturale e sociale che può generare. Sono già oltre la cinquantina, lungo tutta la penisola, questi spazi dove l’ecosistema cognitivo della rete internet entra in relazione diretta con il sistema fisico e la sfera biologica del vivente, dalla domotica ai sistemi di irrigazione. La combinazione con stampanti 3D e AutoCad permette infatti sviluppi inediti della prototipizzazione verso una produzione diffusa e differenziata.
Tutto ciò non supplisce la mancanza di una politica industriale per il digitale, vedi la crisi Italtel, Micron la possibile fuga a Lugano di ST-Microelectronics, come gli orti urbani non costituiscono una alternativa all’industria Ogm nella filiera agroalimentare. Certamente ciò produce un retroterra diffuso e denso di competenze che hanno a che fare con la grande dimensione dell’economia e della vita quotidiana, dagli oggetti di design e arredo alla domotica ad esempio. Così come un buon settore giovanile e semiprofessionistico costituisce il retroterra di qualità per buoni attori nel professionismo sportivo, anche qui si sviluppano professionalità, idee e soluzioni, per le imprese che, a loro volta, connettendosi in Reti di impresa possono essere competitive anche con le grandi.
Una politica pubblica non lunare si deve occupare della garanzie fondamentali per le esperienze di responsabilità connettiva e di condivisione, per passare dallo spread della virtualità finanziaria alla viralità della rete e della sua condivisione cognitiva e produttiva.
Occorre che la consapevolezza dei parlamentari europei a garantire le condizioni per la società della conoscenza arrivi anche qui. Con attenzione alle partite Iva, con luoghi attrezzati, più che fondi a pioggia una facilitazione ad incontrare il credito finanziario e l’accompagnamento a diventare impresa, con piattaforme informative per la condivisione di buone pratiche e di procedure per realizzarle. Con una innovazione formativa in luogo di assurdi quiz selettivi che dissipano le potenzialità psico attitudinali dei giovani invece di valorizzarle. Parlare di nuovo Rinascimento potrebbe allora non essere retorico.
*Green Italia
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