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giovedì 6 marzo 2014

Bigpharma e libertà di cura



COMUNICATO STAMPA di Green Italia 
 


Accesso alle cure e libertà di scelta terapeutica vengono prima degli interessi commerciali delle case farmaceutiche.
 

La gravissima vicenda che ha coinvolto due multinazionali del farmaco come Roche e Novartis, multate dall’antitrust per un accordo che imponeva l’uso di un farmaco costosissimo, non ha provocato solo un danno economico al Servizio sanitario nazionale, ma va a intaccare un diritto fondamentale dei cittadini. Secondo il presidente della Società Italiano di Oftalmologia “ben 100mila pazienti in quest'ultimo anno non hanno avuto accesso alle cure” a causa di questo sciagurato accordo, che ha portato anche all’apertura di un’indagine della magistratura per truffa e aggiotaggio.

Tutto questo avviene in contemporanea all’attacco sferrato contro l’omeopatia e le medicine complementari attraverso una ricezione incompleta e tendenziosa delle direttive europee sul farmaco, che non solo esclude da qualsiasi rimborso la medicina complementare (a differenza di quanto avviene in Francia e Germania), ma addirittura minaccia il ritiro dal commercio di farmaci omeopatici utilizzati da anni da milioni di pazienti in tutto il mondo.

L’accesso alle cure e la libertà di scelta terapeutica devono essere i due criteri guida fondamentali nella tutela del diritto alla salute, sancito dalla nostra Costituzione, al di là di qualsiasi condizionamento commerciale.

1 commento:

  1. Ho letto proprio 5 minuti or sono un intervista alla presidentessa della Società italiana di omeopatia e medicina integrata (Siomi) Simonetta Bernardini.
    In tale intervista la dottoressa si lamentava dei costi di registrazione dei farmaci omeopatici.
    Le più recenti disposizioni, infatti, hanno fatto lievitare i costi, pur continuando a rimanere inferiori a quelli dei farmaci etici.
    Voglio ricordare questo dettaglio, perché vi è molta gente che si stupisce che Roche non abbia registrato il suo Avastin per uso oftalmologico.
    Il fatto è che i costi di registrazione sono elevati e, per un farmaco che costa relativamente poco perché genericato come Avastin, non vi sono speranze di rientrare nell'investimento sostenuto per la registrazione.

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